Alcune brevi considerazioni sui Titoli di Efficienza Energetica

Di seguito alcuni brevi pensieri sulla situazione dei titoli di efficienza enegetica (TEE, per gli amici Certificati Bianchi) dal punto di vista dei soggetti obbligati, alla luce del nuovo DM, della consultazione avviata dall’Autorità (DCO 312/2017/R/efr) e, non da ultimo, della situazione di mercato e delle sue prospettive future.

Lo scenario non è propriamente roseo.

Da una parte, infatti, l’offerta è compressa dalle nuove regole per realizzazione progetti, specie il superamento del parametro Tau, e dal fatto che i progetti più “semplici”, com’è normale che sia, si stanno via via esaurendo lasciando spazio a quelli più complessi ed evidentemente più costosi.

Dall’altra, invece, la domanda deve tener conto che, anche se gli obblighi futuri sono numericamente inferiori rispetto a quelli passati (9,5 mln TEE obbligo 2016 Vs 5,3 mln TEE 2017, ma più difficili da raggiungere per via del minor numero di TEE disponibili), c’è una decisa spinta verso alto dovuta alle nuove regole per il rispetto degli obblighi, oggi entro l’anno successivo e non più entro i 2 successivi, nonché dall’importante cumulo di obblighi ancora da rispettare che farà sentire il suo peso nei prossimi 2 anni (per poi smorzarsi una volta che la regola del rispetto entro l’anno successivo andrà a regime).

Alta domanda e bassa offerta generano necessariamente prezzi elevati.

In questo quadro si inserisce la consultazione sulle nuove modalità di definizione del contributo tariffario a copertura dei costi sostenuti dai distributori di energia elettrica e gas naturale in cui si propone, sostanzialmente, che il contributo tariffario sia calcolato in modo da avere una inerzia maggiore di quella attuale rispetto ai prezzi espressi dal mercato. Nel dettaglio, si propone l’utilizzo della media triennale con cap sui valori medi delle sessioni di mercato considerati così da non includere (eventuali) spike di prezzo anomali e permettendo uno scostamento più ampio rispetto valore medio di mercato (da 2€ a 5/7€), ciò al fine di porre un freno a tendenze rialzistiche dei prezzi e, in definitiva, dei costi del sistema dei TEE riversati sul sistema energetico e, quindi, sui clienti finali.

Solo che si agisce su soggetti obbligati che non possono non comprare i TEE necessari a coprire i propri obblighi dato che in questo caso, fermo restando il rispetto dell’obbligo, gli verrebbero comminate sanzioni adeguate a rendere non convenienti eventuali comportamenti opportunistici e che, di conseguenza, non hanno molto potere contrattuale rispetto ai soggetti che compongono l’offerta di TEE.

Il problema è di difficilissima risoluzione, dato che comunque oramai il disegno del sistema è consolidato, gli obblighi sono definiti e inderogabili ed il mercato è quel che è e non sono state riscontrate pratiche opportunistiche (cfr. esito istruttoria conoscitiva di cui alla delibera 292/2017/R/efr).

Annunci

Tutela SIMILE, il punto della situazione 

Fra non molto, anche se a noi comuni mortali non è ancora dato sapere quando e soprattutto come, i clienti domestici e non domestici (altri usi/piccole imprese) connessi in BT si troveranno di fronte alla necessità di abbandonare la rassicurante baia della maggior tutela, dove le condizioni economiche sono definite periodicamente dall’Autorità, per intraprendere il viaggio che li porterà,  non senza peripezie,  o nella terra incognita che si estende oltre la maggior tutela (quella indicata nelle carte antiche con la dizione “hic sunt leones”!) o nel vasto mare del mercato libero che, come l’oceano, può essere fantastico e terribile allo stesso tempo e, quindi, per solcare in sicurezza le sue acque bisogna essere lupi di mare navigati.

Nel corso di tale viaggio il nostro cliente finale-Eroe, come ogni protagonista di cartoni animati Disney/Pixar che si rispetti, crescerà e maturerà (almeno nelle intenzioni!) fino ad acquisire tutte le competenze tecniche ed intellettuali necessarie per poter affrontare con successo l’Antagonista, qui impersonato dalle pratiche non sempre cristalline poste in essere da alcuni soggetti operanti nel mercato dell’energia.

Ma il nostro eroe, come tutti sanno, non può intraprendere questo viaggio iniziatico da solo! Solitamente, ad un certo punto ed in condizioni particolari, entra in scena l’Aiutante.

Nel nostro caso specifico, quest’ultimo assume le fattezze della Tutela SIMILE.

Come (non!) tutti sanno, infatti, dal 1° gennaio di quest’anno l’eroico cliente finale può sottoscrivere un contratto di cosiddetta tutela simile (solo per la genialità dell’acronimo ne varrebbe la pena!), il cui fine è quello di insegnare al cliente tutto ciò che ancora non sa/non sa fare e che gli sarà necessario, un domani, per solcare in scioltezza il mare magnum del mercato libero. Un po’ come fa Maui, il simpatico semidio Hawaiiano, con Moana Waialiki nel suo viaggio/missione nell’oceano pacifico nel recente film Disney Moana (In Italia Oceania, per evitare fraintendimenti tra gli aspiranti spettatori meno giovani).

Fin qui, tutto bene.

All’atto pratico, però, questo strumento/aiutante non si sta (per ora) dimostrando all’altezza delle aspettative. Com’è possibile vedere dalla tabella seguente, ad oggi i contratti sottoscritti/prenotati sono stati veramente pochini, pari al miserrimo 0,013% dei contratti a disposizione (dati al 14.02.2017):

tutela-simile-2

Nella seguente immagine, invece, è possibile avere un idea del traffico generato dal  portale portaletutelasimile.it. In particolare, dal 1° gennaio scorso lo hanno visitato circa 45.000 navigatori, circa 1.200/giorno. Non tantissimi. E, cosa più importante, in media il navigatore resta sulla pagina circa 5 minuti: non molti considerando il tempo necessario per registrarsi ed effettuare la prenotazione e possibile segno di un atteggiamento del tipo “uhhh è troppo difficile/lungo/ecc…non c’ho voglia”. Considerando i contratti stipulati/prenotati, potremmo dire, forse impropriamente, che la redemption si attesta intorno al 3%. 

(NOTA BENE: si tratta di dati stimati al 9.02.2017 dai vari servizi di monitoraggio siti web disponibili in rete. Niente di ufficiale e 101% preciso/accurato. Servono solo a dare una idea)

portale tutela simile.png

E’ un vero e proprio peccato, perché i venditori in generale sembrano crederci, specie quelli puri/nuovi entranti che hanno proposto i classici “sconti irripetibili”. Da un rapido conto, infatti, è possibile stimare in circa € 400 mln (media ponderata sul numero dei clienti domestici e non domestici degli sconti totali offerti nell’ipotesi di adesione di soli clienti domestici, pari a € 400 mln, e degli sconti totali offerti nell’ipotesi di adesione di soli clienti non domestici, pari € 600 mln) le risorse investite dagli operatori su questo progetto, a fronte di ben 7,8 mln di contratti disponibili per gli utenti domestici + non domestici.  Considerando che i clienti finali domestici+non domestici in maggior tutela sono circa 23 mln, i contratti offerti coprono potenzialmente circa il 34% del mercato. Niente male!

 (fonte: dati  al 2015 reperiti dalla relazione annuale AEEGSI. Totale, circa 23 mln di cui 20 domestici e circa 3 non domestici…ecco spiegati il dubbio di cui sopra: in questo caso i contratti disponibili sono il doppio degli potenziali clienti.).

Magari tale indicatore non è al 100% corretto, dato che si tratta di minori ricavi derivanti da contratti che non è detto si sarebbero chiusi sul mercato libero e, soprattutto,“a prezzo intero”, ma è comunque utile per valutare l’impegno profuso dagli operatori.

I motivi che fino a qui hanno tarpato le ali alla nostra tutela simile sono vari e variegati. Vediamone i principali:

  • Atavica diffidenza del cliente finale verso le novità: mi è capitato spesso di parlare della questione con soggetti che possono essere definiti senza dubbio “clienti informati” che, anche di fronte agli allettanti sconti proposti, non ritenevano conveniente abbandonare la tutela “per evitare problemi“, sostanzialmente di switch o  di doppia fatturazione. Legato a questo aspetto ce n’è poi un’altro molto interessante, che emerge sia parlando con i potenziali clienti, che analizzando i dati:in molti casi, anche dedicendo di aderire alla tutela simile di propria spontanea volontà, il cliente sceglie operatori con nomi noti (non esclusivamente come operatori del settore elettrico, ma in generale), anche a fronte di sconti sensibilmente minori. Il ché, in una situazione dove il contratto è blindato, le condizioni economiche le medesime per tutti e l’unica leva attivabile è l’entità del bonus, la dice lunghissima sulla loro  richiesta di sicurezza/certezza di fronte ad un mercato percepito poco chiaro/ostile (infatti la risposta sul perché hanno scelto un operatore X invece che Y rinunciando così a mille mila euri di bonus è sempre del tipo “eh, ma X è famosa/di grande dimensione, non avrò problemi/fatturazioni errate ecc.)
    • In questo caso, nell’immediato c’è poco da fare. Nel medio termine, però, è necessario rinforzare ed efficientare la catena informativa del settore e le relative procedure, in modo da assicurare al cliente, anche al più timoroso, quella “sicurezza” che oggi sembra mancare.
  • Oggettiva difficoltà/complessità della procedura e sua “lungaggine”: Sottoscrivere tale contratto non è facile e ciò è frutto in parte del design della procedura ed in parte delle procedure informatiche degli operatori. Il meccanismo della prenotazione e dell’accesso alla pagina “segreta” (talmente segreta che nemmeno google la indicizza, e scusate se è poco di questi tempi!), con tutti i suoi codici e codicilli non è il massimo della fluidità, e neanche la fase operativa di sottoscrizione del contratto di tutela simile con il fornitore prescelto è proprio una passeggiata, anche a causa di  qualche intoppo informatico.
    • Qui alcune contromisure, in parte, sono già state adottate, dato che recentemente c’è stata la riapertura dei termini per l’accreditamento dei facilitatori, ovvero di quei soggetti deputati a facilitare (nomen omen!) la sottoscrizione del contratto da parte del cliente finale. Anche da parte dei venditori ci sono stati miglioramenti, com’è normale che sia a valle della fase di rodaggio.

L’ultimo motivo che vorrei indicare è, secondo me, il più importante: la pubblicità, a.k.a.l’anima del commercio.

Ora, è impossibile vendere un prodotto – anche il migliore di questo mondo, quello che chiunque sognerebbe di possedere – senza che lo si faccia conoscere ai potenziali acquirenti.Quindi, com’è pensabile vendere un prodotto non proprio “eccitante” come l’energia elettrica, per di più nella sua versione “no frills” (ergo, nessun servizio supplementare, solo puri e semplici elettroni), utilizzando uno sconto come unica leva competitiva senza farlo sapere in giro?! Semplice: non è pensabile e infatti non si vende!

Si potrebbe controbattere ricordando che i venditori dovevano e dovranno inserire delle comunicazioni in bolletta…..ma veramente possiamo considerare la bolletta un medium pubblicitario efficace?! Magari va bene per le comunicazioni tecniche/operative relative alla gestione del contratto, ma da qui a dire che abbia la stessa abbia la stessa efficacia di un cartellone 50mt X 50mt nella principale via della città, ce ne passa! No, spiacente, la comunicazione in bolletta è doverosa, ma del tutto insufficiente.

Allo stesso modo, è difficile considerare il portaletutela un mezzo efficace per portare a conoscenza dei clienti potenzialmente interessati questa opportunità: ci vi accede lo fa esclusivamente perché già è a conosce della tutela simile. A tale conclusione ci si arriva guardando i dati relativi agli accessi al sito, dati quali emerge chiaramente che la quasi totalità (circa 95%) di questi avviene tramite ricerca su Google della parola chiave “tutela simile”. Quindi, non ci siamo: il portale è proprio l’oggetto da far conoscere, non il mezzo.

Stesso discorso vale per lo sportello per il consumatore (sito e numero verde): se non ho idea che esista una cosa chiamata maggior tutela, perché dovrei chiamare lo sportello per avere informazioni in merito?

Arriviamo quindi al tasto più dolente in assoluto: la mancanza pressoché totale di pubblicità tramite i canali classici e più efficaci: radio, televisione e social network, magari customizzando il messaggio veicolato tramite ciascun canale in base al fruitore tipo dello stesso, così da massimizzare le probabilità di intercettare soggetti potenzialmente interessati e, con essa, il valore ottenuto dalla spesa sostenuta.  Ho provato a cercare, giuro, ma non ho trovato nulla se non il video istituzionale di presentazione della tutela simile sul sito dell’ansa, il cui link è presente anche sul sito dell’Autorità, e qualche altro video realizzato da altri stakeholder. Poco, decisamente troppo poco per spingere per coinvolgere una buona fetta del mercato, cosa pure possibile dato che è innegabile che di offerte allettanti ce ne siano a sufficienza.

Per la pubblicità, però, ad oggi c’è una sola soluzione: dovrebbe essere l’Autorità a farsene carico, predisponendo un piano comunicativo di profilo puramente istituzionale adeguatamente distribuito nello spazio (fisico e virtuale)/tempo, eventualmente adattato ai vari canali attraverso i quali lo si veicola,  con cui far conoscere al mercato questa ulteriore possibilità. Difatti, anche qualora possibile, perché mai i venditori dovrebbero investire in comunicazione e marketing per spingere la tutela simile (su cui, comunque, già hanno investito)? Per loro è evidentemente più logico spingere le proprie offerte sul mercato libero, dove la durata del contratto è generalmente maggiore rispetto ai 12 mesi della tutela simile, se non a tempo indeterminato.

Non mi resta altro da aggiungere se non augurarvi una buona navigazione!

Quanto costa l’efficienza energetica al consumatore?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo in cui Riccardo Gallottini di energyaffairs fa il punto sul costo del meccanismo dei TEE per i clienti finali.  Buona lettura!

Quanto costa l’efficienza energetica al consumatore?

di Riccardo Gallottini

Quasi quotidianamente, sfogliando la rassegna stampa o girando per internet, leggiamo che fare efficienza energetica significa essenzialmente migliorare un sistema, riducendo l’apporto di energia in ingresso, mantenendo lo stesso “prodotto” in uscita, sia esso un bene o una forma di energia.  Gli interventi di efficientamento energetico, come noto, comportano una serie di benefici al privato cittadino o all’impresa, quali la riduzione dei consumi (e quindi abbattimento dei costi) nonché l’ammodernamento dei sistemi produttivi/tecnologici. Tali interventi hanno però un costo di investimento che, in particolare per alcune tipologie, rende difficile la sostenibilità del progetto senza un incentivo di tipo economico o fiscale. Lo strumento più utilizzato in questi anni per sostenere gli interventi di efficienza energetica è indubbiamente il meccanismo dei certificati bianchi (da non confondere con i certificati verdi a sostegno della fonti rinnovabili).

Ma quanto costano i certificati bianchi in bolletta al consumatore italiano medio di energia? E quanto costano rispetto ad altri strumenti di incentivazione che il consumatore paga tra gli oneri di sistema presenti in bolletta? Queste sono le domande a cui proveremo a dare una risposta al fine di valutare se i certificati bianchi oltre che sostenere gli investimenti in efficienza energetica, sono anche “sostenibili” per il sistema, e quindi per il consumatore.

Funzionamento del meccanismo dei certificati bianchi 
Il meccanismo dei certificati bianchi o titoli di efficienza energetica (di seguito anche TEE)  è entrato in vigore nel gennaio 2005. Un TEE rappresenta un’unità di consumo di energia primaria espresso in Tep (tonnellata di petrolio equivalente) riguardante interventi di risparmio di energia elettrica, gas naturale e altri combustibili per autotrazione. Il meccanismo è basato sulla determinazione di obblighi di risparmio di energia primaria definiti via via negli anni da una serie di decreti ministeriali e posti in capo alle imprese di distribuzione di energia elettrica e gas. In funzione della quantità di energia distribuita, ad ogni impresa viene quindi assegnata una quota di obiettivo di risparmio nazionale quantificabile in un numero di TEE da annullare al fine di soddisfare l’obbligo. Gli obiettivi di risparmio di energia primaria assegnati riguardano ad oggi il periodo 2005 – 2016. Gli obiettivi per gli anni 2017 – 2020 sono tutt’ora in corso di definizione da parte del Ministero. Va detto che il ruolo dei TEE dovrebbe rimanere centrale nella strategica globale di risparmio energetico che si è data il paese. Il decreto legislativo 102/14 che ha recepito la direttiva UE sull’efficienza energetica ha infatti assegnato al meccanismo dei TEE l’obbligo di contribuire con almeno il 60% dell’obiettivo di risparmio energetico totale cumulato al 2020.

image

I TEE hanno chiaramente un prezzo che è basato su uno schema di mercato di incrocio tra domanda e offerta. Il valore economico dell’incentivo non è infatti determinato ex – ante ma dipende dall’andamento dei titoli sul mercato. La domanda di TEE è formata dalle imprese di distribuzione (ad oggi 13 distributori elettrici e 48 distributori gas) in quanto soggetti obbligati all’adempimento normativo di risparmio energetico. Viceversa l’offerta è data dai TEE derivanti da risparmi energetici ottenuti tramite progetti realizzati sia dai soggetti obbligati che da altri soggetti non obbligati (società di servizi energetici, distributori minori ecc). La contrattazione dei TEE può avvenire tra le parti interessate (tramite contratti bilaterali) o all’interno di una specifica borsa gestita dal Gestore dei Mercati Energetici (GME). Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), il quale possiede il 100% del GME, è  invece l’ente che autorizza l’emissione dei titoli a fronte della presentazione dei progetti e si occupa del controllo del risparmio energetico ottenuto. Le imprese di distribuzione, essendo soggetti obbligati dalla normativa al soddisfacimento dell’obbligo di risparmio di energia primaria, hanno diritto a ricevere ogni anno un contributo tariffario di copertura per ogni TEE acquistato sul mercato. Il contributo tariffario è erogato a consuntivo da parte dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il servizio idrico (di seguito AEEGSI) una volta che il GSE ha verificato che i soggetti obbligati hanno adempiuto ai propri obblighi annuali di risparmio energetico.

Il contributo tariffario erogato alle imprese di distribuzione a fronte del sostenimento dei costi relativi all’acquisto dei TEE rappresenta di conseguenza l’effettivo esborso che il sistema deve sostenere per il funzionamento del meccanismo dei certificati bianchi. Ad oggi infatti la famiglia tipo paga in bolletta elettrica i certificati bianchi sulla base dei KWH consumati, tramite la componente UC7 destinata alla promozione dell’efficienza energetica della voce “spesa per oneri di sistema”. In maniera analoga, nella bolletta gas è presente la componente RE nella voce “spesa per oneri di sistema”. Il gettito riscosso da tali componenti alimenta quindi dei conti i cui fondi sono utilizzati per erogare i contributi tariffari alle imprese di distribuzione.

Impatti in bolletta
A questo punto, una volta spiegato in maniera molto sintetica il meccanismo dei TEE e i vari soggetti coinvolti, possiamo andare a rispondere ai quesiti che ci siamo posti inizialmente. Va detto che per un’analisi completa di sostenibilità del meccanismo, andrebbero calcolati anche i benefici (e c’è ne sono) apportati al sistema. Il risparmio totale di energia primaria conseguito con il sistema dei certificati bianchi comporta sicuramente una serie di impatti positivi in termini di riduzione della bolletta energetica nazionale la quale, come si sa, è fortemente dipendente dalle importazioni dall’estero. Da tali benefici andrebbero però decurtati gli effetti della crisi che si sono riverberati in questi anni che hanno di fatto anch’essi causato un calo dei consumi energetici. Vanno poi aggiunte alcune esternalità positive quali l’ammodernamento del tessuto immobiliare/produttivo nonché il rilancio degli investimenti. In questa sede  tuttavia ci limitiamo a dare uno sguardo ai costi rimandando in un secondo momento una completa analisi costi benefici.

Con l’aiuto quindi dei dati che l’AEEGSI pubblica relativi all’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori in tutela sia di elettricità che di gas, abbiamo provato a stimare gli impatti economici in bolletta elettrica e gas causati dall’introduzione delle componenti a sostegno della promozione dell’efficienza energetica. Si è cercato inoltre di isolare per quanto possibile gli oneri derivanti dal meccanismo dei certificati bianchi che è appunto l’oggetto dell’articolo.

image

Fonte: elaborazioni su dati AEEGSI relativi al primo aggiornamento trimestrale di ogni anno per cliente domestico tipo (per elettricità 3 KW di potenza e 2.700 KWH di consumo e per il gas 1400 Smc di consumo).
Note: Dalle componenti UC7 e RE relative all’efficienza energetica è stata decurtata la quota parte di gettito che va ad alimentare il conto per lo sviluppo tecnologico e industriale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo n. 28/11, il fondo a sostegno del teleriscaldamento e una stima degli oneri cumulati del conto energia termico pubblicati dal GSE.

In occasione dell’ultimo aggiornamento tariffario disponibile per il primo trimestre dell’anno 2016 sono aumentati in maniera esponenziale gli oneri derivanti dal funzionamento del meccanismo dei TEE. La famiglia tipo italiana quest’anno pagherà  poco meno di 5€/anno in bolletta elettrica e poco meno di 11€/anno in bolletta gas, quindi rispettivamente 4€/anno e 7€/anno in più rispetto all’aggiornamento delle condizioni economiche di fornitura effettuate ad inizio anno 2015.

Abbiamo quindi risposto alla prima domanda che ci eravamo posti all’inizio, ovvero quanto costa alle famiglie italiane la promozione dell’efficienza energetica tramite i certificati bianchi. Risulta ora interessante andare a verificare tali costi in confronto a quelli legati alla promozione delle fonti di energia rinnovabile e assimilate che ad oggi il consumatore paga nella componente A3 della bolletta elettrica tra gli oneri di sistema che come si sa, raggiungerà probabilmente nell’anno 2016 i 15 miliardi di euro di costo complessivo.

Analizzando i dati disponibili, gli incentivi alle rinnovabili e assimilate in bolletta elettrica pesano circa 7 volte di più rispetto agli oneri per i TEE ad oggi pagati, a differenze delle rinnovabili, dai consumatori sia di energia elettrica che di gas.

image

Ancora oggi gli incentivi all’efficienza energetica ed in particolare il funzionamento del meccanismo dei TEE, presentano una spesa per il consumatore nettamente inferiore rispetto ad altri incentivi connessi alla promozione delle fonti rinnovabili la cui esplosione negli anni non stupisce i ben informati.

Tuttavia, nell’anno in corso, l’aumento degli oneri da efficienza energetica è stato sensibilmente elevato e di oltre il 200% rispetto all’anno precedente.

Ma quali potrebbero essere le cause di questo aumento? Salvo eventuali politiche redistributive degli oneri tra diverse tipologie di clientela (come spiegato in nota, la simulazione riguarda soltanto la famiglia tipo e non altre utenze alto consumanti  e industriali), la crescita degli oneri è essenzialmente legata all’aumento degli obiettivi nazionali in capo alle imprese di distribuzione e via via crescenti nel corso negli anni. Vi sono poi effetti temporali legati all’annullamento dell’obbligo in quanto i distributori, secondo quanto previsto dai decreti ministeriali, hanno la possibilità di soddisfare il 100% dell’obiettivo di un determinato anno entro il biennio successivo senza incorrere in sanzioni.​

Non dovrebbe poi aver avuto grosso impatto il valore del contributo tariffario riconosciuto alle imprese di distribuzione come anche evidenziato dall’Autorità nel rapporto “Stato e prospettive del meccanismo dei titoli di efficienza energetica” dello scorso giugno.

image

Fonte: elaborazioni su dati AEEGSI.
Note: per quanto riguarda l’anno d’obbligo 2015 il contributo tariffario riconosciuto ai distributori è ancora preventivo in attesa di quello definitivo che sarà pubblicato intorno a Giugno 2016 secondo le modalità stabilite dalla deliberazione 13/2014/R/Efr

Conclusioni
Alla luce di quanto esposto in precedenza si può quindi affermare che il futuro impatto in bolletta degli oneri legati alla promozione dell’efficienza energetica (ed in particolare dei TEE) dipenderà quasi interamente dall’entità degli obblighi di risparmio di energia primaria posti in capo alle imprese di distribuzione e che dovrebbero essere pubblicati entro la fine dell’anno da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Dal punto di vista dei prezzi infatti il meccanismo di calcolo del contributo tariffario introdotto nel 2013 dall’Autorità sembra garantire un buon compromesso tra l’esigenza delle imprese di distribuzione di vedersi riconosciuti i costi sostenuti per l’obbligo di acquisto di TEE e un equo mantenimento di  un riconoscimento tariffario su forchette di valori accettabili dal punto di vista del consumatore.

In conclusione si può comunque dire che l’efficienza energetica è una buona leva di sviluppo industriale che responsabilizza il privato investitore e in ultimo sensibilizza il consumatore all’uso corretto dell’energia. A tendere quindi l’obiettivo dovrebbe essere una diminuzione degli oneri per il sistema grazie all’innovazione tecnologica e ad un migliore accesso alle fonti di finanziamento. Solo così sarà possibile “fare” veramente efficienza energetica.

Ad oggi però, e ancora per qualche tempo, ci sarà bisogno di un sistema (ancorché di mercato) come quello dei certificati bianchi. In questa fase l’auspicio è che tutte le istituzioni coinvolte, per quanto di loro competenza, monitorino il funzionamento del meccanismo dei TEE al fine di evitare situazioni spiacevoli già vissute in passato. L’ elevata incentivazione di alcune fonti rinnovabili ha portato a costi scaricati completamente sui cittadini, spesso ignari che alle loro spalle c’era qualcuno che si arricchiva sventolando la bandiera dell’ambiente e dell’energia pulita.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo in cui Riccardo Gallottini di energyaffairs fa il punto sul costo del meccanismo dei TEE per i clienti finali.  Buona lettura!

Quanto costa l’efficienza energetica al consumatore?

di Riccardo Gallottini

Quasi quotidianamente, sfogliando la rassegna stampa o girando per internet, leggiamo che fare efficienza energetica significa essenzialmente migliorare un sistema, riducendo l’apporto di energia in ingresso, mantenendo lo stesso “prodotto” in uscita, sia esso un bene o una forma di energia.  Gli interventi di efficientamento energetico, come noto, comportano una serie di benefici al privato cittadino o all’impresa, quali la riduzione dei consumi (e quindi abbattimento dei costi) nonché l’ammodernamento dei sistemi produttivi/tecnologici. Tali interventi hanno però un costo di investimento che, in particolare per alcune tipologie, rende difficile la sostenibilità del progetto senza un incentivo di tipo economico o fiscale. Lo strumento più utilizzato in questi anni per sostenere gli interventi di efficienza energetica è indubbiamente il meccanismo dei certificati bianchi (da non confondere con i certificati verdi a sostegno della fonti rinnovabili).

Ma quanto costano i certificati bianchi in bolletta al consumatore italiano medio di energia? E quanto costano rispetto ad altri strumenti di incentivazione che il consumatore paga tra gli oneri di sistema presenti in bolletta? Queste sono le domande a cui proveremo a dare una risposta al fine di valutare se i certificati bianchi oltre che sostenere gli investimenti in efficienza energetica, sono anche “sostenibili” per il sistema, e quindi per il consumatore.

Funzionamento del meccanismo dei certificati bianchi 
Il meccanismo dei certificati bianchi o titoli di efficienza energetica (di seguito anche TEE)  è entrato in vigore nel gennaio 2005. Un TEE rappresenta un’unità di consumo di energia primaria espresso in Tep (tonnellata di petrolio equivalente) riguardante interventi di risparmio di energia elettrica, gas naturale e altri combustibili per autotrazione. Il meccanismo è basato sulla determinazione di obblighi di risparmio di energia primaria definiti via via negli anni da una serie di decreti ministeriali e posti in capo alle imprese di distribuzione di energia elettrica e gas. In funzione della quantità di energia distribuita, ad ogni impresa viene quindi assegnata una quota di obiettivo di risparmio nazionale quantificabile in un numero di TEE da annullare al fine di soddisfare l’obbligo. Gli obiettivi di risparmio di energia primaria assegnati riguardano ad oggi il periodo 2005 – 2016. Gli obiettivi per gli anni 2017 – 2020 sono tutt’ora in corso di definizione da parte del Ministero. Va detto che il ruolo dei TEE dovrebbe rimanere centrale nella strategica globale di risparmio energetico che si è data il paese. Il decreto legislativo 102/14 che ha recepito la direttiva UE sull’efficienza energetica ha infatti assegnato al meccanismo dei TEE l’obbligo di contribuire con almeno il 60% dell’obiettivo di risparmio energetico totale cumulato al 2020.

image

I TEE hanno chiaramente un prezzo che è basato su uno schema di mercato di incrocio tra domanda e offerta. Il valore economico dell’incentivo non è infatti determinato ex – ante ma dipende dall’andamento dei titoli sul mercato. La domanda di TEE è formata dalle imprese di distribuzione (ad oggi 13 distributori elettrici e 48 distributori gas) in quanto soggetti obbligati all’adempimento normativo di risparmio energetico. Viceversa l’offerta è data dai TEE derivanti da risparmi energetici ottenuti tramite progetti realizzati sia dai soggetti obbligati che da altri soggetti non obbligati (società di servizi energetici, distributori minori ecc). La contrattazione dei TEE può avvenire tra le parti interessate (tramite contratti bilaterali) o all’interno di una specifica borsa gestita dal Gestore dei Mercati Energetici (GME). Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), il quale possiede il 100% del GME, è  invece l’ente che autorizza l’emissione dei titoli a fronte della presentazione dei progetti e si occupa del controllo del risparmio energetico ottenuto. Le imprese di distribuzione, essendo soggetti obbligati dalla normativa al soddisfacimento dell’obbligo di risparmio di energia primaria, hanno diritto a ricevere ogni anno un contributo tariffario di copertura per ogni TEE acquistato sul mercato. Il contributo tariffario è erogato a consuntivo da parte dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il servizio idrico (di seguito AEEGSI) una volta che il GSE ha verificato che i soggetti obbligati hanno adempiuto ai propri obblighi annuali di risparmio energetico.

Il contributo tariffario erogato alle imprese di distribuzione a fronte del sostenimento dei costi relativi all’acquisto dei TEE rappresenta di conseguenza l’effettivo esborso che il sistema deve sostenere per il funzionamento del meccanismo dei certificati bianchi. Ad oggi infatti la famiglia tipo paga in bolletta elettrica i certificati bianchi sulla base dei KWH consumati, tramite la componente UC7 destinata alla promozione dell’efficienza energetica della voce “spesa per oneri di sistema”. In maniera analoga, nella bolletta gas è presente la componente RE nella voce “spesa per oneri di sistema”. Il gettito riscosso da tali componenti alimenta quindi dei conti i cui fondi sono utilizzati per erogare i contributi tariffari alle imprese di distribuzione.

Impatti in bolletta
A questo punto, una volta spiegato in maniera molto sintetica il meccanismo dei TEE e i vari soggetti coinvolti, possiamo andare a rispondere ai quesiti che ci siamo posti inizialmente. Va detto che per un’analisi completa di sostenibilità del meccanismo, andrebbero calcolati anche i benefici (e c’è ne sono) apportati al sistema. Il risparmio totale di energia primaria conseguito con il sistema dei certificati bianchi comporta sicuramente una serie di impatti positivi in termini di riduzione della bolletta energetica nazionale la quale, come si sa, è fortemente dipendente dalle importazioni dall’estero. Da tali benefici andrebbero però decurtati gli effetti della crisi che si sono riverberati in questi anni che hanno di fatto anch’essi causato un calo dei consumi energetici. Vanno poi aggiunte alcune esternalità positive quali l’ammodernamento del tessuto immobiliare/produttivo nonché il rilancio degli investimenti. In questa sede  tuttavia ci limitiamo a dare uno sguardo ai costi rimandando in un secondo momento una completa analisi costi benefici.

Con l’aiuto quindi dei dati che l’AEEGSI pubblica relativi all’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori in tutela sia di elettricità che di gas, abbiamo provato a stimare gli impatti economici in bolletta elettrica e gas causati dall’introduzione delle componenti a sostegno della promozione dell’efficienza energetica. Si è cercato inoltre di isolare per quanto possibile gli oneri derivanti dal meccanismo dei certificati bianchi che è appunto l’oggetto dell’articolo.

image

Fonte: elaborazioni su dati AEEGSI relativi al primo aggiornamento trimestrale di ogni anno per cliente domestico tipo (per elettricità 3 KW di potenza e 2.700 KWH di consumo e per il gas 1400 Smc di consumo).
Note: Dalle componenti UC7 e RE relative all’efficienza energetica è stata decurtata la quota parte di gettito che va ad alimentare il conto per lo sviluppo tecnologico e industriale di cui all’articolo 32 del decreto legislativo n. 28/11, il fondo a sostegno del teleriscaldamento e una stima degli oneri cumulati del conto energia termico pubblicati dal GSE.

In occasione dell’ultimo aggiornamento tariffario disponibile per il primo trimestre dell’anno 2016 sono aumentati in maniera esponenziale gli oneri derivanti dal funzionamento del meccanismo dei TEE. La famiglia tipo italiana quest’anno pagherà  poco meno di 5€/anno in bolletta elettrica e poco meno di 11€/anno in bolletta gas, quindi rispettivamente 4€/anno e 7€/anno in più rispetto all’aggiornamento delle condizioni economiche di fornitura effettuate ad inizio anno 2015.

Abbiamo quindi risposto alla prima domanda che ci eravamo posti all’inizio, ovvero quanto costa alle famiglie italiane la promozione dell’efficienza energetica tramite i certificati bianchi. Risulta ora interessante andare a verificare tali costi in confronto a quelli legati alla promozione delle fonti di energia rinnovabile e assimilate che ad oggi il consumatore paga nella componente A3 della bolletta elettrica tra gli oneri di sistema che come si sa, raggiungerà probabilmente nell’anno 2016 i 15 miliardi di euro di costo complessivo.

Analizzando i dati disponibili, gli incentivi alle rinnovabili e assimilate in bolletta elettrica pesano circa 7 volte di più rispetto agli oneri per i TEE ad oggi pagati, a differenze delle rinnovabili, dai consumatori sia di energia elettrica che di gas.

image

Ancora oggi gli incentivi all’efficienza energetica ed in particolare il funzionamento del meccanismo dei TEE, presentano una spesa per il consumatore nettamente inferiore rispetto ad altri incentivi connessi alla promozione delle fonti rinnovabili la cui esplosione negli anni non stupisce i ben informati.

Tuttavia, nell’anno in corso, l’aumento degli oneri da efficienza energetica è stato sensibilmente elevato e di oltre il 200% rispetto all’anno precedente. 

Ma quali potrebbero essere le cause di questo aumento? Salvo eventuali politiche redistributive degli oneri tra diverse tipologie di clientela (come spiegato in nota, la simulazione riguarda soltanto la famiglia tipo e non altre utenze alto consumanti  e industriali), la crescita degli oneri è essenzialmente legata all’aumento degli obiettivi nazionali in capo alle imprese di distribuzione e via via crescenti nel corso negli anni. Vi sono poi effetti temporali legati all’annullamento dell’obbligo in quanto i distributori, secondo quanto previsto dai decreti ministeriali, hanno la possibilità di soddisfare il 100% dell’obiettivo di un determinato anno entro il biennio successivo senza incorrere in sanzioni.​

Non dovrebbe poi aver avuto grosso impatto il valore del contributo tariffario riconosciuto alle imprese di distribuzione come anche evidenziato dall’Autorità nel rapporto “Stato e prospettive del meccanismo dei titoli di efficienza energetica” dello scorso giugno.

image

Fonte: elaborazioni su dati AEEGSI.
Note: per quanto riguarda l’anno d’obbligo 2015 il contributo tariffario riconosciuto ai distributori è ancora preventivo in attesa di quello definitivo che sarà pubblicato intorno a Giugno 2016 secondo le modalità stabilite dalla deliberazione 13/2014/R/Efr

Conclusioni
Alla luce di quanto esposto in precedenza si può quindi affermare che il futuro impatto in bolletta degli oneri legati alla promozione dell’efficienza energetica (ed in particolare dei TEE) dipenderà quasi interamente dall’entità degli obblighi di risparmio di energia primaria posti in capo alle imprese di distribuzione e che dovrebbero essere pubblicati entro la fine dell’anno da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. Dal punto di vista dei prezzi infatti il meccanismo di calcolo del contributo tariffario introdotto nel 2013 dall’Autorità sembra garantire un buon compromesso tra l’esigenza delle imprese di distribuzione di vedersi riconosciuti i costi sostenuti per l’obbligo di acquisto di TEE e un equo mantenimento di  un riconoscimento tariffario su forchette di valori accettabili dal punto di vista del consumatore.

In conclusione si può comunque dire che l’efficienza energetica è una buona leva di sviluppo industriale che responsabilizza il privato investitore e in ultimo sensibilizza il consumatore all’uso corretto dell’energia. A tendere quindi l’obiettivo dovrebbe essere una diminuzione degli oneri per il sistema grazie all’innovazione tecnologica e ad un migliore accesso alle fonti di finanziamento. Solo così sarà possibile “fare” veramente efficienza energetica.

Ad oggi però, e ancora per qualche tempo, ci sarà bisogno di un sistema (ancorché di mercato) come quello dei certificati bianchi. In questa fase l’auspicio è che tutte le istituzioni coinvolte, per quanto di loro competenza, monitorino il funzionamento del meccanismo dei TEE al fine di evitare situazioni spiacevoli già vissute in passato. L’ elevata incentivazione di alcune fonti rinnovabili ha portato a costi scaricati completamente sui cittadini, spesso ignari che alle loro spalle c’era qualcuno che si arricchiva sventolando la bandiera dell’ambiente e dell’energia pulita.

(Gare) Gas Wars: Episodio 3 La Vendetta dei TEE

Oggi un post veloce-veloce per celebrare degnamente la pubblicazione in gazzetta ufficiale del DM 20 maggio 2015 n. 106 che aggiunge un ulteriore tassello (certamente non l’ultimo) ad uno degli argomenti più caldi di questa torrida estate italiana!

Dove eravamo rimasti? Ah, già…. gli atleti sono ai blocchi di partenza….tutto lo stadio trattiene il fiato….lo starter sta per tirare il grilletto…BANG!!!!

Ma nessuno parte.

Gli spettatori si guardano intorno stupiti, così come i giudici. Ci si accorge che c’è qualcosa che non quadra in tutto ciò….qualcosa di sbagliato….ma cosa? Non riescono a capirlo, ma sanno che è così.

Aiutiamoli a vederci chiaro.

Innanzitutto, ancora nessuno degli atleti ha (ancora) ben chiaro quali sono le regole del gioco. E trovarsi alla momento culminante della propria carriera sportiva, proprio lì dove da bambino sognavi di essere, a fare ciò per cui ti sei preparato per anni e anni e non sapere se dovrai disputare i 100 metri piani o i 10.000 siepi è un problema di non secondaria importanza!

Ad esempio, uno dei  tanti dettagli (dove, come tutti sanno, al diavolo piace nascondersi) ancora da chiarire completamente (anche se – ahimè -si tratta più che semplici sospetti) potrebbe essere quello relativo agli investimenti in efficienza energetica da offrire in sede di gara.

Il nuovo articolo 8 comma 6 ed il suo degno compare, l’articolo 13 comma 1 lettera e), che trattano il tema sono piuttosto ambigui…dicono e non dicono, fanno intendere ma non del tutto….ma procediamo con calma.

Il meccanismo base dei TEE è noto e rimane sostanzialmente immutato: in sede di gara, insieme a sconti, canoni, piani di sviluppo e chi più ne ha più ne metta, si può fare anche una offerta su investimenti di efficienza energetica, idonei a generare TEE (addizionali rispetto agli obblighi già esistenti). Il valore dei TEE, adeguatamente valorizzato, è quindi anticipato annualmente (e proporzionalmente) agli Enti  concedenti e a fronte di ciò i titoli sono dell’operatore.

Inoltre, i nuovi articoli intervengono sulla questione del chi paga, precedentemente lasciata un po’ all’immaginazione dei lettori. La nuova versione del DM sul tema è molto più chiaro: il contributo tariffario riconosciuto è solo del 50%, una cifra molto Salomonica e democristiana, ma forse…chissà…dopo il 2016 si potrebbe arrivare al 100% nel caso ci siano n situazioni favorevoli, tra cui l’allineamento dei pianeti del sistema solare. Non è una soluzione che mi vede particolarmente favorevole (si tratta sempre di interventi che vanno a migliorare l’efficienza energetica del paese e che aiuterebbero ad addirittura superare gli obblighi esistenti e questo, dato l’attuale “semtiment” sui temi ambientali, non è male!), ma tant’è…..

Passiamo a vedere un po’ che succede al nostro distributore.

Nella gara che hai vinto hai offerto X TEE aggiuntivi e ogni anno, puntuale come un orologio svizzero (no, Novi), devi anticiparne il valore agli enti concedenti ma, a fronte di tali versamenti, i titoli sono di tua proprietà.

Bene, ora non ti resta che procurati i titoli necessari per dimostrare che sei stato ligio al dovere! Sostanzialmente, hai 2 alternative:

  1. Realizzi i progetti promessi, ma questa era facile;
  2. NOVITA ESTATE 2015! Qualora non hai modo per x motivi di fare gli investimenti promessi, puoi sempre comprare da terzi i certificati che ti servono. Pagando, naturalmente…ma in una normale economia di mercato non è mica una cosa così strana!

Tutto bene, direte voi…..E invece no!

Perché poi c’è un inghippo!

Il Dm infatti demanda al GSE (e chi altro, sennò?!) di predisporre le apposite procedure  “[…] operative per la valutazione, certificazione ed annullamento (parola chiave!) su base annuale dei risparmi associati agli interventi di efficienza energetica che possono essere utilizzati dal distributore d’ambito per l’assolvimento dell’obbligo assunto in sede di gara […]”.

Vediamo un po’ dove ci porta tutto ciò:

  • Nel caso realizzassi i progetti: 1) anticipo l’importo previsto per quell’anno agli enti concedenti; 2) realizzo il progetto e ne sostengo i costi;3) ottengo i TEE generati da quel progetto; 4) li porto dal GSE che deve verificare che abbia rispettato quanto offerto in gara; 5) Il GSE mi annulla i titoli; 6) prendo il contributo tariffario, ma solo al 50%!
  • Nel caso dovessi comprare i titoli: 1) anticipo l’importo previsto per quell’anno agli enti concedenti; 2) compro (e pago) i certificati verdi da un soggetto terzo;3) li porto dal GSE che deve verificare che abbia rispettato quanto offerto in gara; 4) Il GSE mi annulla i titoli; 5) prendo il contributo tariffario, ma solo al 50%!

Ergo, in entrambi i casi c’è qualcosa che non torna!

  • Nel primo caso, sostengo i costi del progetto, ma mi rientra solo il 50% del contributo tariffario
  • Nel secondo caso è come se pagassi i titoli 2 volte (e me li rimborsassero mezza)!

Questo perché, anche se i titoli sono di mia proprietà, io non posso venderli nel mercato perché il GSE, nel verificare che abbia rispettato l’obiettivo offerto in gara, me li annulla!

Evidentemente, la cosa ha (molto) poco senso ed è contraria, oltre che alla logica ed al buon senso, anche alle finalità dell’intera riforma del settore della distribuzione del gas in materia di efficienza energetica.

Che era di incentivarne gli investimenti e, quindi, migliorare l’ambiente, non uccidere di oneri gli operatori. Tra l’altro, senza uno scopo specifico!

Anche perché (e qui c’è l’assurdità definitiva) in questa situazione agli enti locali converrebbe che l’operatore fosse in perenne (e forte) ritardo nella realizzazione dei progetti! Infatti, in questo caso, l’operatore oltre all’anticipo deve pagare anche una penale (che resta all’Ente) e poi anche realizzare il progetto. D’altra parte, questa situazione non favorirebbe nemmeno i soggetti terzi, potenziali venditori di TEE: se la penale è sufficientemente bassa, conviene pagarla, non comprare TEE da terzi e realizzare più avanti il progetto!

Di conseguenza, il GSE, nello scrivere le sue procedure, dovrebbe cercare di far rivivere l’iniziale ardore della ratio di tutta la riforma, evidentemente oramai seppellita sotto le successive sovrastrutture che le sono state buttate addosso,  e risolvere, in via indiretta, tutti i grovigli creati dalle eccessive stratificazioni geologico-normative che si sono succedute negli anni.

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore)