Brevi considerazioni sull’abbandono del teleselling da parte di Enel.

Dal 1° giugno Enel Energia non utilizzerà più il canale teleselling in outsourcing per acquisire nuovi clienti.

Ora, al di là di come è stata venduta mediaticamente l’operazione, la cosa deve far riflettere su quali siano gli effettivi trend del settore e dove, nella sua catena del valore, questo si nasconda oggi, all’alba del superamento (forse!) della tutela.

Considerato che Enel ancora non è diventata una Onlus (almeno così mi pare!) e che, grazie alla sua dimensione, ha accesso ad una enorme mole di dati che – evidentemente – è in grado di analizzare per estrapolarne indicazioni di business, è abbastanza chiaro che la scelta è frutto di attente analisi costi-benefici e di scenario, entrambe data-driven e non basate su “sensazioni”, dalle quali è facile intuire che deve essere emerso chiaramente che i benefici (leggasi numero nuovi contratti generati da tale canale) sono inferiori rispetto ai costi, materiali (costo del service) e soprattutto immateriali (danni reputazionali gravi derivanti da comportamenti scorretti dell’outsourcer, non coperti dalle penalità contrattualmente previste in questi casi). Senza contare le multe comminate dalle Autorità, ad esempio l’AGCM.

A fianco di tali analisi, se ne saranno svolte altre per valutare l’esistenza e la convenienza di impieghi alternativi delle risorse oggi allocate su tale canale, da cui sarà evidentemente emersa la convenienza economica (include anche quella reputazionale, la cui finalità – in una società commerciale – è comunque quella di portare maggiori margini) a puntare su altri strumenti meno “pushing” verso il possibile cliente (che così tende a ritrarsi e ad essere diffidente) e più finalizzati a creare occasioni e condizioni tali da incentivare quest’ultimo ad entrare – lui per primo (o almeno così lui pensa…modello “Inception”!) – in contatto con la società di sua spontanea volontà o comunque senza pressioni dirette (o meglio, senza che se ne accorga).

Inoltre, un altro elemento che deve essere emerso dalle analisi condotte (ma questa non credo sia in alcun modo una rivelazione shockante) è che nel nuovo mondo dell’energia post tutela che si sta andando a delineare è strategico avere il controllo diretto dei canali di contatto con la potenziale clientela.

Sarà interessante ora vedere in che modo dalle dichiarazioni si passerà ai fatti e quali saranno gli effetti nel medio termine di questi ultimi. E se questa netta scelta di campo spingerà anche altri attori del settore (e di quelli con cui ci sono delle affinità elettive, come la telefonia) verso tale direzione.

Tutela SIMILE, il punto della situazione 

Fra non molto, anche se a noi comuni mortali non è ancora dato sapere quando e soprattutto come, i clienti domestici e non domestici (altri usi/piccole imprese) connessi in BT si troveranno di fronte alla necessità di abbandonare la rassicurante baia della maggior tutela, dove le condizioni economiche sono definite periodicamente dall’Autorità, per intraprendere il viaggio che li porterà,  non senza peripezie,  o nella terra incognita che si estende oltre la maggior tutela (quella indicata nelle carte antiche con la dizione “hic sunt leones”!) o nel vasto mare del mercato libero che, come l’oceano, può essere fantastico e terribile allo stesso tempo e, quindi, per solcare in sicurezza le sue acque bisogna essere lupi di mare navigati.

Nel corso di tale viaggio il nostro cliente finale-Eroe, come ogni protagonista di cartoni animati Disney/Pixar che si rispetti, crescerà e maturerà (almeno nelle intenzioni!) fino ad acquisire tutte le competenze tecniche ed intellettuali necessarie per poter affrontare con successo l’Antagonista, qui impersonato dalle pratiche non sempre cristalline poste in essere da alcuni soggetti operanti nel mercato dell’energia.

Ma il nostro eroe, come tutti sanno, non può intraprendere questo viaggio iniziatico da solo! Solitamente, ad un certo punto ed in condizioni particolari, entra in scena l’Aiutante.

Nel nostro caso specifico, quest’ultimo assume le fattezze della Tutela SIMILE.

Come (non!) tutti sanno, infatti, dal 1° gennaio di quest’anno l’eroico cliente finale può sottoscrivere un contratto di cosiddetta tutela simile (solo per la genialità dell’acronimo ne varrebbe la pena!), il cui fine è quello di insegnare al cliente tutto ciò che ancora non sa/non sa fare e che gli sarà necessario, un domani, per solcare in scioltezza il mare magnum del mercato libero. Un po’ come fa Maui, il simpatico semidio Hawaiiano, con Moana Waialiki nel suo viaggio/missione nell’oceano pacifico nel recente film Disney Moana (In Italia Oceania, per evitare fraintendimenti tra gli aspiranti spettatori meno giovani).

Fin qui, tutto bene.

All’atto pratico, però, questo strumento/aiutante non si sta (per ora) dimostrando all’altezza delle aspettative. Com’è possibile vedere dalla tabella seguente, ad oggi i contratti sottoscritti/prenotati sono stati veramente pochini, pari al miserrimo 0,013% dei contratti a disposizione (dati al 14.02.2017):

tutela-simile-2

Nella seguente immagine, invece, è possibile avere un idea del traffico generato dal  portale portaletutelasimile.it. In particolare, dal 1° gennaio scorso lo hanno visitato circa 45.000 navigatori, circa 1.200/giorno. Non tantissimi. E, cosa più importante, in media il navigatore resta sulla pagina circa 5 minuti: non molti considerando il tempo necessario per registrarsi ed effettuare la prenotazione e possibile segno di un atteggiamento del tipo “uhhh è troppo difficile/lungo/ecc…non c’ho voglia”. Considerando i contratti stipulati/prenotati, potremmo dire, forse impropriamente, che la redemption si attesta intorno al 3%. 

(NOTA BENE: si tratta di dati stimati al 9.02.2017 dai vari servizi di monitoraggio siti web disponibili in rete. Niente di ufficiale e 101% preciso/accurato. Servono solo a dare una idea)

portale tutela simile.png

E’ un vero e proprio peccato, perché i venditori in generale sembrano crederci, specie quelli puri/nuovi entranti che hanno proposto i classici “sconti irripetibili”. Da un rapido conto, infatti, è possibile stimare in circa € 400 mln (media ponderata sul numero dei clienti domestici e non domestici degli sconti totali offerti nell’ipotesi di adesione di soli clienti domestici, pari a € 400 mln, e degli sconti totali offerti nell’ipotesi di adesione di soli clienti non domestici, pari € 600 mln) le risorse investite dagli operatori su questo progetto, a fronte di ben 7,8 mln di contratti disponibili per gli utenti domestici + non domestici.  Considerando che i clienti finali domestici+non domestici in maggior tutela sono circa 23 mln, i contratti offerti coprono potenzialmente circa il 34% del mercato. Niente male!

 (fonte: dati  al 2015 reperiti dalla relazione annuale AEEGSI. Totale, circa 23 mln di cui 20 domestici e circa 3 non domestici…ecco spiegati il dubbio di cui sopra: in questo caso i contratti disponibili sono il doppio degli potenziali clienti.).

Magari tale indicatore non è al 100% corretto, dato che si tratta di minori ricavi derivanti da contratti che non è detto si sarebbero chiusi sul mercato libero e, soprattutto,“a prezzo intero”, ma è comunque utile per valutare l’impegno profuso dagli operatori.

I motivi che fino a qui hanno tarpato le ali alla nostra tutela simile sono vari e variegati. Vediamone i principali:

  • Atavica diffidenza del cliente finale verso le novità: mi è capitato spesso di parlare della questione con soggetti che possono essere definiti senza dubbio “clienti informati” che, anche di fronte agli allettanti sconti proposti, non ritenevano conveniente abbandonare la tutela “per evitare problemi“, sostanzialmente di switch o  di doppia fatturazione. Legato a questo aspetto ce n’è poi un’altro molto interessante, che emerge sia parlando con i potenziali clienti, che analizzando i dati:in molti casi, anche dedicendo di aderire alla tutela simile di propria spontanea volontà, il cliente sceglie operatori con nomi noti (non esclusivamente come operatori del settore elettrico, ma in generale), anche a fronte di sconti sensibilmente minori. Il ché, in una situazione dove il contratto è blindato, le condizioni economiche le medesime per tutti e l’unica leva attivabile è l’entità del bonus, la dice lunghissima sulla loro  richiesta di sicurezza/certezza di fronte ad un mercato percepito poco chiaro/ostile (infatti la risposta sul perché hanno scelto un operatore X invece che Y rinunciando così a mille mila euri di bonus è sempre del tipo “eh, ma X è famosa/di grande dimensione, non avrò problemi/fatturazioni errate ecc.)
    • In questo caso, nell’immediato c’è poco da fare. Nel medio termine, però, è necessario rinforzare ed efficientare la catena informativa del settore e le relative procedure, in modo da assicurare al cliente, anche al più timoroso, quella “sicurezza” che oggi sembra mancare.
  • Oggettiva difficoltà/complessità della procedura e sua “lungaggine”: Sottoscrivere tale contratto non è facile e ciò è frutto in parte del design della procedura ed in parte delle procedure informatiche degli operatori. Il meccanismo della prenotazione e dell’accesso alla pagina “segreta” (talmente segreta che nemmeno google la indicizza, e scusate se è poco di questi tempi!), con tutti i suoi codici e codicilli non è il massimo della fluidità, e neanche la fase operativa di sottoscrizione del contratto di tutela simile con il fornitore prescelto è proprio una passeggiata, anche a causa di  qualche intoppo informatico.
    • Qui alcune contromisure, in parte, sono già state adottate, dato che recentemente c’è stata la riapertura dei termini per l’accreditamento dei facilitatori, ovvero di quei soggetti deputati a facilitare (nomen omen!) la sottoscrizione del contratto da parte del cliente finale. Anche da parte dei venditori ci sono stati miglioramenti, com’è normale che sia a valle della fase di rodaggio.

L’ultimo motivo che vorrei indicare è, secondo me, il più importante: la pubblicità, a.k.a.l’anima del commercio.

Ora, è impossibile vendere un prodotto – anche il migliore di questo mondo, quello che chiunque sognerebbe di possedere – senza che lo si faccia conoscere ai potenziali acquirenti.Quindi, com’è pensabile vendere un prodotto non proprio “eccitante” come l’energia elettrica, per di più nella sua versione “no frills” (ergo, nessun servizio supplementare, solo puri e semplici elettroni), utilizzando uno sconto come unica leva competitiva senza farlo sapere in giro?! Semplice: non è pensabile e infatti non si vende!

Si potrebbe controbattere ricordando che i venditori dovevano e dovranno inserire delle comunicazioni in bolletta…..ma veramente possiamo considerare la bolletta un medium pubblicitario efficace?! Magari va bene per le comunicazioni tecniche/operative relative alla gestione del contratto, ma da qui a dire che abbia la stessa abbia la stessa efficacia di un cartellone 50mt X 50mt nella principale via della città, ce ne passa! No, spiacente, la comunicazione in bolletta è doverosa, ma del tutto insufficiente.

Allo stesso modo, è difficile considerare il portaletutela un mezzo efficace per portare a conoscenza dei clienti potenzialmente interessati questa opportunità: ci vi accede lo fa esclusivamente perché già è a conosce della tutela simile. A tale conclusione ci si arriva guardando i dati relativi agli accessi al sito, dati quali emerge chiaramente che la quasi totalità (circa 95%) di questi avviene tramite ricerca su Google della parola chiave “tutela simile”. Quindi, non ci siamo: il portale è proprio l’oggetto da far conoscere, non il mezzo.

Stesso discorso vale per lo sportello per il consumatore (sito e numero verde): se non ho idea che esista una cosa chiamata maggior tutela, perché dovrei chiamare lo sportello per avere informazioni in merito?

Arriviamo quindi al tasto più dolente in assoluto: la mancanza pressoché totale di pubblicità tramite i canali classici e più efficaci: radio, televisione e social network, magari customizzando il messaggio veicolato tramite ciascun canale in base al fruitore tipo dello stesso, così da massimizzare le probabilità di intercettare soggetti potenzialmente interessati e, con essa, il valore ottenuto dalla spesa sostenuta.  Ho provato a cercare, giuro, ma non ho trovato nulla se non il video istituzionale di presentazione della tutela simile sul sito dell’ansa, il cui link è presente anche sul sito dell’Autorità, e qualche altro video realizzato da altri stakeholder. Poco, decisamente troppo poco per spingere per coinvolgere una buona fetta del mercato, cosa pure possibile dato che è innegabile che di offerte allettanti ce ne siano a sufficienza.

Per la pubblicità, però, ad oggi c’è una sola soluzione: dovrebbe essere l’Autorità a farsene carico, predisponendo un piano comunicativo di profilo puramente istituzionale adeguatamente distribuito nello spazio (fisico e virtuale)/tempo, eventualmente adattato ai vari canali attraverso i quali lo si veicola,  con cui far conoscere al mercato questa ulteriore possibilità. Difatti, anche qualora possibile, perché mai i venditori dovrebbero investire in comunicazione e marketing per spingere la tutela simile (su cui, comunque, già hanno investito)? Per loro è evidentemente più logico spingere le proprie offerte sul mercato libero, dove la durata del contratto è generalmente maggiore rispetto ai 12 mesi della tutela simile, se non a tempo indeterminato.

Non mi resta altro da aggiungere se non augurarvi una buona navigazione!

Il Mercato Elettrico Retail del Futuro: Tra Superamento Maggior Tutela, Misuratori 2G e Energy Footprint

L’autunno/inverno 2015 si sta rivelando pienamente all’altezza delle aspettative per quantità e qualità dei temi sul tavolo. Su alcuni punti dei quali, però, c’è ancora  (mi si perdonerà la franchezza) una buona dose di confusione.

Questa, se gestibile (speriamo) per chi è addentro alle segrete cose dell’energia, diventa un groviglio inestricabile per il pubblico meno avvezzo ad orientarsi nel labirinto della normativa e della regolazione del nostro settore. Di conseguenza, la stampa diciamo “generalista” ha gioco facile ad aumentare il numero di click e like acchiappati facendo qualche bel titolone ad effetto, di quelli che portano in tempo zero il suddetto cliente ad urlare improperi da scaricatore di porto e a reclamare giustizia sommaria (un esempio recente: questo articolo del Fatto Quotidiano in merito all’indagine sulla fatturazione intitolato “Bollette, Autorità energia: “Pagamenti basati su consumi presunti, servono nuovi contatori” e già che ci siete, date anche un occhio ai commenti dei lettori).

Quanto appena detto , poi, è  ancor più vero quando i temi toccano uno dei punti più sensibili degli Italiani, specie di questi tempi:la saccoccia.

Mi riferisco, evidentemente, ai 2 gemelli diversi e per giunta separati (aha….) alla nascita, allo ying e yang, alle 2 facce della stessa medaglia: la vendita, nel caso specifico in regimi di tutela di prezzo e la misura del venduto. In entrambi i casi, ci troviamo nel campo dell’energia elettrica e no, non è –ovviamente- un caso.

Come diceva il buon Drugo, però, questo è un caso molto, molto complicato. Un sacco di input e di output…….ma anche, aggiungo io, di dichiarazioni, articoli, annunci, conferenze ecc…ecc.

Cerchiamo quindi, dopo aver individuato i temi,  di mettere a fuoco cos’è che genera confusione, almeno nel sottoscritto (dato che, a differenza del Drugo, fortunatamente non rispetto un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente, diciamo, flessibile!).

Il fatto è che ci troviamo in un momento della storia del settore elettrico italiano molto particolare e, probabilmente, irripetibile: 2 aree strettamente distinte ma interdipendenti (le 2 facce della stessa medaglia, ricordate?) sono sul punto di affrontare un cambiamento epocale contemporaneamente e rischiano di portare a sovrapposizioni e/o a duplicazioni inutili e costose.

Queste  situazioni richiedono come prima cosa scelte di campo chiare, in modo da guidare il processo in corso in modo efficiente verso l’obiettivo stabilito e non subirlo passivamente.

Per iniziare, diamo un’occhiata allo scenario.

Da una parte, dopo un lungo travaglio è stato avviato un processo che porterà (prima o poi) alla creazione di un nuovo mercato elettrico (vedi dichiarazioni al convegno organizzato da I-COM in materia del 24 settembre 2015), che poco avrà da spartire con quello odierno. Questo processo è stato avviato dal DDL Concorrenza, nelle sue varie incarnazioni, ed è stato accelerato (Modello LHC) dall’Autorità con il suo DCO 421/2015/R/eel (di cui parlo qui). Occhio alle date, che sono importanti: per il DDL concorrenza la prima data utile per l’estrema unzione delle tutele è il 2018, mentre la riforma dell’Autorità potrebbe partire molto prima, già nel 2016.

Evidentemente, una delle caratteristiche di questo mercato del futuro sarà necessariamente l’affiancamento alla mera fornitura di energia di tutta una nuova serie di servizi che avranno, chiaramente, lo scopo di attrarre e, soprattutto, trattenere e fidelizzare il cliente grazie alla prospettiva di ottenere i vantaggi che ritiene di maggior valore per sé (contenimento dei costi? Sicurezza? non dover pensare alla gestione dell’energia? Altro che ora nemmeno immaginiamo?).

Quali che siano questi servizi, è praticamente certo (rectius: io sono praticamente certo!) che una delle caratteristiche base delle prossime offerte commerciali sul mercato libero sarà la possibilità, per il cliente, di tenere monitorati i propri consumi, sia “istantanei” che storici. La mia certezza deriva, tra le altre cose, anche dalla direzione in tal senso chiaramente intrapresa dall’Autorità, così come emerge dal DCO 186/2015/R/eel contenente proposte proprio sul punto appena affrontato (lì chiamato Energy Footprint). A questo si devono poi aggiungere tutti gli altri interventi inerenti in un modo o nell’altro la misura (Codice Trasporto, proposte su fatturazione ecc)

Ancora più in particolare, mi immagino offerte sul mercato libero dove il venditore concede in usufrutto gratuito uno strumento simile al celeberrimo SmartInfo (o magari lo dà in affitto…tipo a 1 o 2€ al mese…ma questo dipende dalle strategie del venditore) che, abbinato ad una App specifica per smartphone/Tablet/Pc, permette la visualizzazione dei consumi e una loro analisi approfondita, oltre alla possibilità di accedere a tutta una ulteriore serie di servizi(tra cui l’autolettura dove prevista), non ultimo dei quali la possibilità di impostare allarmi per il superamento di determinate soglie e, ovviamente, la possibilità di visualizzare “in tempo reale” come sta aumentando la bolletta (sarebbe carino una visualizzazione tipo vecchio registratore di cassa americano….con tanto di tintinnio di monete ogni kWh consumato!).

Dalla parte della misura, invece, si sta concludendo (ma resta comunque un discreto numero di anni….e questo è un elemento da non prendere troppo alla leggera) il primo giro di giostra dei misuratori elettronici (chiamiamoli 1G). Questi, come scrivevo qui, hanno certamente portato un certo vantaggio al sistema elettrico che, però, si è clamorosamente fermato ai confini del sistema stesso, senza propagarsi oltre – ovvero al cliente finale. I misuratori 1G, infatti, hanno ciccato clamorosamente l’obiettivo, fondamentale, di mettere il cliente finale nelle condizioni di conoscere il proprio consumo (E non venite a dirmi che c’è il display o che sulle bollette c’è scritto tutto, che poi mi sale il GennaroGattuso e non rispondo delle mie azioni)! Poi, per carità, hanno permesso una fatturazione basata in buona parte su dati reali (e dall’indagine sulla fatturazione si vede, specie in confronto con il gas)…..ma evidentemente se non riesci a comprendere bene come, quando e perché consumi, la bolletta resterà sempre alta, anche se ti fatturano i consumi reali……e, altrettanto evidentemente,la tua capacitazione rimarrà assai bassa, con buona pace delle disposizioni del D.lgs. 102/14 (il tormentone dell’estate energetica).

Si sta pensando quindi di avviare sin da subito (l’operatore principale pare voler partire addirittura a metà 2016, da quello che si legge sulla stampa) un nuovo giro di giostra, questa volta con il nuovo misuratore elettronico 2G, now extra crunchy e con il 100% di compliance in più agli obblighi del citato D.lgs 102/14!

I misuratori 2G, come illustrato dal DCO 416/2015/R/eel, promettono nuove e mirabolanti feature, tra cui un nuovo e rinnovato display Retina fullHD da 7” touch screen a millemilamiglioni di colori, così tra una lettura e l’altra il fortunato utente potrà anche vedersi un film o la partita della squadra del quore in streaming…..già, perché il nostro bel misuratore sarà connesso all’internet (a banda larga, ovvio!).

Scherzoni a parte (perché, nel 2015, pensare ancora al display come mezzo per capacitare il cliente evidentemente è uno scherzo), la vera innovazione di pregio portata in dote dai nuovi misuratori 2G (e che serve a rispettare quanto previsto dall’art.9 comma 3 lettera a) del d.lgs 102/14) sarebbe la separazione delle risorse tra la telegestione e la messa a disposizione di dati ai clienti e a terze parti designate dai clienti. Ciò faciliterebbe il processo di capacitazione dei cliente che, questa volta, godrebbero quindi di benefici tangibili. 

In questo caso, le date sono ancora incerte: il procedimento regolatorio è solo all’inizio, mentre quello di normazione tecnica (da quanto ne capisco) non è ancora partito. Ad ogni modo, data la delicatezza della materia, non è immaginabile fare le cose di fretta e furia. Evidentemente, le decisioni dovranno essere attentamente ponderate, soprattutto quella fondamentale e che dovrà rispondere ad un interrogativo fondamentale:

Bisogna però dire, sin da ora, che il ticket per questo nuovo giro di giostra non è esattamente a buon prezzo.

Delineato lo scenario, bisogna stabilire cos’è che genera la confusione di cui parlavo all’inizio di questo post. Il punto che, a mio parere, non è stato affrontato di petto e che genere questa confusione è:

CHI E’ CHE DEVE “CAPACITARE” IL CLIENTE FINALE?

A questa ne segue una che ne è -diciamo- il corollario:

Cos’è che chiediamo effettivamente al servizio di misura?

Proviamo a rispondere a questi quesiti.

Deve essere il distributore a dover far in modo che l’utente sia capacitato?Direi proprio di no….non è evidentemente il suo campo! Al massimo, può essere il facilitatore di questo processo di apprendimento…e non è poco!

Deve essere, allora, il venditore a svolgere questo ruolo? Ecco, già cosi iniziamo a ragionare! E’ il venditore il soggetto che ha il compito di gestire la relazione con il cliente finale ed è lui che dovrebbe far in modo che questo si capaciti…..magari godendone pure qualche beneficio, ad esempio strutturando offerte commerciali ad hoc e/o affiancando a quelle già esistenti l’opzione “energiasottocontrollo” dove si offre un apparecchio simil-SmartInfo in comodato o in affitto per un periodo temporale X, prevedendo il pagamento di una cifra Y in caso di recesso prima del termine di tale periodo. Attenzione: a ciò, come già scritto, è fondamentale affiancare una App di facile lettura/interpretazione/configurazione…senza, si ottengono gli stessi mirabolanti risultati raggiunti dai display degli attuali misuratori!

Vorrei sottolineare, inoltre, che così facendo si faciliterebbe di molto il processo che porterà al superamento delle tutele di prezzo perché (ed è una cosa di cui sono profondamente convinto), una volta che il cliente avrà strumenti adatti per capire il funzionamento del sistema, la sua partecipazione attiva al mercato sarà solo questione di tempo (e ciò a sua volta genererà la spinta per la strutturazione di offerte sempre più sofisticate da parte dei venditori e cosi via, in un gran bel processo apprendimento reciproco).

Inutile dire, poi,che questa soluzione, chiaramente opportunamente regolata dall’Autorità (specie sul tema della “natura” dei dati gestiti dagli apparecchi simil-SmartInfo e sugli obblighi in materia dei distributori/venditori ) sarebbe comunque in linea con quanto richiesto dal legislatore con il D.lgs. 102/14.

Smarcata la prima domanda, resta  allora da stabilire il “come” il venditore possa svolgere questo suo compito…..e ciò ci può anche aiutare a trovare una risposta al secondo quesito.

E’ assodato che il custode dei dati che devono essere portati all’attenzione del cliente è il distributore che, quindi, volente o nolente dovrà essere parte attiva della rivoluzione. Il problema, allora, è il come si vuole che questi dati siano resi disponibili.

Le alternative, evidentemente, sono 2:

  1. Sostituzione dell’intero parco misuratori italiano.
  2. Utilizzare sistemi meno capital intensive che sfruttino in pieno quello che già c’è.

Nel primo caso, come già detto, i costi non sono pochi: se per pura ipotesi un misuratore 2G full optional messo in opera costasse €100, ci vorrebbe un investimento di oltre € 3 miliardi per sostituire tutti i misuratori italiani! Senza considerare tutta un’altra serie di costi che questa operazione inevitabilmente genererebbe. Non è poco e dovranno essere tutti coperti dai clienti finali tramite le tariffe di rete.

Da notare, poi, che l’Autorità, nel citato DCO 416/2015/R/eel, ha rimarcato che la decisione finale sul tema misuratori 2G verrà presa a valle di una analisi costi/benefici (ABC!) (apppproposito….questo è un altro elemento che sembrerebbe collidere con un avvio rapido dell’eventuale piano di sostituzione). Orbene…non sarò considerato eretico se sostengo che buona parte dei benefici portati dai nuovi misuratori sono direttamente collegati proprio all’aumento della capacitazione dei clienti…..d’altra parte questa è la ragione principale alla base della discussione! Il perché è chiaro: più io cliente mi rendo conto di quanto consumo, più ci sto attendo, più energia si risparmia, meno inquinanti vengono rilasciati nell’atmosfera, meno investimenti in infrastrutture saranno necessari ecc.ecc.

Ma per raggiungere questa capacitazione (ed adempiere agli obblighi imposti dal d.lgs 102/14) è necessario un investimento così elevato? Non sarebbe come sparare ad una formica con un bazooka? Non ci sono altre strade?

E allora veniamo all’alternativa numero 2. In questo caso, si dovrebbe puntare a sviluppare fino in fondo le proposte avanzate sul tema dell’Energy Footprint (vedi DCO 186/2015/R/eel) e studiare il modo più efficace per mettere a disposizione del cliente, tramite il venditore, le informazioni sui suoi consumi che finora gli sono state virtualmente precluse (ripeto: display e attuali bollette non contano e i fatti lo dimostrano chiaramente). A questo dovrebbe essere affiancato un utilizzo massiccio dei apparecchi simil-SmartInfo (e in commercio ce ne sono già moltissimi). In una ottica di luuuuuuunghissimo periodo, si potrebbe addirittura pensare alla possibilità, di mettere a disposizione del cliente, sempre tramite l’apposita App del venditore, i dati che lo riguardano presenti nel Sistema Informatico Integrato (ma questa forse è fantascienza). I costi associati sono molto più limitati rispetto al caso precedente, mentre il risultato finale è mediamente lo stesso: il cliente risulterebbe capacitato. Di conseguenza, sotto questo secondo scenario, l’analisi ABC dei misuratori 2G potrebbe non avere un esito positivo.

E che ne sarà dei misuratori, in questa seconda opzione? Beh…è evidente che prima o poi (ma qui sarebbe più poi che prima) dovranno essere comunque sostituiti ed è quindi cosa buona e giusta iniziare subito a discuterne.

Qualora, però, si decida che la capacitazione del cliente debba avvenire tramite il venditore e con misure diciamo più soft, allora, tanto per iniziare, si avrebbe più tempo per discutere, effettuare tutte le analisi opportune, avvantaggiarsi di qualche altro sviluppo tecnologico e prendere tutte le decisioni, anche tecniche, del caso. Ad ogni modo,però, in questo scenario – e qui trova risposta il secondo interrogativo sollevato – la misura si dovrà concentrare al massimo sull’affidabilità e sulla efficienza dell’intero processo, dall’installazione del misuratore alla raccolta/validazione/messa a disposizione dei dati.  Si dovrà, cioè, puntare ad ottenere, per il maggior numero di pod possibile, il maggior numero di misure valide nel più breve tempo possibile e queste, tra l’altro, dovranno essere strutturate in modo tale da fornire un aiuto effettivo alle necessità conoscitive del cliente.

In altre parole, la misura dovrà fare la misura.

Restiamo quindi in attesa dei prossimi sviluppi sui temi qui trattati, con la (segreta?) speranza che siano presto chiariti i ruoli e i compiti che saranno affidati ai singoli soggetti in gioco.

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore)

SMILE, You Are on Tutela (But It Looks Like the Free Market)!

Come esimersi dallo scrivere qualche riga su uno dei procedimenti più importanti di quello che ha tutte le carte in regola per essere ricordato come l’autunno caldo della regolazione (Off Topic…solo a settembre scadono ben 11 consultazioni!!!)?

Semplicemente, non si può! E quindi eccomi qui, incurante che la news sia un po’ passatella….ma oh…che volete…ero in vacanza! E non è che non ci abbia provato…Ho tentato di sedermi al tavolo e buttare giù qualche idea, ma mi sono immediatamente reso conto che l’impresa era al di là delle umane possibilità! Sapete come vanno queste cose…anche se lo spirito è indomito, la carne è debole…Specie dopo pranzi da 10 portate!

Ma veniamo al nostro procedimento, avviato con delibera  271/2015/R/com e nel cui ambito è stato da poco (‘nzomma…) pubblicato il DCO 421/2015/R/eel contenente gli orientamenti relativi al primo step della riforma delle tutele di prezzo, per ora limitate al settore elettrico e, in particolare, ai soli clienti finali non domestici (eventualmente con potenza impegnata > 1,5 kW).

La parte più intrigante di tutto questo sconvolgimento epocale (perché tale è, che lo si voglia o meno) è la sfida all’ultima curva tra Autorità, Ministero e i (molti) stakeholder, caratterizzata da continui sorpassi, controsorpassi, fughe solitarie e rincorse all’ultimo respiro (non fate quelle facce….è appena passato il weekend del GP di Monza!).

Che in qualche modo l’attuale ordine mondial-italiano dei mercati retail fosse destinato a cambiare, credo che tutti lo sapessimo, sotto sotto….con buona pace delle dotte analisi su cosa sono o non sono le condizioni economiche definite dall’Autorità e delle varie e variegate posizioni relative alla possibile distorsione del mercato causata dall’ingombrante presenza dell’Acquirente Unico.

Restava da vedere il come…..E non è poco!

E proprio su questo come, dopo una serie di finte, imboscate e false partenze, negli ultimi tempi sembra si stia iniziando a fare sul serio. Ma andiamo con ordine e facciamo un brevissimo riassunto delle ultime puntate:

  • Inverno 2014: ipotizzata abolizione tutela dal 2015;
  • Primavera 2015: si cambia! Ora l’abolizione è dal 2018;
  • Estate 2015: Ok ad abolizione dal 2018, ma vincolata al verificarsi di x-alla-enne condizioni, tra cui l’allineamento dei pianeti (ed il conseguente risveglio di Chtulhu che attende sognando….), sennò si aspettano altri 6 mesi (e poi altri 6, e ancora 6 e poi arrivano gli Iron Maiden)

Ci si riferisce ovviamente all’evoluzione del DDL Concorrenza, in questi giorni di nuovo in discussione presso le commissioni parlamentari. A ciò vanno poi aggiunte le numerosissime analisi, dichiarazioni, botte e risposte sul tema della tutela (e sul ruolo dell’AU) che si sono susseguite sulla stampa specializzata e non. Vedasi, ad esempio, quanto scritto da Chicco Testa (cfr. articolo su QE del 26 marzo 2014) o da Rizzo (cfr. articolo su Corsera del 5 febbraio 2014), senza contare gli immancabili giochetti di palazzo (ricordate l’emendamento fantasma sull’abolizione dell’AU e la privatizzazione del GME?).

In questo scenario a dir poco caotico, l’Autorità, per ovvi motivi, non poteva restare in disparte e, come spesso capita, ha ben deciso di non giocare di rimessa, ma di prendere l’iniziativa e attaccare gli avversari (metaforici, ovvio), ancora non organizzati e con poche idee e ben confuse in testa, con una manovra a tutto campo. Ciò, nella pratica, si traduce con la pubblicazione del DCO 421/2015/R/eel.

La strategia di fondo è abbastanza chiara: tentare di superare l’attuale sistema a prescindere di quello che si deciderà nelle segrete stanze della Ka$ta (!!1!), senza sottostare alle sue ingerenze e senza, evidentemente, andare contro la normativa vigente. Infatti, qualora il disegno dell’Autorità dovesse avere successo, si arriverebbe al fatidico 2018 (+ 6 Mesi*N) con una tutela sostanzialmente svuotata e un nuovo meccanismo di “ultima istanza” (che non contemplerà più la tutela di prezzo) per chi dovesse rimanere senza fornitore.

In quanto al metodo, nonostante le varie  opzioni analizzate, quello preferito sembra essere il “Metodo 2.A -V. 2” (il che fa molto film di fantascienzio/politico….tipo: “Dannazione John….il Comitato ha avviato il Metodo 2.A….Non possiamo fare più niente….C.J. è spacciato!!!!!).

Ciò implica una nuova architettura del mercato retail, dove nel vuoto esistente tra mercato libero e servizio di ultima istanza, viene gettato il ponte della Tutela SIMILE (Chi ha coniato l’acronimo merita il mio massimo rispetto e il conferimento della gran croce dell’ordine dei Gran Mogol, grado Rodolfo Cimino – il che, per chi sa di cosa parlo, è evidentemente un onore immenso).

Il nuovo assetto sarà quindi tripartito (un classico già a partire dall’antica Gallia):

  • Mercato Libero, a tendere unica modalità di approvvigionamento.
  • Servizio di Ultima Istanza (o come si chiamerà), che farà da materasso ai clienti troppo pigri per scegliersi un fornitore sul mercato libero e a quelli rimasti senza. La particolarità è che questo servizio, nella sua forma finale, non dovrà fornire una tutela di prezzo e, quindi, potrà essere benissimo strutturato in modo tale da  ridestare l’ignavo cliente dal suo torpore e spingerlo a darsi una mossa e trovarsi un fornitore sul mercato libero. Le condizioni economiche, comunque fissate dall’Autorità, sconteranno infatti un costo unitario maggiore delle attività di commercializzazione (causa diminuzione clienti su cui ripartire i costi), ma anche un costo della materia prima maggiore, dato che (venendo meno la tutela di prezzo) questo ricalcherà il costo spot dell’energia registrato nel periodo e, soprattutto, non comprenderà più i costi generati dalle varie coperture messe in piedi dall’AU per tutelare i clienti da possibili picchi di prezzo.
  • Tutela SIMILE (WIP), che è un cripto-omaggio al mondo anglosassone dato che rappresenta la trasposizione in energetichese della Terza Via di Blairiana memoria (né liberismo spinto, ma nemmeno una regolazione pervasiva e asfissiante).

Diamo una occhiata da vicino a questa terza via e vediamone i tratti salienti:

  • A chi è diretta? Nella prima fase sperimentale, ai soli clienti BT altri usi (eventualmente con potenza impegnata > 1,5 kW). Pochini, ma è pur sempre una sperimentazione….se tutto andrà come desiderato, la platea si amplierà.
  • Chi la offre? I venditori operanti nel mercato libero in possesso di determinate caratteristiche: (i) economico-finanziarie (no procedimenti fallimentari o simili pregressi o in corso); (ii) Gestionali (onorabilità e professionalità degli amministratori); (iii) Operative (attività connesse all’approvvigionamento e gestione clienti). I venditori, però, avranno un tetto al numero di clienti che potranno rifornire in tutela SIMILE (e la sua definizione, assolutamente non chiarita dall’Autorità, è uno dei punti centrali del nuovo assetto del mercato e dovrà tener conto anche delle modalità di definizione dello sconto – cfr. infra) e, udite-udite, sarà prevista la possibilità di rifiutare un cliente (quindi la black list uscita dalla porta rientra dalla finestra…..ecco, l’ho detto!).
  • Come? I venditori con le “carte in regola” saranno liberi di partecipare ad una procedura concorsuale (gestita da un Amministratore…magari l’AU?!). Nel caso del Metodo 2.A – V.2, poi, il processo di scelta del fornitore della tutela SIMILE da parte del cliente sarà centralizzato: i clienti accederanno ad un apposito sito, vedranno quale fornitore ha ancora capienza e attiva la fornitura. Anche l’accettazione o rifiuto sarebbero comunicate tramite il sistema centralizzato.
  • Quanto? Il fornitore, in sede i procedura di assegnazione, dovrà offrire uno sconto sulla PCV (corrispettivo previsto dalle condizioni economiche della maggior tutela a copertura dei costi di commercializzazione del servizio di vendita). A seconda del metodo adottato in queste procedure verrà poi definito il corrispettivo PCV effettivamente applicato ai clienti: quello offerto in sede di gara (nel caso Pay as Bid) oppure unico per tutti e derivante dallo sconto offerto dal fornitore aggiudicatario che ha offerto lo sconto minore (Nel caso Marginal Price). Evidentemente, ognuno dei 2 metodi crea una specifica distorsione (d’altra parte, il metodo perfetto non esiste): nel primo caso, un fornitore molto forte sul lato acquisto potrà offrire uno sconto maggiore ai potenziali clienti e accaparrarsene una larga fetta (quindi, qui sarà importante come saranno definiti i tetti massimi), mentre nel secondo caso ci sarebbero meno incentivi a “buttare il cuore oltre l’ostacolo” tramite una politica di sconto aggressiva e gli esercenti più forti lato acquisti otterrebbero margini comparativamente maggiori. Allo stesso modo, è evidente che, in teoria, lo sconto massimo che un fornitore sarà disposto ad offrire sarà pari alla differenza tra le condizioni economiche definite dall’Autorità per il servizio di maggior tutela (peraltro destinate a cambiare comunque e a diventare tendenzialmente più gravose delle attuali. Questo è un punto-chiave) e quanto riesce a risparmiare sul costo per l’approvvigionamento dell’energia rispetto all’AU (che, a condizioni rinnovate, avrà comunque il ruolo di approvvigionatore dell’ultima istanza). Ad ogni modo, mica sarà tanto facile avere sconti significativi!
  • Quando? Per un anno, non prorogabile. Poi o ti trovi un fornitore sul mercato libero o te la vedi con l’ultima istanza. Ad ogni modo, saranno introdotte ulteriori migliorie in materia di recesso dal contratto di maggior tutela, in modo da evitare qualsiasi ostacolo, anche il più piccolo, alla possibilità di passare al mercato libero.

Come vedete, rimane escluso un punto, anche di grande importanza: il PERCHÉ.

Cosa mai dovrebbe/potrebbe spingere un cliente a passare dall’attuale tutela alla Tutela SIMILE? Perché dovrebbe? Lo sconto probabilmente non potrà essere così massiccio e decisivo (rispetto anche alle novellate condizioni dell’ultima istanza) da risvegliare la voglia di cambiamento del cliente e convincerlo a passare in questa “terra di mezzo” per un solo, breve anno….con poi lo sbatti di doversi trovare una offerta sul mercato libero adatta alle sue esigenze. D’altra parte, non è nemmeno chiaro (specie nella versione V.2) come farà il cliente (esistente, non quello di nuova attivazione) ad essere perfettamente cosciente che c’è la tutela SIMILE: quali sono i metodi per pubblicizzarla?

D’altro canto, è difficile capire fino in fondo quali possano essere le motivazioni che dovrebbero guidare il fornitore: perché “sprecare” le proprie forze per offrire un forte sconto per la Tutela SIMILE, per poi magari perdere il cliente dopo poco tempo? Se si è così bravi, non vale la pena  buttarsi senza riserve sul mercato libero? Lì, almeno, non c’è la sicurezza che dopo un anno il contratto scadrà! Inoltre, potresti vendergli anche altri servizi a valore aggiunto. Allo stesso modo, sarebbe strano che il fornitore metta in piedi di sua sponte un battage  pubblicitario per promuovere la Tutela SIMILE: anche in questo caso, meglio dirottare le risorse scarse sulle proprie offerte sul mercato libero, no?

A meno che, questa Tutela SIMILE (in stretta collaborazione con la nuova metodologia di copertura dei costi sostenuti da AU per l’acquisto di energia elettrica destinata ai clienti coinvolti nella sperimentazione) non sia altro che un astuto gioco di prestigio, dove il prestigiatore distrae il pubblico facendogli guardare esattamente quello che vuole e nel frattempo il trucco è già successo altrove.

Prima di chiudere, un’ultima considerazione: se il gioco dovesse riuscire solo parzialmente, che succederà al momento della cessazione dei servizi di tutela? Passeranno tutti tranquillamente e ordinatamente in ultima istanza? Ne siamo proprio sicuri-sicuri? Mah…!

Per ora, comunque, non ci resta che aspettare.

Alla prossima puntata!

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore)

DdL Concorrenza (Energia): L’Eterno Ritorno dell’Uguale…Ancora?!

nico

I 3 articolo del Ddl Concorrenza sul tema energia (escludiamo la distribuzione carburanti) mi hanno fatto venire in mente una roba che, come hai fatto tu, tantissimi ragazzi studiano negli anni beati del liceo, dove, tra una cosa e l’altra, un professore di filosofia e storia (io me li immagino sempre un po’ ex-sessantottini e un po’ – giusto un filo, non troppo – delusi da come poi sono andate le cose) ti parlava di questo filosofo tedesco dal nome impronunciabile, tale Nietzsche, che tra le altre idee ne aveva una piuttosto interessante: quella dell’eterno ritorno.

In base a questa idea, grosso modo, l’esistenza è un un ripetersi eterno di fatti e situazioni già accadute e ciò è accettato, sopportato e addirittura voluto dal super uomo (che dice eternamente si a tutte le cose…..ce la ricordiamo la lezione o quel giorno eravamo un po’ distratti, magari dalla compagna di classe carina del terzo banco?!Si, si….la bionda…no, non la bruna….quella era seduta al quinto e ti stava pure antipatica, che non passava mai).

Ma perché questa introduzione finto-colto-chic (e pure un po’ troppo lunga)?! Perché i 3 articoli sembrano dimostrare perfettamente il concetto appena espresso: tutto si ripete, eternamente, e per giunta nemmeno per caso, ma perché qualcuno lo ha voluto, lo vuole e lo vorrà sempre.

Ma cos’è che questo signor qualcuno vuole?! Evidentemente fare annunci roboanti (abbiamo abolito la tutela, detto con voce trionfale e a reti unite) senza voler apertamente scontentare nessuno.

Mentre gli art. 19 e 20 superano gli attuali meccanismi di tutela (dal 2018, e ci sta…..eccome se ci sta…anche se 3 anni è un tempo più che sufficiente per “svuotare” il mercato tutelato ) e permettono, quindi, annunci urbi et orbi, ecco che l’art. 21 zitto-zitto, come un novello ponzio pilato, sposta su altri tavoli – molto meno mediatici e telegenici, ovviamente – la responsabilità di attuare nei fatti questo passaggio storico.

Si perpetua (in un eterno ritorno, appunto) il famigeratissimo rimando a decreti vari ed eventuali (conditi, ma non può essere altrimenti, dai soliti “sentito tizio….interpellato caio……in concerto con sempronio”) per dare sostanza ai sogni. Il punto essendo: il parlamento indica grosso modo la via, ma poi andatevi un po’ a scornare altrove che a noi i tecnicismi non interessano nemmeno un po’ e non vogliamo apertamente scontentare o favorire qualcuno rispetto a qualcun’altro.

E quindi, per l’ennesima volta, sarà un DM a dover chiarire tutti i punti necessari per superare lo status quo. E, si badi bene, non DM qualsiasi, ma un DM dove la M evidentemente sta per Minestrone visto che dentro c’è di tutto: brand unbundling, morosità, procedure di switching, e ovviamente monitoraggio prezzi prima e dopo e garanzia di piena informazione della clientela.

Ho il sospetto, però, che la vera partita si giocherà su una frase che passa decisamente in sordina e che sembra buttata lì quasi per caso o tanto per raccordare qualche periodo: “ulteriori misure volte a facilitare la mobilità dei clienti” (che non sembrerebbero essere quelle per il miglioramento del processo di switching o di fatturazione, che vengono indicate successivamente). Non saranno, mi domando, quelle misure (tutt’altro che “altre”) finalizzate a stabilire che fine faranno i clienti attualmente serviti in regime di (maggior) tutela?! Anche qui, se confermato, si dovrebbe parlare di eterno ritorno…in questo caso del nascondere il busillis tra le pieghe normative.

Per fortuna, si tratta di un Ddl e quindi c’è tempo per qualche correzione volta a specificare e chiarire un po’ meglio le questioni, fissare alcuni punti fermi, tracciare direzioni chiare e precise per le azioni susseguenti ecc.

In altre parole, c’è ampio spazio per interrompere questo eterno ritorno che – non essendo noi superuomini – oramai ci è difficile accettare o (ancora meno) volere.

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore).

Mercato Retail: Perché le associazioni dei consumatori sono contrarie?

Personalmente non capisco la ritrosia delle associazioni dei consumatori sul superamento del Servizio di Maggior Tutela EE/Tutela Gas.

Certo, possiamo – anzi, dobbiamo – discutere sulle tempistiche e sui doverosi controlli (e ovviamente dei relativi poteri) che tutti gli attori coinvolti, primi tra tutti l’AEEGSI e l’AGCM, dovranno svolgere, ma è difficilissimo pensare che oggi i consumatori non siano pronti.

Questi consumatori, ovvero tutti noi, hanno già ampiamente dimostrato di essere pienamente in grado di scegliere tra miriadi di offerte in base alle loro esigenze. Esempi lampanti sono i servizi telefonici fissi e mobili, le PayTV e ovviamente i servizi di connettività internet, fissa e mobile (e la lista potrebbe allungarsi ancora). Sulle offerte di questi servizi, oramai, noi tutti ci destreggiamo come il miglior squalo di wall street tra titoli e obbligazioni. Quanti, onestamente, possono rimpiangere la vecchia SIP o una TV con la sola RAI 1?!

Certamente questo non è avvenuto dall’oggi al domani e senza scossoni.Ha richiesto del tempo (specie in Italia….). Tutti noi ricordiamo – quasi con orrore – le prime offerte dei vari operatori….come dimenticare, ad esempio, il costo inconcepibilmente elevato degli SMS fino a pochi anni fa (diciamo fino al 2003-5?)! E come dimenticare che, mentre già nei primi anni 2000 in Europa già esistevano offerte “tutto compreso” (incluso cellulare), da noi ancora si pagava lo scatto alla risposta (o qualche altra assurdità simile!).

Tuttavia, col tempo il caos primordiale di quelle prime, confuse, offerte gettate in pasto ad un pubblico piuttosto ignaro, è stato ordinato dal “demiurgo” del mercato in qualcosa che ad oggi è difficilmente classificabile come “astruso” o “incomprensibile”: paghi X Euro al mese e noi ti diamo Y prestazioni.

Chiarissimo. Semplice. Efficiente.

Siamo stati noi, con le nostre scelte, a plasmare questo ordine: le offerte poco chiare, fuori mercato o troppo complicate, semplicemente, non sono state scelte e, quindi, si sono estinte.

Di conseguenza, possiamo benissimo far tesoro degli errori passati e cercare di non commetterli nel settori dell’energia elettrica e del gas. Ciò è possibile anche e sopratutto grazie all’evoluzione della società italiana negli ultimi vent’anni (niente battute…please!) in tema di “cultura della concorrenza” generata, oltre ad un confronto immediato e diretto con realtà estere, anche dalle esperienze descritte in precedenza (Senza contare che anche l’attuale situazione economica potrebbe giocare un ruolo positivo).

Non mi aspetto, ovviamente, che il passaggio da logiche tutelate a mercati pienamente concorrenziali sia privo di scossoni…Sarebbe alquanto sciocco farlo. Però sono convito che la fase di assestamento (dal caos di offerte poco comprensibili e confuse all’ordine di offerte in qualche maniera più standardizzate) sarà molto più breve rispetto ai settori che hanno affrontato questa difficile sfida in passato. Questo perché già qualcuno ha aperto la via ed individuato le principali insidie, che ora sono ben evidenziate in tutte le mappe a disposizione dei futuri viandanti.

Questa via, però, non può essere percorsa senza l’aiuto di una adeguata strumentazione, validi giudici di percorso e un fidato compagno di viaggio.

Tocca quindi al Governo individuare il tracciato più adeguato alla situazione, cosi da minimizzare la durata del viaggio, renderlo il più confortevole possibile ed evitare le insidie già segnalate sulle mappe disponibili, mentre le due Autorità (Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato) dovranno individuare gli strumenti tecnici che garantiscano che il viaggio si svolga lungo il percorso previsto, sia privo di eccessivi scossoni ed evitare che qualcuno possa “fare il furbo” tagliando per scorciatoie segrete. Infine, le associazioni dei consumatori dovranno accompagnare i consumatori in questo viaggio, suggerendo di volta in volta la corretta interpretazione della mappa e della bussola e dando un grande supporto al viandante (ma anche ai giudici) ogni qualvolta si trovasse in difficoltà.

Dato che i giudici e i compagni di viaggio si qui hanno dato grandi prove di valore, non dubito che saranno in grado di svolgere il loro oneroso compito al meglio. Per quanto riguarda le mappe e le bussole, invece, i cartografi sono alacremente al lavoro e non resta che aspettare che completino il lavoro, speriamo recependo anche suggerimenti provenienti dagli altri soggetti coinvolti.