Smart Meter 2G, facciamo il punto

Lo scorso 20 Gennaio, con la presentazione da parte di E-Distribuzione del proprio piano di messa in servizio degli smart meter 2G, si è conclusa la fase consultiva del processo di approvazione di tale piano e la palla è, quindi, passata all’Autorità che dovrà deliberare – entro marzo, a quanto dichiarato – in materia e, in particolare, decidere se il piano potrà imboccare l’autostrada del fast track o dovrà passare dalla mulattiera dello slow track,. Inoltre, tale delibera dovrà dare indicazioni in merito alla c.d. spesa standard annuale di capitale e definire il piano di sostituzione convenzionale.

Possiamo quindi permetterci qualche osservazioni in materia con maggiore tranquillità.

Il punto caldo dell’intera questione, recentemente affrontata anche da autorevoli commentatori (vedi qui, ad esempio), è se sia o meno opportuno sostituire gli attuale misuratori elettronici di prima generazione (di seguito: 1G) con misuratori di seconda generazione (di seguito: 2G) o se sia meglio individuare soluzioni alternative/aspettare ancora un po’ e sviluppare uno strumento ancora più performante di quello proposto.

Prima di affrontare tale questione, però, è opportuno e necessario sgombrare il campo da alcune imprecisioni che, volute o meno, vanno a colpire la pancia dei consumatori con il risultato (voluto? Domanda retorica!) di provocarne lo sdegno & indignazione.

A tal fine. facciamo un brevissimo excursus dei dati disponibili e della regolazione applicabile.

Innanzitutto, il costo del misuratore: Utilizzando i dati presenti nel PMS2 predisposto da E-Distribuzione (che è disponibile qui), è possibile stimare un valore pari a circa 93 €/unità in servizio nel periodo 2017-2025, ovvero il periodo di sostituzione massiva, e di € 140/unità messa in servizio nel periodo 2026 – 2031, quando la gestione sarà effettuata “on-condition“. In generale, prezzo medio per unità in servizio nell’intero periodo di piano sarà pari a circa 99 €/unità in servizio.

Si devono poi aggiungere tutta una serie di altri costi (concentratori, sistemi centrali,ecc) che generano un costo medio unitario di circa 105 € (€98 in fase massiva, € 153 in fase on condition).

Si deve però considerare che i valori patrimoniali riportati nel piano incorporano una inflazione in arco piano definita dall’Autorità e che, seppur certamente derivante da fonti autorevolissime (DEF, Stime BCE o che altro), ad oggi sembra al minimo sovra stimata: l0 0,5% nel 2017, l’1% nel 2018 e poi in media l’1,6% nel periodo 2019-2032…Roba da trasformare l’austero Mario Draghi nel leader della LOVE parade di Berlino! Di conseguenza, il costo medio effettivo verosimilmente sarà più basso (diciamo sui €100/unità in servizio).

Infine, si deve considerare l’effetto della matrice IQI predisposta dall’AEEGSI che però potrebbe essere sia positivo, che negativo a seconda di (i) rapporto tra stima E-distribuzione/Stima AEEGSI sui capex unitari e (ii) costo unitario annuale effettivo sostenuti da E-Distribuzione. Si può andare da un incentivo massimo di circa il 5% del costo unitario di capitale ad una penalità massima di circa il 7%.  Ad ogni modo, una stima attendibile su questo elemento è oggi impossibile.

Nella tabella seguente trovate i dati quantitativi, estrapolati dal PMS2 di E-Distribuzione, utilizzati per le stime:

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In generale, quindi, ci si può sbilanciare ed affermare che il costo unitario del sistema di misura 2G è comparabile con quello attuale, di prima generazione. Tra l’altro, E-Distribuzione non ha fatto mistero di confidare, proprio in virtù di ciò, di poter accedere  al fast track per la valutazione ed approvazione del proprio piano.

Stabilito che, a livello di costo, poco/nulla cambia tra installare misuratori 1G o misuratori 2G, bisogna individuare chi paga.

Tali costi – ammortamento del costo del misuratore in 15 anni e la remunerazione del capitale (oggi 5,6%) – , ovviamente, saranno pagati in bolletta dai clienti finali….come normale che sia, aggiungerei, dato che si tratta di investimenti infrastrutturali in attività (strettamente) regolate –  in quanto monopoli naturali -realizzati per erogare a tali soggetti un servizio (pubblico) con caratteristiche coerenti con quanto previsto dalla regolazione e, nel caso specifico, dalla normativa.

Si deve però considerare che la regolazione adottata dall’Autorità, proprio al fine di scongiurare il rischio di improvvise fiammate tariffarie, per il riconoscimento in tariffa degli investimenti prevede il ricorso alla rata costante  (in breve, se la sostituzione avvenisse in un unico anno  con un investimento di 150 da ammortizzare in 15 anni e remunerato al 5,6%, i clienti dovrebbero pagare ogni anno circa 14€, il che significa che nei primi anni “soffre” un po’ il distributore e negli ultimi anni il cliente. Da notare che con le regole attuali”soffrirebbe” solo il cliente).

Da ultimo, non bisogna dimenticare che i nuovi investimenti per i misuratori 2G saranno riconosciuti con un meccanismo – piuttosto cervellotico -basato sul piano di dismissione convenzionale 1G e sullo speculare piano di messa in servizio 2G: sostanzialmente, se nell’anno X si conclude l’ammortamento di Y misuratori 1G, tale piano prevede – convenzionalmente – che venga installato lo stesso numero Y di misuratori 2G che verrano poi effettivamente riconosciuti a livello tariffario (rectius, viene riconosciuto il minimo tra il numero di misuratori installati effettivo e quello previsto dal piano convenzionale). In questo modo, quindi, si cerca di adottare una logica “rolling” nel riconoscimento degli investimenti che tende a minimizzare – anche insieme agli elementi prima ricordati – aumenti sgraditi e sgradevoli delle tariffe.

Sono infine previste sanzioni tariffarie  in caso di mancato rispetto del piano proposto, e anche piuttosto salate.

Bene, finito il nostro saccente excursus possiamo concentrarci sul cuore della questione: questa sostituzione s’ha da fare (meglio, si doveva fare) oppure no?

Secondo me il punto focale, a prescindere da quanto richiesto dalla normativa (D.lgs 102/2014), è che i misuratori 1G di E-Distribuzione sono comunque da cambiare: come è possibile vedere dai dati pubblicati nel suo PMS2, al 2017 i misuratori che hanno superato i 15 anni di vita sono circa 4,3 mln, cifra che sale a circa 19 mln al 2019, fra soli 2 anni.

Si potrà sempre obiettare che non è necessario sostituire questi misuratori dato che, essendo entrati in esercizio prima del fatidico ottobre 2006, non rientrano nel novero di quelli oggetto di verifiche metrologiche legali periodiche e, quindi, possono essere utilizzati in secula seculorum (sempre che non vengano rimossi). Tuttavia, non mi sembra una grande idea perseverare nell’errore e continuare come se nulla fosse! Meglio sarebbe approfittare dell’occasione e procedere all’eliminazione di questo vulnus.

Si potrebbe però dire, a questo punto, “ok, dai, va bene…sostituiscili, ma perché devi utilizzare questi 2G? Puoi continuare con gli 1G che funzionano e nel frattempo vediamo se è possibile fare qualcosa di più figo (allo stesso costo o meno)”. Si potrebbe anche fare, ma ci sono alcune elementi da valutare:

  • I 2G costano più o meno come gli 1G (vedi su)
  • I 2G hanno funzionalità molto più avanzate degli 1G
  • Se installo gli 1G ho 2 problemi:
    • Procedo “on condition, ovvero quando si rompono i misuratori installati o comunque quando c’è necessità? la sostituzione sarà più lunga e molto più inefficiente e, quindi, costosa (far uscire un tecnico per cambiare un solo misuratore in un appartamento costa molto di più che far uscire lo stesso tecnico per fargli cambiare i misuratori di tutto un palazzo). Senza contare che (i) rimane il problema dei vecchi misuratori non certificati (si potrebbe dire “e vabbeh..ce si siamo tenuti finora, non sarà qualche anno in più a fare la differenza”), (ii) non posso fornire alcuna funzionalità evoluta alla clientela, (iii) con l’invecchiare del parco contatori cresce la probabilità di disservizi (guasti, letture sballate e tutte quelle cose belle lì), cosa che fa diminuire il già basso livello di fiducia dei clienti nel mercato. Il che, nell’attuale fase di mercato, non mi sembra una cosa particolarmente intelligente.
    • Predispongo un piano massivo? Devo essere conscio che ciò sostanzialmente mi preclude la possibilità di passare ad un sistema più evoluto in tempi brevi: dopo che in 2/3 anni ho sostituito qualche milione di misuratori con 1G nuovi, è pensabile pensare di iniziare ad installare dei nuovi e superfighi misuratori, magari 4G e che fanno pure il caffé? E di quelli nuovi che nel frattempo ho installato che ci faccio? Li butto, con una grossa perdita economica? Li tengo  in esercizio fino allo scadere dei 15 anni, generando così una Italia spaccata a metà e, cosa ben peggiore, creando una inefficienza pazzesca dato che bisogna tenere in vita 2 sistemi di misura sovrapposti (e si badi bene: per quanto retrocompatibili è impensabile che dei misuratori diversi tra loro possano funzionare a pieno regime con lo stesso sistema centrale+concentratori)? Chi paga tutto ciò? (suggerimento: inizia con c e finisce con liente)

Senza contare, poi, la dura realtà dei fatti: i 2G, le cui caratteristiche rispondono a quanto richiesto dalla normativa e dalla regolazione, sono stati sviluppati, industrializzati e – presumibilmente – anche messi in produzione massiccia e sono pronti ad essere installati. Che ci facciamo? Cambiamo la normativa e li buttiamo a mare? E i sunk cost derivanti chi se li accolla? (vedi suggerimento precedente)

No, da come stanno le cose la soluzione più razionale è quella di sfruttare l’occasione e installare dei misuratori di nuova generazione. Ciò, tra l’altro, porta benefici ad entrambe le parti in gioco:

Da una parte, E-Distribuzione (ma anche il cliente, naturalmente!) ha interesse ad investire nella propria infrastruttura, e nello specifico nei misuratori 2G, per tantissimi motivi, tecnici ed economici.  Tra i primi, possiamo citare, ad esempio, il miglioramento del monitoraggio della rete in generale e delle interruzioni in particolare (funzionalità last gasp, molto utile), nonché delle performance del sistema di misura (grazie ai 2 canali di chain 1), mentre tra i secondi, oltre agli attesi aumenti di efficienza in alcuni processi-chiave sia aziendali (manutenzioni/perdite “commerciali”/pronto intervento in caso di interruzioni) che di sistema (settlement), è fondamentale il mantenimento di un adeguato n livello di RAB, cosa necessaria per restare appetibili agli occhi del mercato/analisti/investitori e assicurarsi un futuro prospero (con tutto quello che ciò comporta: investimenti, occupazione, riflessi positivi sui territori gestiti ecc.).

Dall’altra, ci sono i clienti. Per questi, il passaggio agli smart meter 2G, segna un grosso balzo in avanti in termini di capacitazione (marchio registrato), almeno potenziale, dato che permette di superare il peccato originale dell’attuale sistema 1G: essere sostanzialmente chiuso ai clienti finali (con buona pace del mitologico display a cristalli liquidi che nemmeno le calcolatrici che uscivano dai fustini di detersivo del discount e utile quanto una forchetta per bere il brodo). E’ indubbio, infatti, che la possibilità (parola chiave, cfr. infra), di poter monitorare in tempo reale i propri consumi è di enorme importanza per rendere palese il vincolo causale tra comportamenti->consumi->bollette, cosa oggi impossibile. La disponibilità crescente di tali informazioni permetterà – finalmente – l’accumulo di conoscenza da parte dei clienti finali che, in questo modo, capiranno sempre più le caratteristiche base del settore (oggi del tutto oscuro) e saranno in grado di meglio barcamenarsi nel procelloso mare delle offerte presenti nel mercato elettrico. Inoltre, all’aumentare della conoscenza del mercato da parte del cliente, queste ultime andranno inesorabilmente ad aumentare di numero e, soprattutto, di raffinatezza in modo da soddisfare le richieste – crescenti – di una clientela sempre più conscia delle proprie esigenze e delle conseguenze delle proprie scelte.

Sul tema della disponibilità dei dati è poi doveroso aprire una parentesi: le caratteristiche base dei misuratori 2G (Allegato A alla Delibera 87/2016/R/eel) comprendono tra l’altro la “Segnalazione al dispositivo (il famoso “smart info”, ndr) di imminente intervento del limitatore, in relazione alla derivata in aumento della potenza istantanea“, mentre i dati sui consumi – sebbene non validati – avranno disponibilità immediata (come più volte ribadito anche dall’AEEGSI: cfr presentazione AEEGSI alle associazioni dei consumatori su smart meter 2G); questi ultimi, anche qualora fossero con granularità quartoraria, sarebbero comunque di grandissimo aiuto per i clienti finali/fornitori di servizi ad alto valore aggiunto dato che l’unità di tempo elementare del mondo elettrico è proprio  il quarto d’ora. Sul tema in esame, quindi, sostenere il contrario significa, nel migliore dei casi, sostenere qualcosa di errato.

Non dimentichiamoci infine che anche una fatturazione near real time basata su dati di consumo effettivi (possibile grazie al combinato disposto dell’acquisizione giornaliera e non più mensile delle letture e miglioramento della performance nell’esecuzione di tale attività), la possibilità di effettuare switch in pochissimo tempo/infra-mese e la possibilità di impostare offerte commerciali maggiormente su misura (grazie ad una maggiore granularità delle fasce orarie e facilità di configurazione) sono tutti elementi che contribuiranno fattivamente a trasformare radicalmente, seppur progressivamente il mercato nei prossimi anni.

Semplicemente, pensare che l’attuale configurazione del mercato elettrico retail possa sopravvivere immutata a se stessa ancora a lungo nell’era dell’informazione e del su misura è pura utopia. Ci vorrà del tempo, ma ci si arriverà. E un sistema di misura (ma sarebbe meglio chiamarlo informativo) che fornisca le a tutti i soggetti informazioni complete, attendibili e tempestive ed  è la pietra da cui partire.

Quando detto finora significa forse che siamo nel migliore dei mondi possibili? Assolutamente NO! Si potrebbe/sarebbe potuto fare di meglio? Certamente!

Innanzitutto, ci si poteva svegliare un po’ prima ed iniziare ad immaginare il misuratore del futuro con un certo margine, magari meno stringente, così da permettere analisi più approfondite su molte tematiche, non ultime le soluzioni tecniche da adottare, coinvolgendo ancora di più tutti gli stakeholder.

Inoltre, sarebbe opportuno meglio chiarire alcuni aspetti di interesse generale come ad esempio:

  • Quale sarebbe stato il delta costo unitario (i.e. per misuratore) nel caso di adozione di soluzioni alternative alla PLC per la chain 2 (quella misuratore->cliente) tali da permettere una connessione diretta tra misuratore e apparati nella disponibilità del cliente (ad esempio: WiFi, Bluetooth).
  • Fattibilità tecnica delle soluzioni appena ricordate. Difatti, non va dimenticato un elemento molto importante: non sempre i misuratori sono in casa! Se fossero centralizzati, magari in cantina, il Bluetooth non sarebbe nemmeno ipotizzabile…il WiFi non ne ho idea.
  • Il costo dell’ apparecchio tipo “smart info” e informazioni in merito: dove si compra, come si installa (è plug&play?!), interoperabilità (cioè..ne compro uno, di una qualsiasi marca e questo funziona senza problemi o qualcuno ha l’esclusiva?) ecc. ecc. (da considerare a latere che sulla fornitura di tale apparecchio si potrebbero fondare molte offerte commerciali….tipo i modem per le offerte adsl/fibra).
  • Quanto costa il singolo misuratore per gli altri operatori che dovessero decidere di convergere su tale modello/tecnologia?
  • Livello di performace atteso della chain 2, elemento cruciale affinché il sistema di misura si trasformi in un sistema informativo efficace ed efficiente al servizio del mercato.

Infine, un appunto. Ma veramente è possibile pensare che, per una società che mediamente investe ogni anno circa € 1 miliardo (€ 1.000.000.000) per interventi sulla propria rete, un investimento di € 4,4 mld in 15 anni precluda ogni altro tipo di investimento, finanche quelli importantissimi per aumentare la resilienza del sistema elettrico (su cui tra l’altro è in corso un importante tavolo tecnico operatori/RSE proprio sul tema dei manicotti di ghiaccio)?! No, dai…seriamente… non è evidentemente possibile se non con un grande esercizio di benaltrismo, specialità olimpica tutta italiana!

 

Delibera 117/2015/R/gas – Che Succede alla Misura Gas?

Nonostante le indagini annuali dell’Autorità incombano sul capo degli incolpevoli operatori, eccoci qui pronti a dare una occhiata più da vicino alla delibera 117/2015/R/gas che, nelle intenzioni dell’Autorità, andrà a migliorare non poco la situazione dell’attività di misura del gas naturale.

Prima di iniziare, una curiosa coincidenza: anche in questo caso (come per il DdL Concorrenza – DCO 77/2014/R/gas) la delibera è uscita quasi in contemporanea con la diffusione della notizia della combo procedura europea sul presunto incompleto recepimento della direttiva 2012/27 (direttiva efficienza europea) + procedura per non corretto recepimento del III pacchetto energia, che riguardavano, fra mille altre cose, anche la misura (gas).

Passando a cose più serie, innanzitutto bisogna domandarsi quali sono le delibere/testi unici impattati da questa riforma.

Certamente, quelli più colpiti sono l’attuale TIVG (delibera n.64/09) e la delibera n.138/04 (che ha un nome lungo e complicato, ma noi la chiameremo delibera switch gas).

Ci sono poi altre modifiche/riscritture di più lieve entità, alcune “velenose” (per me, la metodologia di validazione dell’autolettura che non deve precludere la validazione di una autolettura in assenza di misure effettive validate raccolte), altre tutto sommato classificabili come manutenzione/aggiornamento della regolazione.

Prima di vedere quali sono le novità più sfiziose sfornate dall’Autorità, dobbiamo chiarire che il messaggio di fondo della deliberazione è un sonoro”serrate le fila” rivolto all’attività, cui metaforicamente si intima di non sprecare alcuna misura.

Partendo dal TIVG, la prima modifica che salta all’occhio è certamente la rimodulazione degli obblighi di lettura. Rispetto al passato, infatti, si è deciso di dare maggior granularità alle classi (da 3 a 4) in modo da meglio modulare gli obblighi di lettura in base alla specificità degli utenti (considerando il consumo come driver per la differenziazione e ricercando un trade-off con le esigenze degli operatori). Di conseguenza, è comparsa una nuova fascia (consumi oltre 1.500 – fino a 5.000 Smc/anno, per cui la lettura dovrà avvenire 3 volte all’anno (che però non equivale ad una lettura ogni quadrimestre, visto che 2 intervalli sono di 3 mesi e l’altro di 6…). L’altra novità interessante – anche se meno immediata del precedente sistema di intercorrenze minime – è l’introduzione di un sistema di periodi rilevanti e di percentuali di copertura (80% fisso) degli stessi; in questo caso, l’obiettivo è quello di aumentare la qualità (meglio, la significatività) del dato raccolto (sempre che il tentativo vada a buon fine, ovvio): in questo modo – sempre che si riesca sempre ad effettuare la lettura – le bollette rispecchieranno meglio l’andamento dei consumi (sempre facendo la tara che per le 2 fasce intermedie i periodi rilevanti sono stimati a livello generale). Presumibilmente, questa novità porterà gli operatori a dover rivedere i propri piani di lettura e in qualche modo se ne dovrà tener conto (speriamo) nella componente tariffaria t(rac). Per gli utenti, i benefici saranno maggiori quanto più gli operatori riusciranno a rilevare la misura…..ma come vederemo si è lavorato anche su questo punto.

Sopo poi meglio raccordati gli obblighi di lettura con le disposizioni in tema di smart metering, dato che quest’ultimo era molto al di là da venire quando uscì la prima versione degli obblighi di misura. Anche in questo caso il senso è quello di migliorare la disponibilità e la qualità dei dati in possesso del sistema. Sempre a livello ipotetico, l’impatto della misura non è devastante (anche in termini di consumo batterie).

Ma nel caso non ci fosse nessuno a casa quando viene il letturista o se non funziona la telelettura?

Niente paura, come prima accennato l’Autorità ha potenziato non poco il processo di autolettura, probabilmente anche come mezzo per la famosa “capacitazione” dell’utente.

Ora l’intero processo è molto meglio strutturato di prima, così come sono meglio esplicitati gli obblighi dei vari attori in gioco. Si deve notare, però, che più che di novità in molti punti si può parlare di definitiva incorporazione nella regolazione delle best practice di settore, già applicate da tempo da molti operatori.

Senza entrare eccessivamente nel merito della “nuova” autolettura, si deve costatare un buon equilibrio globale del disegno, dato che (i) si impedisce ai clienti/venditori di inondare di teleletture il distributore, (ii) in caso di smart meter, si limita il ricorso all’autolettura a casistiche ben precise e, a fronte di questo, (iii) si richiedono tempistiche più stringenti per la validazione (e questo è sempre un problema….sopratutto pronti-via).

E nel caso il cliente abbia in casa o da qualche altra parte non accessibile e non abbia voglia/modo di inviare l’autolettura? In questo caso, l’onere (senza onore, però!) di cercare una via per strappare una misura di freddi ingranaggi del misuratore è affidata al distributore (e chi altro, sennò?!) che dovrà reiterare il tentativo e anche vedere se può provarci in altre ore! Da notare che l’articolo è scritto in modo leggermente ambiguo, dato che potrebbe interpretarsi sia come una possibilità per il distributore che come obbligo (specie considerando il tenore complessivo del provvedimento)….in ogni caso, è una complicazione niente male!

Novità anche in casa switching, poi…. Forse anche perché è l’Europa che ce lo chiede (a dire il vero, però, le novità introdotte non sembrano disinnescare al 100% le osservazioni avanzate nella messa in mora sul III Pacchetto Energia…specie sulla questione delle tre settimane per il cambio effettivo di venditore).

Anche su questo tema, l’azione del regolatore è rivolta ad aumentare quantità e qualità dei dati a disposizione del sistema. In questa direzione vanno, infatti, l’aumento della finestra temporale per la rilevazione del dato e la possibilità di utilizzare l’autolettura (che poi seguirà l’iter previsto dalle autoletture “normali”). D’altra parte,si registra un notevole “serrate le fila” in termini di tempistiche per la messa a disposizione delle letture (allineando le tempistiche “switching” a quelle generali – a loro volta unificate al sestultimo giorno lavorativo).

Interessante poi il fatto che anche il vecchio venditore potrà chiedere la verifica (e non solo quindi una mera richiesta dati): un po’ come il passato che ritorna, il vecchio venditore avrà influenza anche su un rapporto contrattuale che, a conti fatti, è tra soggetti a lui terzi. D’altra parte, bisogna riconoscere che per il cliente, specie piccolo e domestico, è una gran bella novità dato che non si dovrà più impazzire per cercare di risolvere il problema di una lettura di switch errata.

Tirando le somme, possiamo dire che la delibera 117/2015/R/gas ha dentro molte cose buone per il cliente finale, specie domestico. Le novità introdotte, però, non sono propriamente delle novità assolute….dei breakthrough regolatori, bensì l’assorbimento per osmosi di alcune pratiche già seguite da tempo dai principali operatori. Inoltre, rimane sempre da affrontare il tema principale dell’attività di misura nel suo rapporto con il cliente finale: la messa a disposizione facile, continua e pervasiva dei dati di consumo (come richiesto anche dalla direttiva efficienza energetica….e dalla relativa messa in mora).

Lato operatori, le novità dovrebbero sì incidere, ma non in maniera drammatica, specie se già venivano applicate alcune o tutte le pratiche ora rese obbligatorie. Resta però la difficoltà nel riorganizzare alcune attività alla luce delle nuove tempistiche/nuovi obblighi (tipo validazione e messa a disposizione dei dati, giro delle letture, routine per la telelettura, ecc). A questo proposito, poi, è piuttosto evidente l’assenza di una trattazione coerente del rapporto dei nuovi obblighi con i costi da essi derivanti, nonché l’assenza di previsioni per una loro valutazione e conseguente riconoscimento.

Detto questo, buona misura a tutti!

Smart Metering 2, la Vendetta del Consumatore

L’intervento di Babbo Nat…Miguel Cañete al Citizens’ Energy Forum di qualche giorno fa in cui affrontava il tema del futuro dello smart metering (qui il testo completo) mi spinge a qualche riflessione sul tema.

A quasi un decennio (parlo dell’ EE) dall’inizio della grande smartizzazione dell’attività di misura, il futuro di gloria preconizzato, si è effettivamente concretizzato? Per il gas, la domanda potrebbe essere declinata al futuro: si concretizzerà?

Evidentemente, la risposta cambia in base a chi la dà.

Il Sistema (ora elettrico, nel futuro anche Gas) dirà che alla fine, tutto considerato, ne è valsa certamente la pena. Molte attività si sono decisamente semplificate e velocizzate e, in fin dei conti, il gioco è valso la famosa candela.

Ma il cliente finale? Il cliente domestico finale? Quello che ha dovuto sobbarcarsi buona parte dei costi (e che nei prossimi anni dovrà sobbarcarsi anche quelli per gli smart gas meter)?

Ad oggi, mi sembra, i benefici sono stati – diciamo – “sbilanciati” verso il sistema elettrico (e in futuro gas), che ha tratto un grosso beneficio dalla maggiore sicurezza dei dati di misura per tutta una serie di attività, nonché dalla velocità con cui ora sono possibili determinate operazioni.

Il cliente invece ha avuto benefici minori, legati prevalentemente (in assenza di problemi patologici nella fornitura) all’eliminazione dell’odioso meccanismo acconto-conguaglio (che per capirlo ci vuole un master in ingegneria matematica) ed alla possibilità di veder eseguite alcune attività in tempo quasi reale (oggi cambiare potenza o disattivare/riattivare la fornitura, ad esempio, richiede tempi veramente brevi). Se poi a tale beneficio ci sottraiamo il “maleficio” del distacco da remoto (che va benissimo ed è correttissimo, ma certamente il cliente non ne ha una percezione così positiva come il venditore….Sad but True, direbbe un certo musicista), lo sbilanciamento di cui prima peggiora pure.

E’ perciò molto probabile che il cliente finale non sia particolarmente entusiasta degli esiti della smartizzazione del suo bel contatore (dell’elettricità). Alla fin fine, siamo certissimi che ciò che chiedeva era l’eliminazione degli acconti/conguagli e tempi brevissimi per operazioni spot una tantum (che forse mai chiederà)? Sicuramente chiedeva ANCHE questo, ma evidentemente ciò che il cliente voleva e che continua a volere ardentemente è un risparmio in termini di €uri, possibilmente costante nel tempo (che quindi prescinda eventi particolari legati a problemi sulla fornitura o sui dati di misura).

Ancora oggi, infatti, alla domanda: “Ma quanto mi ha fatto/mi fa/mi farà risparmiare di bolletta avere uno smart meter?”, la risposta è: “Niente! Proprio Un bel niente!”

Diciamolo serenamente: su questo punto, gli smart meter EE 1.0. hanno toppato (e speriamo che per gli smart gas meter si adottino delle modifiche in corsa per evitare un destino simile!).

La ragione di ciò è ai tempi si è sottovalutato il fatto che l’essere umano è, tra le altre cose, un animale visuale (che quindi si basa molto su quello che vede per definire le proprie azioni/emozioni). Eppoi, per alcune cose, è anche un animale molto, ma molto pigro! In questi anni, quanti clienti domestici si sono presi la briga di andare dare un’occhiata al mitico display del misuratore elettronico – nascosto chissà dove in qualche armadietto polveroso dietro pile di scatole e scartoffie o, peggio del peggio, addirittura fuori casa (supremo orrore!!!) – per conoscere i consumi o la potenza utilizzata?! Uno zerovigolazerounopercento?! Quanti hanno modificato il proprio comportamento dopo aver occhiato il display? Idem con patate?!

Il fatto è che se il cliente, come il famoso santo, se non vede non crede e, aggiungiamo, non prende iniziative che gli farebbero risparmiare qualche €uro. Il fatto che vedere i dati di misura oggigiorno sia così difficile è, quindi, il peccato originale degli Smart Meter 1.0. (e l’idea che sarebbe bastato un dispaly lcd per permetterne la fruizione, l’ingenuità di gioventù).

Ultimamente, per fortuna, si sta prendendo coscienza di questo elemento e si sta cercando di migliorare il servizio. Esempi sono la consultazione sulle caratteristiche dei misuratori di nuova concezione portata avanti dall’Autorità (DCO 232/2014/R/eel), la sperimentazione promossa da Enel in Molise relativa a modalità innovative per la messa a disposizione dei dati di misura ai clienti e le prescrizioni in tema di misura contenute nel D.Lgs 102/14 (Efficienza Energetica).

Tuttavia, per ora si tratta solo sperimentazioni su piccoli gruppi di clienti o di norme ancora da attuare (mentre scrivo, la delibera 117/2015/R/gas (Riforma della regolazione in materia di misura dei punti di riconsegna della rete di distribuzione, anche in attuazione del decreto legislativo 102/2014 non è stata ancora pubblicata) e una diffusione su larga scala di sistemi per monitorare in maniera semplice e comoda i dati di interesse (per non parlare dei sistemi di integrazione tra misuratori e apparecchi domestici) sembra ancora al di là da venire e, forse, per l’EE, bisognerà aspettare gli Smart Meter 2.0. (La vendetta del signor Rossi). Con il “piccolissimo” problema che per la loro installazione 1) si dovrà aspettare ancora qualche anno e 2) non sarà “concertata” tout court dall’Autorità, con il risultato che si creeranno delle disparità – temporali e spaziali- tra clienti, che non potranno beneficiare ancora per un numero consistente di anni dei benefici della tecnica moderna. Con evidente danno alla completa apertura del mercato e l’impossibilità materiale di creare una gestione della fornitura simile a quello delle telecomunicazioni (con app per visualizzare i consumi, cambiare offerta in tempo reale, porre limiti ai consumi ecc), nonché di una integrazione spinta con sistemi di domotica (e quindi con ricadute sul possibile allargamento anche a nuove fasce di clientela di soluzioni domotiche, per ora appannaggio dei quattrinosi).

Speriamo, quindi, che il settore elettrico faccia tesoro dell’esperienza accumulata e che nel prossimo futuro ci si muova nella direzione indicata da Cañete e, quindi, verso l’estensione dei benefici della smartizzazione anche e sopratutto al cliente finale, che purtroppo dovrà pagare anche il second round di smartizzazione.

Questo bottino di esperienza, però, deve essere subito utilizzato per correggere in corsa qualche stortura nel piano di smartizzazione della misura gas (partita da poco) ed evitare che si ripetano gli errori del settore elettrico e che, soprattutto, il cliente debba pagare un primo giro di prova e poi un secondo con le soluzioni.

Bisognerebbe, innanzitutto, considerare seriamente se una lettura smart dei consumi gas possa in qualche modo beneficiare i clienti domestici e se questi benefici siano maggiori dei costi (stimabili grossomodo in circa € 4 – 4,5 mld in 15 anni) che dovranno sostenere. I dubbi su questo punto sono piuttosto forti dato che, mentre per l’elettricità si possono adottare comportamenti virtuosi (spegnere del tutto gli apparecchi invece che lasciarli in stand by, sostituire lampadine o addirittura elettrodomestici, spostare i consumi ecc.), per i consumi di gas questo non sembra molto agevole, a causa dei suoi peculiari utilizzi: se fa freddo, ad un certo punto dovrò accendere il riscaldamento, se devo farmi la doccia (a meno di non essere rambo) la caldaia deve funzionare, se devo cuocere gli spaghetti, devo accendere il gas. E tutto questo lo devo fare nel momento in cui ne ho il bisogno: non posso spostare temporalmente i consumi! Gli unici benefici, quindi, sarebbero indicazioni sulla possibilità di cambiare caldaia o di sostituire il vettore energetico (switchare all’elettricità per tutti i bisogni)….in entrambi i casi, evidentemente, si tratta di valutazioni complesse e con tempi di rientro degli investimenti piuttosto lunghi.

Per il Sistema gas, d’altra parte, i vantaggi sembrano meno un po’ più contenuti rispetto al Sistema elettrico, a causa del diverso vettore energetico trattato e della sua diversa pericolosità: l’esempio classico è l’interruzione della fornitura che, mentre per l’elettricità è banale (clicco il pulsante e…..taaaacccc…..ti ritrovi senza luce), per il gas è molto più rischioso (clicco il pulsante e….taaaaacccc……niente spaghetti, ma se qualcosa va storto…..boooommmmm e niente spaghetti, né casa).

Tuttavia, mi rendo conto che tali valutazioni sono fuori tempo massimo: oramai si è deciso di agire anche per i clienti domestici, e quindi si dovrà agire.

Rimane però abbastanza spazio per decidere il quanto (e il come) agire. Ed è proprio questa possibilità che bisogna sfruttare per capitalizzare al massimo l’esperienza accumulata nel settore elettrico.

Non credo che sarò giudicato eretico se azzardo che *forse* la tecnologia oggi disponibile (e già sul tema della disponibilità ci si potrebbe scrivere un tomo) non è abbastanza matura per garantire il massimo beneficio, oltre che al Sistema, anche al cliente domestico (e per molti versi, anche a quello non domestico).

Sarebbe quindi il caso di far tesoro della lezione appresa sugli smart meter elettrici (cioè: non paga sempre voler fare i primi della classe su questioni innovative, per le quali quelli che ottengono i maggiori benefici sono i follower (che fanno un po’ di free riding)) e aspettare ancora qualche anno che potremmo passare proficuamente a valutare le esperienze di altri paesi (così ci ripagano delle esperienze che gli abbiamo passato sull’elettrico), approfondire gli esiti di alcune sperimentazioni (come ad esempio lo smart metering multi servizio) e portare avanti altre indagini e sperimentazioni per capire cosa veramente vuole il cliente finale, quai sono i suoi veri bisogni. In questo modo, potremo superare l’aut-aut degli smart meter 1.0. e ottenere il vel-vel degli smart gas meter 1.0., senza aspettare il 2.0.

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore).

Il V Periodo Regolatorio Dis/Mis Elettricità: Nozze con Fichi Secchi?

Pochi giorni fa è scaduto il termine per l’invio all’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico delle osservazioni sul DCO 5/2015/R/eel.

Il documento, come noto, era molto atteso dai distributori di energia elettrica, ma anche altri settori (alcuni esterni al mondo dell’energia) non erano indifferenti al suo (presunto) fascino, visto che si sperava in qualche succulenta anticipazione su un tema caldissimo: la remunerazione del capitale, of course!

Credo, però, che molti siano rimasti piuttosto delusi (basti vedere la debole risposta borsistica, che in tempi recenti e su argomenti simili era stata anche eccessiva). Il motivo? Semplicemente, ci si aspettava una succulenta fiorentina (magari con qualche contornino stuzzicante) e invece…..niente…..è arrivato un brodino vegetale, che la carne – lo dicono tutti – fa male e l’Autorità è buona e alla nostra salute ci tiene! Naturalmente, il maitre – immaginando il disappunto – non ha mancato di formulare vaghe promesse sulle portate successive, dai nomi esotici e suggestivi (Totex, molto nativo americano…..abc, molto dadaista).

Tuttavia, anche il brodino, preparato in modo adeguato e con il giusto bilanciamento di sapori, può essere un piatto di haute cuisine (e lo chiameremmo consommè!). Questo, però, manca un po’ di struttura e di equilibrio e quindi rimane un normalissimo brodino.

Il mancato equilibrio che gli impedisce di oltrepassare le Alpi come un novello Annibale (al contrario, va beh….) dipende sostanzialmente dallo sbilanciamento nel dosaggio di alcuni ingredienti-chiave della ricetta: le necessità tecniche e le risorse economiche.

Nel documento, infatti, viene svolta un’analisi molto approfondita e assolutamente corretta (e in gran parte presa di peso dalla consultazione del CEER sul ruolo dei DSO, cui l’Autorità ha attivamente partecipato) di molti aspetti normativi e tecnici del servizio, per il quale viene tratteggiato un futuro di gloria ed onore, senza però indicare chiaramente i mezzi economico/finanziari per raggiungere fattivamente questo futuro, questo sole dell’avvenire.

E’ tutta qui la (voluta?) contraddizione alla base del documento: tante idee, tanti progetti, tanto desiderio di innovazione tecnologica ma poca, pochissima analisi schietta dell’attuale situazione economico/finanziaria/patrimoniale italiana ed europea, in cui evidentemente i distributori sono immersi e con cui fanno i conti ogni singolo giorno che passa.

L’assenza di una serena comparazione tra i desiderata iperuranici e i vincoli della imperfetta materia, quindi, portano ad una serie di proposte disallineate con gli obiettivi, come ad esempio (SPOILER ALLERT: roba tecnica e anche un po’ noisetta….!) la contrazione da 8 a 4 anni del periodo di restituzione delle extra-efficienze, ma anche il concetto stesso di restituzione di extra efficienze ottenute nel 4° periodo regolatorio, quando si era fissato l’X-Factor pari a 0, senza dimenticare la proposta di eliminare l’incentivo (lasciando però la penalità!) per la riduzione della durata delle interruzioni.La questione, ovviamente, è: perché comprimere a tutti i costi i ricavi degli operatori, quando evidentemente gli obiettivi fissati richiedono sforzi finanziari notevolissimi? Come finanzio la smartizzazione di tutte le reti, se i soldi che ho bastano a malapena a rattoppare la rete per non cadere nella penalità (questa sì rimasta) per interruzioni troppo lunghe?

Per fare un paragone ardito, mi sembra che si stia riproponendo in piccolo IL problema europeo per eccellenza: l’eccesso, la smania, il pressante desiderio fisico e psicologico di austerity. In Europa, tutti possono vedere dove questo eccesso ci ha portato, e non è certamente questa la sede per parlarne. Però bisogna dire chiaramente che una “austerity tariffaria” sarebbe ugualmente dannosa: nell’immediato non porterebbe alcun beneficio al cliente finale (i costi di rete sono il 17,5% circa del costo totale , quindi circa 88 euro/anno per un utente tipo…che c’è da risparmiare?! una manciata di spicci all’anno?!), mentre nel medio periodo provocherebbe dei seri danni in termini di obiettivi non conseguiti o conseguiti in netto ritardo.

Tale austerity, inoltre, provocherebbe esattamente quello che ha provocato nei paesi del Sud Europa negli ultimi anni, ovvero una fuga irreparabile di investimenti diretti e indiretti: così come moltissimi investitori esteri sono fuggiti a gambe levate da Italia, Grecia, Spagna per il fatto che il rischio era troppo alto rispetto a quello che si sarebbe potuto ottenere a causa di una domanda in fase franante, così gli investitori fuggirebbero da un settore che ha bisogno di molti investimenti e che, però, non garantisce alcun ritorno.

Ad ogni modo, per avere un quadro più chiaro della situazione, non resta che aspettare che il maitre di cui sopra ci serva il primo (il dco sul wacc, natürlich!) in cui si spera che i sospetti finora emersi sull’effettività delle 3 stelle Michelin date al ristorante siano prontamente fugati.

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore).