Tutela SIMILE, il punto della situazione 

Fra non molto, anche se a noi comuni mortali non è ancora dato sapere quando e soprattutto come, i clienti domestici e non domestici (altri usi/piccole imprese) connessi in BT si troveranno di fronte alla necessità di abbandonare la rassicurante baia della maggior tutela, dove le condizioni economiche sono definite periodicamente dall’Autorità, per intraprendere il viaggio che li porterà,  non senza peripezie,  o nella terra incognita che si estende oltre la maggior tutela (quella indicata nelle carte antiche con la dizione “hic sunt leones”!) o nel vasto mare del mercato libero che, come l’oceano, può essere fantastico e terribile allo stesso tempo e, quindi, per solcare in sicurezza le sue acque bisogna essere lupi di mare navigati.

Nel corso di tale viaggio il nostro cliente finale-Eroe, come ogni protagonista di cartoni animati Disney/Pixar che si rispetti, crescerà e maturerà (almeno nelle intenzioni!) fino ad acquisire tutte le competenze tecniche ed intellettuali necessarie per poter affrontare con successo l’Antagonista, qui impersonato dalle pratiche non sempre cristalline poste in essere da alcuni soggetti operanti nel mercato dell’energia.

Ma il nostro eroe, come tutti sanno, non può intraprendere questo viaggio iniziatico da solo! Solitamente, ad un certo punto ed in condizioni particolari, entra in scena l’Aiutante.

Nel nostro caso specifico, quest’ultimo assume le fattezze della Tutela SIMILE.

Come (non!) tutti sanno, infatti, dal 1° gennaio di quest’anno l’eroico cliente finale può sottoscrivere un contratto di cosiddetta tutela simile (solo per la genialità dell’acronimo ne varrebbe la pena!), il cui fine è quello di insegnare al cliente tutto ciò che ancora non sa/non sa fare e che gli sarà necessario, un domani, per solcare in scioltezza il mare magnum del mercato libero. Un po’ come fa Maui, il simpatico semidio Hawaiiano, con Moana Waialiki nel suo viaggio/missione nell’oceano pacifico nel recente film Disney Moana (In Italia Oceania, per evitare fraintendimenti tra gli aspiranti spettatori meno giovani).

Fin qui, tutto bene.

All’atto pratico, però, questo strumento/aiutante non si sta (per ora) dimostrando all’altezza delle aspettative. Com’è possibile vedere dalla tabella seguente, ad oggi i contratti sottoscritti/prenotati sono stati veramente pochini, pari al miserrimo 0,013% dei contratti a disposizione (dati al 14.02.2017):

tutela-simile-2

Nella seguente immagine, invece, è possibile avere un idea del traffico generato dal  portale portaletutelasimile.it. In particolare, dal 1° gennaio scorso lo hanno visitato circa 45.000 navigatori, circa 1.200/giorno. Non tantissimi. E, cosa più importante, in media il navigatore resta sulla pagina circa 5 minuti: non molti considerando il tempo necessario per registrarsi ed effettuare la prenotazione e possibile segno di un atteggiamento del tipo “uhhh è troppo difficile/lungo/ecc…non c’ho voglia”. Considerando i contratti stipulati/prenotati, potremmo dire, forse impropriamente, che la redemption si attesta intorno al 3%. 

(NOTA BENE: si tratta di dati stimati al 9.02.2017 dai vari servizi di monitoraggio siti web disponibili in rete. Niente di ufficiale e 101% preciso/accurato. Servono solo a dare una idea)

portale tutela simile.png

E’ un vero e proprio peccato, perché i venditori in generale sembrano crederci, specie quelli puri/nuovi entranti che hanno proposto i classici “sconti irripetibili”. Da un rapido conto, infatti, è possibile stimare in circa € 400 mln (media ponderata sul numero dei clienti domestici e non domestici degli sconti totali offerti nell’ipotesi di adesione di soli clienti domestici, pari a € 400 mln, e degli sconti totali offerti nell’ipotesi di adesione di soli clienti non domestici, pari € 600 mln) le risorse investite dagli operatori su questo progetto, a fronte di ben 7,8 mln di contratti disponibili per gli utenti domestici + non domestici.  Considerando che i clienti finali domestici+non domestici in maggior tutela sono circa 23 mln, i contratti offerti coprono potenzialmente circa il 34% del mercato. Niente male!

 (fonte: dati  al 2015 reperiti dalla relazione annuale AEEGSI. Totale, circa 23 mln di cui 20 domestici e circa 3 non domestici…ecco spiegati il dubbio di cui sopra: in questo caso i contratti disponibili sono il doppio degli potenziali clienti.).

Magari tale indicatore non è al 100% corretto, dato che si tratta di minori ricavi derivanti da contratti che non è detto si sarebbero chiusi sul mercato libero e, soprattutto,“a prezzo intero”, ma è comunque utile per valutare l’impegno profuso dagli operatori.

I motivi che fino a qui hanno tarpato le ali alla nostra tutela simile sono vari e variegati. Vediamone i principali:

  • Atavica diffidenza del cliente finale verso le novità: mi è capitato spesso di parlare della questione con soggetti che possono essere definiti senza dubbio “clienti informati” che, anche di fronte agli allettanti sconti proposti, non ritenevano conveniente abbandonare la tutela “per evitare problemi“, sostanzialmente di switch o  di doppia fatturazione. Legato a questo aspetto ce n’è poi un’altro molto interessante, che emerge sia parlando con i potenziali clienti, che analizzando i dati:in molti casi, anche dedicendo di aderire alla tutela simile di propria spontanea volontà, il cliente sceglie operatori con nomi noti (non esclusivamente come operatori del settore elettrico, ma in generale), anche a fronte di sconti sensibilmente minori. Il ché, in una situazione dove il contratto è blindato, le condizioni economiche le medesime per tutti e l’unica leva attivabile è l’entità del bonus, la dice lunghissima sulla loro  richiesta di sicurezza/certezza di fronte ad un mercato percepito poco chiaro/ostile (infatti la risposta sul perché hanno scelto un operatore X invece che Y rinunciando così a mille mila euri di bonus è sempre del tipo “eh, ma X è famosa/di grande dimensione, non avrò problemi/fatturazioni errate ecc.)
    • In questo caso, nell’immediato c’è poco da fare. Nel medio termine, però, è necessario rinforzare ed efficientare la catena informativa del settore e le relative procedure, in modo da assicurare al cliente, anche al più timoroso, quella “sicurezza” che oggi sembra mancare.
  • Oggettiva difficoltà/complessità della procedura e sua “lungaggine”: Sottoscrivere tale contratto non è facile e ciò è frutto in parte del design della procedura ed in parte delle procedure informatiche degli operatori. Il meccanismo della prenotazione e dell’accesso alla pagina “segreta” (talmente segreta che nemmeno google la indicizza, e scusate se è poco di questi tempi!), con tutti i suoi codici e codicilli non è il massimo della fluidità, e neanche la fase operativa di sottoscrizione del contratto di tutela simile con il fornitore prescelto è proprio una passeggiata, anche a causa di  qualche intoppo informatico.
    • Qui alcune contromisure, in parte, sono già state adottate, dato che recentemente c’è stata la riapertura dei termini per l’accreditamento dei facilitatori, ovvero di quei soggetti deputati a facilitare (nomen omen!) la sottoscrizione del contratto da parte del cliente finale. Anche da parte dei venditori ci sono stati miglioramenti, com’è normale che sia a valle della fase di rodaggio.

L’ultimo motivo che vorrei indicare è, secondo me, il più importante: la pubblicità, a.k.a.l’anima del commercio.

Ora, è impossibile vendere un prodotto – anche il migliore di questo mondo, quello che chiunque sognerebbe di possedere – senza che lo si faccia conoscere ai potenziali acquirenti.Quindi, com’è pensabile vendere un prodotto non proprio “eccitante” come l’energia elettrica, per di più nella sua versione “no frills” (ergo, nessun servizio supplementare, solo puri e semplici elettroni), utilizzando uno sconto come unica leva competitiva senza farlo sapere in giro?! Semplice: non è pensabile e infatti non si vende!

Si potrebbe controbattere ricordando che i venditori dovevano e dovranno inserire delle comunicazioni in bolletta…..ma veramente possiamo considerare la bolletta un medium pubblicitario efficace?! Magari va bene per le comunicazioni tecniche/operative relative alla gestione del contratto, ma da qui a dire che abbia la stessa abbia la stessa efficacia di un cartellone 50mt X 50mt nella principale via della città, ce ne passa! No, spiacente, la comunicazione in bolletta è doverosa, ma del tutto insufficiente.

Allo stesso modo, è difficile considerare il portaletutela un mezzo efficace per portare a conoscenza dei clienti potenzialmente interessati questa opportunità: ci vi accede lo fa esclusivamente perché già è a conosce della tutela simile. A tale conclusione ci si arriva guardando i dati relativi agli accessi al sito, dati quali emerge chiaramente che la quasi totalità (circa 95%) di questi avviene tramite ricerca su Google della parola chiave “tutela simile”. Quindi, non ci siamo: il portale è proprio l’oggetto da far conoscere, non il mezzo.

Stesso discorso vale per lo sportello per il consumatore (sito e numero verde): se non ho idea che esista una cosa chiamata maggior tutela, perché dovrei chiamare lo sportello per avere informazioni in merito?

Arriviamo quindi al tasto più dolente in assoluto: la mancanza pressoché totale di pubblicità tramite i canali classici e più efficaci: radio, televisione e social network, magari customizzando il messaggio veicolato tramite ciascun canale in base al fruitore tipo dello stesso, così da massimizzare le probabilità di intercettare soggetti potenzialmente interessati e, con essa, il valore ottenuto dalla spesa sostenuta.  Ho provato a cercare, giuro, ma non ho trovato nulla se non il video istituzionale di presentazione della tutela simile sul sito dell’ansa, il cui link è presente anche sul sito dell’Autorità, e qualche altro video realizzato da altri stakeholder. Poco, decisamente troppo poco per spingere per coinvolgere una buona fetta del mercato, cosa pure possibile dato che è innegabile che di offerte allettanti ce ne siano a sufficienza.

Per la pubblicità, però, ad oggi c’è una sola soluzione: dovrebbe essere l’Autorità a farsene carico, predisponendo un piano comunicativo di profilo puramente istituzionale adeguatamente distribuito nello spazio (fisico e virtuale)/tempo, eventualmente adattato ai vari canali attraverso i quali lo si veicola,  con cui far conoscere al mercato questa ulteriore possibilità. Difatti, anche qualora possibile, perché mai i venditori dovrebbero investire in comunicazione e marketing per spingere la tutela simile (su cui, comunque, già hanno investito)? Per loro è evidentemente più logico spingere le proprie offerte sul mercato libero, dove la durata del contratto è generalmente maggiore rispetto ai 12 mesi della tutela simile, se non a tempo indeterminato.

Non mi resta altro da aggiungere se non augurarvi una buona navigazione!

DDL Concorrenza, Superamento Tutela e Aste: un Mix Esplosivo

Nel mondo dell’energia italiana, e più precisamente nella regione del mercato retail, siamo oramai giunti di fronte al fatidico Rubicone e oramai è solo questione di tempo prima di sentire il fatidico “alea iacta est.

E per fortuna, aggiungerei! L’ora di fare questo passo era giunta già da un po’, ma per varie e variegate ragioni si è sempre traccheggiato. Ma il momento fatidico infine è giunto.

E però, tra i centurioni, ancora si annidano dubbi e incertezze. Non tanto sul se, ma sul come.

Ecco, noi nelle prossime righe ci concentreremo proprio su come fare a guadare l’insidioso fiume che, nel settore energetico, separa i regimi di tutela e il mercato (completamente) libero.

Sappiamo bene che il mezzo “tecnico” che il cantiere parlamentare sta approntando per questa impresa è il celeberrimo DDL concorrenza. Ma, come detto, tra le maestranze serpeggia ancora qualche dubbio sulla forma definitiva che questo mezzo dovrà assumere. Quello principale è legato al meccanismo da utilizzare, all’atto pratico, per superare le attuali tutele di prezzo sulle forniture di energia elettrica e gas.

Come noto, il mezzo in costruzione è, per così dire, a 2 stadi (tipo razzo spaziale!). Il primo,  oramai quasi completato, serve a creare le precondizioni per il guado, mentre il secondo, i cui progetti sono ancora trop secret, permette di passare fisicamente al di là del fiume.

Vediamo i dettagli – noto – di questi 2 stadi.

Il primo stadio prevede innanzitutto la messa a disposizione di ulteriori strumenti al cliente così da permettergli di individuare facilmente l’offerta che più fa al caso suo: sarà predisposto infatti un portale che raccoglierà le informazioni relative alle varie offerte degli operatori (con particolare enfasi su quelle per utenti domestici o per piccole imprese connesse in bt) e le metterà a disposizione di chi sarà interessato (le informazioni saranno in formato open data). Ciò incrementerà anche la qualità delle comparazioni tra offerte dai molti siti che offrono questo servizio, con grande beneficio del cliente finale.

A ciò si uniscono altri importanti provvedimenti a favore del cliente, come:

  • Obbligo per i venditori di predisporre almeno 2 offerte, una a prezzo fisso e una a prezzo variabile, per gli utenti domestici e non che dovranno rispettare precise condizioni di contenuto, confrontabilità ed omogeneità che verranno fissate dell’AEEGSI
  • Predisposizione, sempre da parte dell’AEEGSI, di linee guida per disciplinare, in termini di contenuto, confrontabilità e pubblicità, le offerte a gruppi di acquisto.

Il piano è chiaro: si rafforzano le “regole di ingaggio” e di “disingaggio” tra le parti e si lascia che queste si confrontino in modo da trovare di volta in volta il punto di equilibrio reciprocamente soddisfacente in termini di prezzo/livello di servizio aggiuntivo.

In una parola: mercato.

Dato però che sempre di “prima volta” si tratta, vengono individuati dei prerequisiti, per una volta decisamente oggettivi, che devono essere rispettati affinché il guado del fatal fiume possa avere luce verde.  Se non ci sono, si aspetta ancora un po’ (6 mesi) e poi si riprova (sperando comunque che non si arrivi ad una sorta di giorno della marmotta in salsa energetica).

I prerequisiti, la cui sussistenza sarà verificata dall’AEEGSI tramite relazione al ministero dello sviluppo economico, sono

  • Operatività del portale informativo di cui abbiamo parlato in precedenza;
  • R rispetto (si, ma in che misura…..? Nel 100% dei casi… Nell’85%? Si vedrà) delle 3 settimane per lo switching (cambio di fornitore);
  • Rispetto delle tempistiche (stessa considerazione di prima) di fatturazione (conguaglio  definitivo a  seguito  di  un  eventuale  cambiamento  del  fornitore  dopo  non  oltre  sei settimane);
  • Piena funzionalità del sistema informativo integrato (strumento centralizzato contenete in modo univoco le informazioni sulle utenze italiane e che a tendere sarà l’unico referente per i distributori e venditori per lo scambio di informazioni);
  • Completamento del brand unbundling, in modo che il cliente non possa confondersi tra il soggetto che gli vende l’elettricità/gas e quello che fisicamente glieli porta in casa.

Verificate tutte queste condizioni, entra in azione il secondo stadio e si tenta il guado.

Ma purtroppo ancora non è chiaro come.

Il ddl concorrenza, infatti, dopo una prima parte molto dinamica e tutto sommato precisa, cade nel più classico dei cliché italiani: il rinvio al solito decreto ministeriale con annessa fissazione di paletti, per quest’ultimo, che dicono tutto e niente. Un classico esempio di rinvio dei problemi per dribblare conflitti che bloccherebbero l’iter dell’intera legge. Ma torniamo a noi.

Il decreto ministeriale appena ricordato dovrà garantire che il famoso guado “[…] avvenga secondo meccanismi che favoriscono la concorrenza e la pluralità di fornitori e di offerte nel libero mercato“.  Tradotto dal burocrate: poi vediamo.

Questa vaghezza lascia aperta la porta alla possibilità più ardite. Come ad esempio fare dei bei pacchetti di clienti e metterli all’asta.

Geniale, nevvero?

In fin dei conti,  sembra proprio la cosa più giusta e logica da fare, no?! Dopo aver messo a disposizione ai clienti tutte le informazioni che servono per scegliere (portale informativo) , rafforzato le tutele a suo favore (brand unbundling, obbligo offerte, linee guida gruppi di acquisto) e constatato che il settore è pronto (tempistiche switching e fatturazione) che si fa? Una bella asta di clienti, che evidentemente sono talmente ignoranti e incapaci che proprio non riescono a capire qual è il proprio interesse e a trovare l’offerta che glielo garantisca ad un prezzo ritenuto adeguato. La cosa strana in tutto ciò è che questi stessi soggetti riescono a cavarsela egregiamente in mille mila altri settori, dalle telecomunicazioni ai beni primari…. ma non per l’energia elettrica e il gas. D’altra parte si sa, sono settore complessi….!

Ma sia….portiamo avanti il ragionamento delle aste e vediamo dove ci porta.

Beh, per bandire la nostra bella asta la prima cosa che ci serve è un bel set di criteri tecnico/economici e procedurali che stabiliscano univocamente almeno:

  • Chi fa cosa;
  • Qual è l’oggetto dell’offerta
  • Chi può partecipare all’asta;
  • Quali sono i criteri per valutare l’offerta;
  • Esistenza e valutazione dell’indennizzo per la parte cedente;
  • Cerimoniale burocratico/procedurale da seguire.

La cosa, ovviamente, non è impossibile da imbandire, ma necessita tempo….. Mooooolto tempo. Per le gare gas il tempo oramai si misura in lustri, per l’idroelettico magari passeremo direttamente agli eoni. Quindi se vogliamo agire prima della prossima glaciazione, già abbiamo un problema non da ridere.

Come proposto da qualcuno, il problema tempo è in qualche modo risolvibile: dei criteri e della gestione del procedimento se ne può occupare direttamente l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico.  Senza interrogarsi troppo se possa essere l’autorità a fissare i paletti o se sia meglio che questi siano definiti a livello ministeriale, ad ogni modo dopo un ragionevole periodo di consultazione si avrebbe la delibera, le eventuali determine e si potrebbe partire.

Vediamo un po’ più da vicino, allora, queste aste.

Innanzitutto, direi che è pacifico che il criterio di aggiudicazione sia lo sconto maggiore sulla base d’asta per una fornitura “base” standardizzata.

Più problematico stabilire chi può partecipare: tutti i venditori? Solo quelli attivi al 100% nel mercato libero? Quelli che ai tempi hanno costituito una società separata per l’erogazione della maggior tutela (nel caso EE)? Evidentemente, optare per una soluzione o per un’altra non è indifferente e, in ogni caso, la scelta andrebbe in contro a fortissime contestazioni da parte di una fetta di venditori. Sul punto, poi, ci vorrebbe anche un concerto con la AGCM, con conseguente allungamento dei tempi.

Altro problema di peso è stabilire qual è l’oggetto del contendere: un pacchetto di clienti o un pacchetto di clienti e dipendenti?

In entrambi i casi i problemi sono molti e molto legati tra loro: nel primo caso le offerte dei partecipanti all’asta potrebbero essere più aggressive, ma si pone il problema di cosa fare dei dipendenti dell’ex esercente la tutela; nel secondo caso, quanti venditori parteciperanno alla gara e che sconti potrebbero offrire già sapendo che oltre ad prendere clienti non eccessivamente remunerativi, per di più a sconto, dovranno integrare il nuovo personale e sopportarne le inefficienze conseguenti (nelle gare gas, per ovviare a ciò, gli OPEX sono aggiornati con X-Factor = 0 per i primi 2 aggiornamenti post gara).

In entrambi i casi ci sarebbe poi la questione sociale: mentre nel primo caso, come accennato, bisogna capire che fine fanno gli addetti alla maggior tutela in esubero a seguito della perdita di uno o più pacchetti di clienti da parte dell’ex esercente, nel secondo bisogna capire quali garanzie avranno i dipendenti trasferiti insieme ai clienti (e qui dubito fortemente che possa bastare una delibera dell’AEEGSI….Con inevitabile dilatazione dei tempi): i loro nuovi contratti risentiranno delle regole del Jobs Act? Saranno costretti a trasferirsi altrove armi e bagagli perché la società che li ha “vinti”  non ha sedi dove vivono? D’altronde, loro non si occupano di un manufatto fisico come una diga o una rete gas… Il cliente lo puoi pure aiutare da timbuktu, mica c’è bisogno di essere fisicamente nello stesso luogo!

C’è poi il tema del valore d’indennizzo, che in questo caso dovrebbe compensare della perdita di conoscenza del cliente e della capacità di soddisfarne le esigenze. Diciamo che si dovrebbe riconoscere un ammontare a titolo di “avviamento” ceduto insieme al pacchetto clienti/dipendenti. Ma con che criteri deve essere valorizzato?

Potremmo andare avanti a lungo, ma sarebbe oltremodo pesante. Limitiamoci quindi ad indicare il problema cruciale, esistenziale, della questione:

E’ corretto che per superare la tutela siano previste aste dove un cliente può essere vinto offrendo sostanzialmente una nuova tutela?

Alla fine, infatti, le offerte dovranno offrire sconti su una fornitura standardizzata. Quindi, rispetto ad oggi, dov’è la differenza sostanziale (a parte il prezzo, che è certamente importante ma non può essere l’unica cosa su cui la concorrenza deve puntare)?

Alla nostra domanda filosofica si deve necessariamente rispondere negativamente. Sarebbe una operazione gattopardesca.

Difatti, come si può pensare di creare un mercato concorrenziale se addirittura le aste  – potenzialmente – porteranno ad uno sconto sul costo di una fornitura senza vincoli temporali  (non si trova traccia nelle varie proposte che contemplano questo meccanismo)? Perché, io cliente, dovrei scomodarmi a capire come gira il fumo nel mercato retail EE/Gas se posso restare fermo e continuare ad essere tutelato? Fino ad oggi questo sistema non ha funzionato, perché sperare che in futuro possa andare diversamente?

Cosa fare, quindi?

Innanzitutto, porre in essere tutte le misure ricordate in precedenza (portale informativo, linee guida, brand unbundling ecc), ovvero dare al cliente la canna da pesca, e poi vigilare strettamente sulle dinamiche concorrenziali, stroncando sul nascere eventuali pratiche commerciali scorrette e predisponendo un adegua sistema di tutela (non di prezzo!) del cliente. In questo habitat favorevole il cliente, con la sua bella canna da pesca, potrà imparare a pescare grazie anche all’aiuto di buoni maestri, come i vari siti di comparazione esistenti/soggetti aggregatori della domanda ecc. in modo che in poco tempo sia in grado di acchiappare una bella preda che soddisfi i suoi bisogni. E si sa che quello che si è ottenuto grazie alle proprie mani è centomila volte più gustoso di quello che ti cade dal cielo.

Fine……no, aspetta un attimo… E i dipendenti? Che fine fanno i dipendenti?

Beh, il processo di apprendimento dell’antica arte della pesca di offerte EE/Gas non è rapidissimo. Di conseguenza, l’esercente la tutela accorto ha tutto il tempo per pianificare una progressiva riconversione (ed eventuale riduzione) dell’organico addetto al settore della tutela, spostando man mano forze esperte sul nuovo e vastissimo fronte del mercato libero.

SMILE, You Are on Tutela (But It Looks Like the Free Market)!

Come esimersi dallo scrivere qualche riga su uno dei procedimenti più importanti di quello che ha tutte le carte in regola per essere ricordato come l’autunno caldo della regolazione (Off Topic…solo a settembre scadono ben 11 consultazioni!!!)?

Semplicemente, non si può! E quindi eccomi qui, incurante che la news sia un po’ passatella….ma oh…che volete…ero in vacanza! E non è che non ci abbia provato…Ho tentato di sedermi al tavolo e buttare giù qualche idea, ma mi sono immediatamente reso conto che l’impresa era al di là delle umane possibilità! Sapete come vanno queste cose…anche se lo spirito è indomito, la carne è debole…Specie dopo pranzi da 10 portate!

Ma veniamo al nostro procedimento, avviato con delibera  271/2015/R/com e nel cui ambito è stato da poco (‘nzomma…) pubblicato il DCO 421/2015/R/eel contenente gli orientamenti relativi al primo step della riforma delle tutele di prezzo, per ora limitate al settore elettrico e, in particolare, ai soli clienti finali non domestici (eventualmente con potenza impegnata > 1,5 kW).

La parte più intrigante di tutto questo sconvolgimento epocale (perché tale è, che lo si voglia o meno) è la sfida all’ultima curva tra Autorità, Ministero e i (molti) stakeholder, caratterizzata da continui sorpassi, controsorpassi, fughe solitarie e rincorse all’ultimo respiro (non fate quelle facce….è appena passato il weekend del GP di Monza!).

Che in qualche modo l’attuale ordine mondial-italiano dei mercati retail fosse destinato a cambiare, credo che tutti lo sapessimo, sotto sotto….con buona pace delle dotte analisi su cosa sono o non sono le condizioni economiche definite dall’Autorità e delle varie e variegate posizioni relative alla possibile distorsione del mercato causata dall’ingombrante presenza dell’Acquirente Unico.

Restava da vedere il come…..E non è poco!

E proprio su questo come, dopo una serie di finte, imboscate e false partenze, negli ultimi tempi sembra si stia iniziando a fare sul serio. Ma andiamo con ordine e facciamo un brevissimo riassunto delle ultime puntate:

  • Inverno 2014: ipotizzata abolizione tutela dal 2015;
  • Primavera 2015: si cambia! Ora l’abolizione è dal 2018;
  • Estate 2015: Ok ad abolizione dal 2018, ma vincolata al verificarsi di x-alla-enne condizioni, tra cui l’allineamento dei pianeti (ed il conseguente risveglio di Chtulhu che attende sognando….), sennò si aspettano altri 6 mesi (e poi altri 6, e ancora 6 e poi arrivano gli Iron Maiden)

Ci si riferisce ovviamente all’evoluzione del DDL Concorrenza, in questi giorni di nuovo in discussione presso le commissioni parlamentari. A ciò vanno poi aggiunte le numerosissime analisi, dichiarazioni, botte e risposte sul tema della tutela (e sul ruolo dell’AU) che si sono susseguite sulla stampa specializzata e non. Vedasi, ad esempio, quanto scritto da Chicco Testa (cfr. articolo su QE del 26 marzo 2014) o da Rizzo (cfr. articolo su Corsera del 5 febbraio 2014), senza contare gli immancabili giochetti di palazzo (ricordate l’emendamento fantasma sull’abolizione dell’AU e la privatizzazione del GME?).

In questo scenario a dir poco caotico, l’Autorità, per ovvi motivi, non poteva restare in disparte e, come spesso capita, ha ben deciso di non giocare di rimessa, ma di prendere l’iniziativa e attaccare gli avversari (metaforici, ovvio), ancora non organizzati e con poche idee e ben confuse in testa, con una manovra a tutto campo. Ciò, nella pratica, si traduce con la pubblicazione del DCO 421/2015/R/eel.

La strategia di fondo è abbastanza chiara: tentare di superare l’attuale sistema a prescindere di quello che si deciderà nelle segrete stanze della Ka$ta (!!1!), senza sottostare alle sue ingerenze e senza, evidentemente, andare contro la normativa vigente. Infatti, qualora il disegno dell’Autorità dovesse avere successo, si arriverebbe al fatidico 2018 (+ 6 Mesi*N) con una tutela sostanzialmente svuotata e un nuovo meccanismo di “ultima istanza” (che non contemplerà più la tutela di prezzo) per chi dovesse rimanere senza fornitore.

In quanto al metodo, nonostante le varie  opzioni analizzate, quello preferito sembra essere il “Metodo 2.A -V. 2” (il che fa molto film di fantascienzio/politico….tipo: “Dannazione John….il Comitato ha avviato il Metodo 2.A….Non possiamo fare più niente….C.J. è spacciato!!!!!).

Ciò implica una nuova architettura del mercato retail, dove nel vuoto esistente tra mercato libero e servizio di ultima istanza, viene gettato il ponte della Tutela SIMILE (Chi ha coniato l’acronimo merita il mio massimo rispetto e il conferimento della gran croce dell’ordine dei Gran Mogol, grado Rodolfo Cimino – il che, per chi sa di cosa parlo, è evidentemente un onore immenso).

Il nuovo assetto sarà quindi tripartito (un classico già a partire dall’antica Gallia):

  • Mercato Libero, a tendere unica modalità di approvvigionamento.
  • Servizio di Ultima Istanza (o come si chiamerà), che farà da materasso ai clienti troppo pigri per scegliersi un fornitore sul mercato libero e a quelli rimasti senza. La particolarità è che questo servizio, nella sua forma finale, non dovrà fornire una tutela di prezzo e, quindi, potrà essere benissimo strutturato in modo tale da  ridestare l’ignavo cliente dal suo torpore e spingerlo a darsi una mossa e trovarsi un fornitore sul mercato libero. Le condizioni economiche, comunque fissate dall’Autorità, sconteranno infatti un costo unitario maggiore delle attività di commercializzazione (causa diminuzione clienti su cui ripartire i costi), ma anche un costo della materia prima maggiore, dato che (venendo meno la tutela di prezzo) questo ricalcherà il costo spot dell’energia registrato nel periodo e, soprattutto, non comprenderà più i costi generati dalle varie coperture messe in piedi dall’AU per tutelare i clienti da possibili picchi di prezzo.
  • Tutela SIMILE (WIP), che è un cripto-omaggio al mondo anglosassone dato che rappresenta la trasposizione in energetichese della Terza Via di Blairiana memoria (né liberismo spinto, ma nemmeno una regolazione pervasiva e asfissiante).

Diamo una occhiata da vicino a questa terza via e vediamone i tratti salienti:

  • A chi è diretta? Nella prima fase sperimentale, ai soli clienti BT altri usi (eventualmente con potenza impegnata > 1,5 kW). Pochini, ma è pur sempre una sperimentazione….se tutto andrà come desiderato, la platea si amplierà.
  • Chi la offre? I venditori operanti nel mercato libero in possesso di determinate caratteristiche: (i) economico-finanziarie (no procedimenti fallimentari o simili pregressi o in corso); (ii) Gestionali (onorabilità e professionalità degli amministratori); (iii) Operative (attività connesse all’approvvigionamento e gestione clienti). I venditori, però, avranno un tetto al numero di clienti che potranno rifornire in tutela SIMILE (e la sua definizione, assolutamente non chiarita dall’Autorità, è uno dei punti centrali del nuovo assetto del mercato e dovrà tener conto anche delle modalità di definizione dello sconto – cfr. infra) e, udite-udite, sarà prevista la possibilità di rifiutare un cliente (quindi la black list uscita dalla porta rientra dalla finestra…..ecco, l’ho detto!).
  • Come? I venditori con le “carte in regola” saranno liberi di partecipare ad una procedura concorsuale (gestita da un Amministratore…magari l’AU?!). Nel caso del Metodo 2.A – V.2, poi, il processo di scelta del fornitore della tutela SIMILE da parte del cliente sarà centralizzato: i clienti accederanno ad un apposito sito, vedranno quale fornitore ha ancora capienza e attiva la fornitura. Anche l’accettazione o rifiuto sarebbero comunicate tramite il sistema centralizzato.
  • Quanto? Il fornitore, in sede i procedura di assegnazione, dovrà offrire uno sconto sulla PCV (corrispettivo previsto dalle condizioni economiche della maggior tutela a copertura dei costi di commercializzazione del servizio di vendita). A seconda del metodo adottato in queste procedure verrà poi definito il corrispettivo PCV effettivamente applicato ai clienti: quello offerto in sede di gara (nel caso Pay as Bid) oppure unico per tutti e derivante dallo sconto offerto dal fornitore aggiudicatario che ha offerto lo sconto minore (Nel caso Marginal Price). Evidentemente, ognuno dei 2 metodi crea una specifica distorsione (d’altra parte, il metodo perfetto non esiste): nel primo caso, un fornitore molto forte sul lato acquisto potrà offrire uno sconto maggiore ai potenziali clienti e accaparrarsene una larga fetta (quindi, qui sarà importante come saranno definiti i tetti massimi), mentre nel secondo caso ci sarebbero meno incentivi a “buttare il cuore oltre l’ostacolo” tramite una politica di sconto aggressiva e gli esercenti più forti lato acquisti otterrebbero margini comparativamente maggiori. Allo stesso modo, è evidente che, in teoria, lo sconto massimo che un fornitore sarà disposto ad offrire sarà pari alla differenza tra le condizioni economiche definite dall’Autorità per il servizio di maggior tutela (peraltro destinate a cambiare comunque e a diventare tendenzialmente più gravose delle attuali. Questo è un punto-chiave) e quanto riesce a risparmiare sul costo per l’approvvigionamento dell’energia rispetto all’AU (che, a condizioni rinnovate, avrà comunque il ruolo di approvvigionatore dell’ultima istanza). Ad ogni modo, mica sarà tanto facile avere sconti significativi!
  • Quando? Per un anno, non prorogabile. Poi o ti trovi un fornitore sul mercato libero o te la vedi con l’ultima istanza. Ad ogni modo, saranno introdotte ulteriori migliorie in materia di recesso dal contratto di maggior tutela, in modo da evitare qualsiasi ostacolo, anche il più piccolo, alla possibilità di passare al mercato libero.

Come vedete, rimane escluso un punto, anche di grande importanza: il PERCHÉ.

Cosa mai dovrebbe/potrebbe spingere un cliente a passare dall’attuale tutela alla Tutela SIMILE? Perché dovrebbe? Lo sconto probabilmente non potrà essere così massiccio e decisivo (rispetto anche alle novellate condizioni dell’ultima istanza) da risvegliare la voglia di cambiamento del cliente e convincerlo a passare in questa “terra di mezzo” per un solo, breve anno….con poi lo sbatti di doversi trovare una offerta sul mercato libero adatta alle sue esigenze. D’altra parte, non è nemmeno chiaro (specie nella versione V.2) come farà il cliente (esistente, non quello di nuova attivazione) ad essere perfettamente cosciente che c’è la tutela SIMILE: quali sono i metodi per pubblicizzarla?

D’altro canto, è difficile capire fino in fondo quali possano essere le motivazioni che dovrebbero guidare il fornitore: perché “sprecare” le proprie forze per offrire un forte sconto per la Tutela SIMILE, per poi magari perdere il cliente dopo poco tempo? Se si è così bravi, non vale la pena  buttarsi senza riserve sul mercato libero? Lì, almeno, non c’è la sicurezza che dopo un anno il contratto scadrà! Inoltre, potresti vendergli anche altri servizi a valore aggiunto. Allo stesso modo, sarebbe strano che il fornitore metta in piedi di sua sponte un battage  pubblicitario per promuovere la Tutela SIMILE: anche in questo caso, meglio dirottare le risorse scarse sulle proprie offerte sul mercato libero, no?

A meno che, questa Tutela SIMILE (in stretta collaborazione con la nuova metodologia di copertura dei costi sostenuti da AU per l’acquisto di energia elettrica destinata ai clienti coinvolti nella sperimentazione) non sia altro che un astuto gioco di prestigio, dove il prestigiatore distrae il pubblico facendogli guardare esattamente quello che vuole e nel frattempo il trucco è già successo altrove.

Prima di chiudere, un’ultima considerazione: se il gioco dovesse riuscire solo parzialmente, che succederà al momento della cessazione dei servizi di tutela? Passeranno tutti tranquillamente e ordinatamente in ultima istanza? Ne siamo proprio sicuri-sicuri? Mah…!

Per ora, comunque, non ci resta che aspettare.

Alla prossima puntata!

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore)