(Gare) Gas Wars: Episodio 3 La Vendetta dei TEE

Oggi un post veloce-veloce per celebrare degnamente la pubblicazione in gazzetta ufficiale del DM 20 maggio 2015 n. 106 che aggiunge un ulteriore tassello (certamente non l’ultimo) ad uno degli argomenti più caldi di questa torrida estate italiana!

Dove eravamo rimasti? Ah, già…. gli atleti sono ai blocchi di partenza….tutto lo stadio trattiene il fiato….lo starter sta per tirare il grilletto…BANG!!!!

Ma nessuno parte.

Gli spettatori si guardano intorno stupiti, così come i giudici. Ci si accorge che c’è qualcosa che non quadra in tutto ciò….qualcosa di sbagliato….ma cosa? Non riescono a capirlo, ma sanno che è così.

Aiutiamoli a vederci chiaro.

Innanzitutto, ancora nessuno degli atleti ha (ancora) ben chiaro quali sono le regole del gioco. E trovarsi alla momento culminante della propria carriera sportiva, proprio lì dove da bambino sognavi di essere, a fare ciò per cui ti sei preparato per anni e anni e non sapere se dovrai disputare i 100 metri piani o i 10.000 siepi è un problema di non secondaria importanza!

Ad esempio, uno dei  tanti dettagli (dove, come tutti sanno, al diavolo piace nascondersi) ancora da chiarire completamente (anche se – ahimè -si tratta più che semplici sospetti) potrebbe essere quello relativo agli investimenti in efficienza energetica da offrire in sede di gara.

Il nuovo articolo 8 comma 6 ed il suo degno compare, l’articolo 13 comma 1 lettera e), che trattano il tema sono piuttosto ambigui…dicono e non dicono, fanno intendere ma non del tutto….ma procediamo con calma.

Il meccanismo base dei TEE è noto e rimane sostanzialmente immutato: in sede di gara, insieme a sconti, canoni, piani di sviluppo e chi più ne ha più ne metta, si può fare anche una offerta su investimenti di efficienza energetica, idonei a generare TEE (addizionali rispetto agli obblighi già esistenti). Il valore dei TEE, adeguatamente valorizzato, è quindi anticipato annualmente (e proporzionalmente) agli Enti  concedenti e a fronte di ciò i titoli sono dell’operatore.

Inoltre, i nuovi articoli intervengono sulla questione del chi paga, precedentemente lasciata un po’ all’immaginazione dei lettori. La nuova versione del DM sul tema è molto più chiaro: il contributo tariffario riconosciuto è solo del 50%, una cifra molto Salomonica e democristiana, ma forse…chissà…dopo il 2016 si potrebbe arrivare al 100% nel caso ci siano n situazioni favorevoli, tra cui l’allineamento dei pianeti del sistema solare. Non è una soluzione che mi vede particolarmente favorevole (si tratta sempre di interventi che vanno a migliorare l’efficienza energetica del paese e che aiuterebbero ad addirittura superare gli obblighi esistenti e questo, dato l’attuale “semtiment” sui temi ambientali, non è male!), ma tant’è…..

Passiamo a vedere un po’ che succede al nostro distributore.

Nella gara che hai vinto hai offerto X TEE aggiuntivi e ogni anno, puntuale come un orologio svizzero (no, Novi), devi anticiparne il valore agli enti concedenti ma, a fronte di tali versamenti, i titoli sono di tua proprietà.

Bene, ora non ti resta che procurati i titoli necessari per dimostrare che sei stato ligio al dovere! Sostanzialmente, hai 2 alternative:

  1. Realizzi i progetti promessi, ma questa era facile;
  2. NOVITA ESTATE 2015! Qualora non hai modo per x motivi di fare gli investimenti promessi, puoi sempre comprare da terzi i certificati che ti servono. Pagando, naturalmente…ma in una normale economia di mercato non è mica una cosa così strana!

Tutto bene, direte voi…..E invece no!

Perché poi c’è un inghippo!

Il Dm infatti demanda al GSE (e chi altro, sennò?!) di predisporre le apposite procedure  “[…] operative per la valutazione, certificazione ed annullamento (parola chiave!) su base annuale dei risparmi associati agli interventi di efficienza energetica che possono essere utilizzati dal distributore d’ambito per l’assolvimento dell’obbligo assunto in sede di gara […]”.

Vediamo un po’ dove ci porta tutto ciò:

  • Nel caso realizzassi i progetti: 1) anticipo l’importo previsto per quell’anno agli enti concedenti; 2) realizzo il progetto e ne sostengo i costi;3) ottengo i TEE generati da quel progetto; 4) li porto dal GSE che deve verificare che abbia rispettato quanto offerto in gara; 5) Il GSE mi annulla i titoli; 6) prendo il contributo tariffario, ma solo al 50%!
  • Nel caso dovessi comprare i titoli: 1) anticipo l’importo previsto per quell’anno agli enti concedenti; 2) compro (e pago) i certificati verdi da un soggetto terzo;3) li porto dal GSE che deve verificare che abbia rispettato quanto offerto in gara; 4) Il GSE mi annulla i titoli; 5) prendo il contributo tariffario, ma solo al 50%!

Ergo, in entrambi i casi c’è qualcosa che non torna!

  • Nel primo caso, sostengo i costi del progetto, ma mi rientra solo il 50% del contributo tariffario
  • Nel secondo caso è come se pagassi i titoli 2 volte (e me li rimborsassero mezza)!

Questo perché, anche se i titoli sono di mia proprietà, io non posso venderli nel mercato perché il GSE, nel verificare che abbia rispettato l’obiettivo offerto in gara, me li annulla!

Evidentemente, la cosa ha (molto) poco senso ed è contraria, oltre che alla logica ed al buon senso, anche alle finalità dell’intera riforma del settore della distribuzione del gas in materia di efficienza energetica.

Che era di incentivarne gli investimenti e, quindi, migliorare l’ambiente, non uccidere di oneri gli operatori. Tra l’altro, senza uno scopo specifico!

Anche perché (e qui c’è l’assurdità definitiva) in questa situazione agli enti locali converrebbe che l’operatore fosse in perenne (e forte) ritardo nella realizzazione dei progetti! Infatti, in questo caso, l’operatore oltre all’anticipo deve pagare anche una penale (che resta all’Ente) e poi anche realizzare il progetto. D’altra parte, questa situazione non favorirebbe nemmeno i soggetti terzi, potenziali venditori di TEE: se la penale è sufficientemente bassa, conviene pagarla, non comprare TEE da terzi e realizzare più avanti il progetto!

Di conseguenza, il GSE, nello scrivere le sue procedure, dovrebbe cercare di far rivivere l’iniziale ardore della ratio di tutta la riforma, evidentemente oramai seppellita sotto le successive sovrastrutture che le sono state buttate addosso,  e risolvere, in via indiretta, tutti i grovigli creati dalle eccessive stratificazioni geologico-normative che si sono succedute negli anni.

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore)

Gare Gas: On Your Marks…

Sera d’estate.

Lo stadio olimpico è gremito all’inverosimile.

La tensione nell’aria è palpabile, l’atmosfera elettrica.

Diverse false partenze hanno finito per esasperare gli animi.

Gli atleti si aggirano nervosamente intorno ai blocchi di partenza. Leopardi in Gabbia. Muscoli tesi come corde di violino, simili a statue bronzee di antichi guerrieri sotto il lieve velo di sudore. Sono coscienti che per alcuni di loro questa sarà l’ultima gara e che in ballo c’è la propria sopravvivenza.

Vogliono vincere. Devono vincere.

Migliaia di occhi sono rivolti verso la pista, il tenue bagliore azzurrato delle fotocamere e degli smartphone rende tutto così curiosamente alieno.

On your marks….

Oramai ci siamo, le gare gas stanno per partire (o almeno dovrebbero, condizionale sempre d’obbligo su questo tema!): l’aggiornamento del vecchio DM 226/11 (volgarmente detto “regolamento gare”) è oramai una realtà, così come alcuni chiarimenti chiesti tanto all’Autorità, che al Ministero sulla corretta interpretazione/applicazione sia della regolazione tariffaria che della normativa.

Posizionandosi sui blocchi di partenza, però, per un attimo sembra come se un pensiero (malevolo) attraversi la mente dei concorrenti: non è che la ratio iniziale dell’intero progetto sia stata lentamente, ma inesorabilmente, erosa dal succedersi delle ondate di istanze avanzate dagli enti locali?

Dal paradigma “gare gas come driver maggior qualità di servizio e contro l’uso simil-bancomat attuale” sembrerebbe che si è arrivati ad un paradigma ibrido: “va bene anche un po’ meno qualità, ma dateci qualche euro in più!”.

…..Get Set……

Diamogli quindi una occhiata, a  queste novità…..e vediamo se almeno i punti-chiave sono chiari.

Iniziamo col dire che alcune non sono delle vere e proprie novità, dato che il Decreto Interministeriale 20 maggio 2015 si limita semplicemente ad incorporare (e a coordinare) nel DM 226/11 una serie di evoluzioni – ma anche una notevole serie di veri e propri “strappi” – normative successive a tale decreto. In questo modo, naturalmente, acquisiscono una “dignità” diversa e maggiore…ma resta il fatto che non si tratta di vere novità!

Ad ogni modo, sul alcuni temi il “nuovo” regolamento gare esce rafforzato da questo primo tagliando.

Ad esempio, il processo di scelta della stazione appaltante è reso più semplice grazie alla previsione di una maggioranza qualificata (due terzi dei comuni appartenenti all’ambito che rappresentino almeno i due terzi dei punti di riconsegna dell’ambito) e quindi si pone un freno alla litigiosità o alla inazione degli enti coinvolti in questo processo. (N.B. questa maggioranza è anche quella ora richiesta per la risoluzione del contratto. N.B.B. la nuova formulazione non prevede più la risoluzione contrattuale “In caso di gravi e reiterate inadempienze al contratto di servizio”, ma cita l’art. 1455 CC: “Il contratto non si può risolvere se l’inadempimento di una delle parti ha scarsa importanza, avuto riguardo all’interesse dell’altra” che non è esattamente lo stesso (almeno credo!)).

Sulla stessa lunghezza d’onda la previsione che ora sia la stazione appaltante stessa a muoversi autonomamente per raccogliere i dati necessari per la redazione del bando di gara, in caso di inerzia degli enti direttamente responsabili.

Da citare poi anche le previsioni volte a favorire (da un punto puramente amministrativo-burocratico, però….) lo svolgimento di gare congiunte per ambiti confinanti: in questo caso, “comanda” la scadenza più lontana per la pubblicazione, con la contropartita che a “comandare” per la formalizzazione del “matrimonio” e la relativa scelta de della stazione appaltante sia il termine più ravvicinato. Direi che ragionamento non fa una piega, no?! Certo, qualche incentivo più sostanzioso non sarebbe stato malvagio, ma forse non sarebbe stato visto di buon occhio da una parte degli stakeholder.

Alla fine, è positiva anche la definizione di un meccanismo preciso per l’erogazione della una tantum: pagano in anticipo i gestori uscenti dell’ambito in ragione dei pdr che gestiscono e vengono rimborsati dal gestore entrante con tanto di interessi. Poi il tutto viene riversato in tariffa e nei 12 anni di gestione l’entrante dovrebbe rientrate di tutto quanto.

Il “sistema”,poi, sarà felice del fatto che ora nel bando andranno chiariti i principali punti di divergenza tra Stazione Appaltante e gestori uscenti del valore di rimborso, nonché su particolari metodologie di calcolo adottate. In questo modo, almeno, chi decide di partecipare alla gara ha ben chiaro in cosa si sta andando a ficcare e non se ne potrà lamentare dopo. Anche se la vedo difficile come misura definitiva anti-contenziosi!

Anche la specificazione del regime a cui saranno sottoposti gli “sconfinamenti” merita il pollice all’insù dato che tutto quello che serve a chiarire e a meglio definire alcune particolarità del servizio ha come effetto la contrazione dei costi di transazione e, quindi, un aumento del benessere generale (proprio in via di questo principio non sono d’accordissimo con l’eccezione possibile per gli sconfini con meno di 30 pdr…non era meglio avere una regola univoca?!).

Stessa considerazione sulla previsione (abbastanza ovvia, a dire il vero) che in caso di delta VIR-RAB negativo, lo si considera pari a 0 per il calcolo dello sconto da offrire in sede di gara! (peccato, però….sarebbe stato interessante fare offerte di sconti aumentando i prezzi!).

Ad un certo punto, però, dopo tutta questa positività, arrivano i dolori. Specie per gli operatori.

L’articolo 5, croce e delizia di tutti i soggetti coinvolti e un po’ il cuore del regolamento, è statoinfatti pesantemente rimaneggiato.

C’è, ovviamente, l’entrata trionfale (con tanto di fanfara) nel regolamento gare delle Linee Guida per il calcolo del valore di rimborso (ove queste devono essere applicate….ma la casistica è decisamente ampia…basta aver chiuso i documenti contrattuali in una data sbagliata data sbagliata o aver inserito un riferimento al celebre Regio Decreto e un passaggio poco chiaro su come applicare il metodo o un prezziario non ritenuto idoneo e zack….entrano in gioco (almeno in parte) le linee guida!). L’applicazione delle Linee Guida, ovviamente, si porta dietro tutte le criticità ben note agli operatori e già discusse allo sfinimento:i Prezziari e prezzi da utilizzare (il DM 226/11 prevedeva una precisa gerarchia e nulla diceva sulla congruità dei prezzi riportati, mentre le Linee Guida subordinano l’applicabilità alla congruità dei prezzi. Altro esempio: il prezzo delle opere speciali, prima derivante dai prezzi di mercato più recenti e non specificato puntualmente, ora è puntualmente specificato), il celeberrimo 13% di spese generali (prima aggiunte se non già esplicitamente considerati nel prezzo e ora  aggiunte solo se nel prezzo non è già considerata una % a copertura delle spese generali maggiore o uguale al 13%, anche se la descrizione di queste spese non dovesse comprendere tutte le casistiche previste dalla norma…senza contare che le spese generali di cui si tratta sono quelle del distributore, mica quelle del soggetto che deve effettuare i lavori!), la questione dell’utile d’impresa (10%) (va bene essere contro il profitto, ma qui si esagera! E’ abbastanza ovvio che chi il lavoro lo esegue poi voglia guadagnarci qualcosa….e se si deve calcolare il costo di ricostruzione a nuovo di un impianto, questo piccolo fatto deve essere considerato!). Per completezza, ricordiamo anche l’inghippo della sicurezza intrinseca e della valorizzazione dei misuratori non conformi. 

Altra (non) novità decisamente “dolorosa” è decisamente “controversa” è certamente la deduzione dei contributi privati per il calcolo del valore di rimborso. Il tema è notissimo agli addetti ai lavori e ne avevo già parlato in un precedente post (Gare Gas, ovvero l’applicazione specifica di difetti generali) ma dato che questo meccanismo è entrato ufficialmente nel regolamento, non ci si può esimere dal ribadirne ancora una volta l’assurdità! I contributi, infatti, erano già stati considerati al momento dell’offerta che ha poi portato all’affidamento del servizio e contarli ancora significa contarli 2 volte. Unico risultato: diminuzione del valore di rimborso. Chi ci guadagna? Ovviamente non i gestori che lasciano certe località; d’altra parte non ci guadagna nemmeno lo Stato: bassi valori di rimborso=basse tasse e balzelli vari (tassazione plusvalenze, ad esempio); le stazioni appaltanti e gli enti concedenti hanno tutto da perdere da questo approccio….quindi, come dicevano i latini, Cui Prodest? I cittadini, ad onor del vero, qualcosa pure ottengono, ma è veramente una vittoria di Pirro, data l’ingiustizia inflitta agli operatori. Ad ogni modo, alla fine, i soggetti coinvolti nelle gare sono quelli che sono, quindi basta fare qualche considerazione per vedere chi veramente ci guadagna.

Sempre sul tema contributi, da notare che ora il DM fa riferimento al “nuovo” metodo di trattamento dei contributi (i famosi metodo A – nessun degrado post 2008 e solo rivalutazione e Metodo B – degrado stock contributi e quota ammortamenti al netto di tale degrado). Purtroppo, gli altrettanto famosi contributi “congelati” (se si è scelto il Metodo B) per il calcolo del valore di rimborso sono “scongelati”, proprio come le polpette che la mamma dei poveri terruncielli fuori sede ha preparato ai figghì che ritornano in padania e che questi magnano nelle fredde sere d’inverno! Ma così va il mondo.

Questa brusca (e per alcuni versi irrazionale) modifica del metodo di calcolo del valore di rimborso ha avuto anche l’effetto di abbassare (dal 25% al 10%) la soglia di delta VIR-RAB oltre la quale si deve trasmettere tutto il (voluminoso) fascicolo all’Autorità per verifiche ed eventuali osservazioni che, novità sempre non del tutto nuova, questa volta la Stazione Appaltante deve esplicitamente tenerne conto, mentre prima dovevano semplicemente essere rese pubbliche. Resta da considerare solo cosa significa in concreto questo “prendere in considerazione”: ritene che, “dopo attente valutazioni” non si ritiene opportuno modificare alcunché è una presa in considerazione sufficiente?

Tra le cose negative, come non inserire poi il raddoppio del canone, che dal 5% mi passa a ben il 10%? Ma non doveva essere una gara sulla qualità del servizio e sull’aumento delle performance ambientali?! Certamente si può dire che l’aumento è dovuto alle pesanti modifiche effettuate sul calcolo del valore di rimborso, ma è abbastanza evidente che l’aumento del canone (+100%) è decisamente più che proporzionale alla diminuzione della base di calcolo! In altre parole, il valore assoluto del canone da versare aumenta rispetto alla versione precedente del DM, anche se nel frattempo la base di calcolo sottostante si è contratta!

C’è poi il tema piuttosto controverso degli investimenti per l’efficienza energetica. L’intervento che li ha visti protagonisti, infatti, è un po’ il Double-Face di questo DM. Come già detto, infatti, ben venga la maggiore chiarezza, la “messa a punto” dei meccanismi ed il superamento di alcune rigidità francamente inutili:in questo senso, buona la modifica dei riferimenti temporali per allinearli a quelli del meccanismo dei titoli di efficienza ed il forte ampliamento della rosa dei CV utilizzabili….d’altra parte, sempre di risparmio di energia si tratta…perché discriminare, no?! Allo stesso modo è OK poter ricorrere anche a soggetti terzi per eseguire i progetti proposti.

Però…però…alla fine…perché porre una forte limitazione geografica ai progetti? Voglio dire…alla fine, allargando il perimetro geografico il risparmio sarebbe stesso, i soldi dati agli enti locali non diminuirebbero di un solo €cent (ed è quello che conta, vista la rinnovata veste del regolamento!), l’economia girerebbe (e forse anche di più!) e il GSE non dovrebbe inventarsi nuove procedure per dare la certificazione IGP ai vari certificati, con un buon risparmio di adempimenti amministrativo-burocratici! Questi benefici, ad una prima valutazione, sembrerebbero sorpassare il “costo” della più allentata “correlazione territoriale”.

Sempre sul versante negativo dell’intervento sul”efficienza energetica possiamo collocare le previsioni in tema di copertura dei costi. Oggi al 50% domani forse al 100% ma forse no, boh,..forse…Mi sembra un po’ poco chiaro e preciso come meccanismo, senza contare che si aggiunge una ulteriore variabile, che fa rima con incertezza, che il gestore deve considerare quando fa le sue brave valutazioni. E poi non mi pare del tutto corretto: si tratta sempre di progetti che aumentano (ulteriormente) il benessere complessivo del Paese e sarebbe stato giusto dargliene atto e, quindi, garantirgli copertura. In questo modo invece, oltre all’incertezza, si scarica sull’operatore un ulteriore fardello (non di poco conto, tra l’altro) che non potrà che contrarre ancor di più la qualità del servizio offerto e, quindi, a fronte di un presunto e risibile risparmio in tariffa il cittadino si ritrova con un servizio di qualità minore a quella che sarebbe stata possibile con altre scelte. Ed è ovvio cos’è che gli darà più fastidio….!

Si deve ricordare poi anche una modifica che è molto positiva per gli enti concedenti ed esemplificativa del nuovo mood del regolamento gare: l’ente ora può sbolognare al gestore entrante l’eventuale parte dell’impianto che sarebbe stato suo (perché a devoluzione gratuita) a fine della concessione originaria ma che non può reclamare (gratuitamente, eh!) perché l’affidamento tramite gara  parte prima di questa scadenza (arzigogolato, nevvero?). L’ente concedente, con questa modifica, ha diverse alternative su cui giocare e che gli sono assolutamente utili in tempi di bilanci magri: può infatti vendere tutto, far pagare il rimborso all’entrante e prendere la differenza tra il valore dell’impianto calcolato ex art. 5 commi 5 – 13, (quindi con linee guida, detrazione contributi e amenità varie) e quello calcolato ex art. 5 comma 14 lett. b) quindi con la penalizzazione sugli ammortamenti. In alternativa, può cederne solo una parte, rinunciando alla differenza prima ricordata, ma guadagnando “gratuitamente” la porzione residua (su cui prendere remunerazione + quota ammortamento….mica male!). Resta ferma, ad ogni modo, la possibilità che l’Ente Locale paghi quello che deve e rimanga proprietario dei beni, su cui poi prenderà la remunerazione + quota di ammortamento. La scelta, effettuata, infine, non ha alcun impatto sul calcolo del canone.

Per il gestore,ovviamente, si tratta solo di pagare qualcosa in più e, dato le cifre in ballo, tranne in casi veramente particolari, non dovrebbe essere la scelta di qualche Ente Concedente su questo tema a cambiare gli equilibri e le decisioni finali.

Concludiamo con una previsione che non è propriamente negativa (anzi….non è né positiva, né negativa…è semplicemente ….diciamo….sbagliata!): La soglia di redditività degli investimenti del piano industriale sotto la quale si deve valutare la congruità dell’offerta passa dal 5% al 4%. Considerando la situazione economico-finanziaria Italiana e tenendo presente che l’Autorità ha da pochissimo avviato la consultazione sul Wacc (DCO 275/2015/R/com), forse sarebbe stato meglio evitare di “dare numeri” e, al contrario, inserire un meccanismo di indicizzazione (tipo…Wacc AEEGSI – X%).

Mi permetto una chiosa conclusiva: anche se non sembra essere chiaramente esplicitato nel regolamento e nei vari allegati, il contratto di servizio definito dall’Autorità prevede che alla scadenza del periodo di affidamento il gestore dovrà riconoscere (una tantum) l’ammortamento relativo ai beni di proprietà dell’ente concedente. Questo dettaglio (che però non mi sembra essere stato integrato nel regolamento) deve essere considerato sia nelle valutazioni dei gestori che dagli enti concedenti (che dovranno effettuare la scelta di cui sopra).

Go!!!!!!

Come visto, rimangono alcuni ostacoli da superare (di slancio, si spera!) e alcune incertezze “tecniche” (tipo….ma chi è che stabilisce l’inflazione da utilizzare nel DEF? Dato che le risposte del MSE sulle technicality sono state orientate alla massima omogeneizzazione, questa dovrebbe toccare anche questo parametro!).

Ma possiamo dire che oramai ci siamo.

Un fragore di tuono, migliaia di flash, un urlo sale dalle gradinate…..

Buone Gare a tutti.

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore)