Monitoraggio Attività AEEGSI – Anno 2016

Archiviato il 2016, è tempo di bilanci (energetici…ah-ah…battutona).

L’Autorità quest’anno, ed in particolar modo a dicembre, ha “sballato”, superando non solo la soglia psicologica dei 700/atti/anno, ma sfondando anche quella  degli 800!

Di questi, ben 127 (il 15,4%) sono stati approvati nel solo mese di dicembre che, così, diventa immediatamente il mese a maggior “intensità regolativa” di sempre.

Per essere esatti, 824, ovvero ben 2,25 atti/giorno (sabati e domeniche incluse!) o 3,75 atti/giorno (considerando 220 gg lavorativi). Tanto per fare dei confronti, nel 2015 gli atti totali erano stati “solo” 668, mentre nel 2014 la miseria di 654; tra il 2016 ed il 2015, quindi, c’è stato un incremento del 23% del volume di attività dell’AEEGSI.

Non c’è che dire! Un modo più che  degno di festeggiare i 20 anni di onorata attività!

In generale, l’AEEGSI in questo 2016, rispetto anche al 2015, si è concentrata maggiormente sulle delibere, che nel mix pesano per ben il 91% (87% nel 2015), e meno sulle consultazioni, che scendono dal 9% del 2015 al 5% del 2016 (in valori assoluti: 43 DCO nel 2016 Vs 57 nel 2015).

Per quanto riguarda i settori, vale la regola che il primo amore non si scorda mai, dato che a farla da padrona è – come sempre – l’energia elettrica con 292 atti, pari al 35% , seguita a una certa distanza dal gas con 199 atti (24%) e dal sistema idrico con 109 atti (13%).

Focalizzandoci sulle sole delibere (che come abbiamo visto pesano il 91% del totale), possiamo dire che  – con qualche approssimazione – che circa la metà del lavoro dell’AEEEGSI nel 2016 è stato dedicato alla regolazione di settore pura: 412 delibere – ovvero il 55%  delle delibere e il 50% del totale –  è di tipo regolatorio (R). Del tempo restante, una buona parte è dedicata ad attività di enforcement della regolazione (delibere E, 101, pari al 13%) e a procedimenti sanzionatori (delibere S, 97 pari al 13%).

E per il 2017, cosa dobbiamo aspettarci?

Beh, casomai dovesse arrivare anche il settore dei rifiuti urbani e assimilati (cosa che come cittadino mi auguro!), non c’è che un imperativo: Sfondare quota 1.000!!!!

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Monitoraggio Attività AEEGSI – Aprile 2016

Aprile dolce dormire? Certamente non in quel di piazza Cavour! Nel mese in analisi, infatti,l’attività dell’Autorità è stata decisamente intensa…come  peraltro anche in quello precedente.

In particolare, in questo aprile 2016 il Contatt(i)ore ™ si è fermato a quota 65, un numero di atti del tutto assimilabile a quello relativo a marzo 2016, quando  il conteggio aveva taggiunto la ragguardevole quota di 66 (-1, ovvero -1,5%).

Il confronto tra aprile 2016 e aprile 2015, invece, si conclude con un raro pareggio: 65 a 65 (+9, ovvero + 16%), anche se il mix era piuttosto diverso (63 delibere Vs 56; 2 DCO Vs 6).

Gli atti del mese in analisi sono quasi esclusivamente delibere (63 su 65, 97%) (Incrediiiiiibile…..da leggere rigorosamente con la voce di Aldo); i restanti atti sono 2 DCO (167/2016/R/eel su passaggio al SII dell’attività di aggregazione delle misure e, soprattutto il 205/2016/R/Gas sulle modalità di riconoscimento degli investimenti sulle reti gas a partire dal 2017 che, data la sua portata in questo momento storico, merita evidentemente un discorso a parte).

Analizzando nello specifico le delibere, vediamo che quasi il 50% di queste (30 su 63) sono di tipo regolatorio, mentre il restante 50% è equamente distribuito tra le delibere di enforcement (8, 13%), sanzionatorie (S) (8, 13%), amministrative (A) (9, 14%) e relative ai contenziosi (C) (8, 13%), particolarmente numerose nel mese in esame (l’AEEGSI ha fatto molte opposizioni/appelli soprattutto su tematiche relative alle connessioni attive e allo stoccaggio gas).

Nel mese il settore più toccato dall’attività del regolatore è stato quello dell’energia elettrica (29 atti su 65, 45%), che ha quasi doppiato il settore gas (16 su 65, 25%); particolarmente intensa anche l’attività amministrativa (10 su 65, 15%), mentre il settore idrico, per il momento, è in stand-by (la calma prima della tempesta, con tutta probabilità!).

Si segnala, infine, che l’attività di consultazione negli ultimi 2 mesi è stata un po’ fiacca, con solo 2 DCO/mese pubblicati….Magari si stanno preparando per un grandioso exploit estivo (magari con iniziando con i Totex!)?.

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Monitoraggio Attività AEEGSI – Marzo 2016

Premessa: per il mese di marzo andrebbe fatto un monitoraggio, più che delle delibere approvate, delle millemila scadenze relative ad altrettante raccolte dati che ricadono in questo mese!

Giusto per non far nomi, in questo periodo ci sono – tra le altre cose – le indagini annuali dell’AEEGSI, la raccolta dati relativa alla continuità del servizio elettrico, quelle sulla qualità commerciale distribuzione EE/gas e soprattutto il Moloch delle raccolte dati (insieme alla RAB GAS, eh!): quella sulla sicurezza e continuità della distribuzione gas.

Oltre a ciò, poi, c’è da fare i conti con la normale produzione di atti da parte dell’Autorità, piuttosto consistente nel corso del mese di marzo 2016: ben 66 mentre a febbraio 2016 ci si era fermati a quota 46 (+20, ovvero + 43%), mentre a marzo 2015 ci si era spinti fino a 57 (+9, ovvero + 16%). Limitatamente al I° trimestre dell’anno, si tratta del mese con il maggior numero di atti degli ultimi 4 anni. C’è da dire, però, che un numero non insignificante di questi atti è relativo ad attività amministrative interne dell’AEEGSI o a procedimenti specifici a carico/a favore di operatori (avvio procedimenti/irrogazione sanzioni/decisione reclami/rideterminazione tariffe ecc).

Tornando ai nostri 66 atti, tra questi il peso maggiore lo hanno le delibere (60 su 66, 91%), per lo più di regolazione (R, 37 o il 62%), enforcement della stessa (E, 9 o 15%) e di sanzioni (per non aver rispettato la regolazione e a valle dell’enforcement!) (S, 8 o il 13%).

I settori su cui si è più intervenuto sono stati quello elettrico (25, ovvero il 42% del totale delibere) e quello gas (15 ovvero il 25% del totale delibere), mentre il settore idrico, nel mese in analisi, ha ricoperto il ruolo di novello Cenerendolo….ma siamo certi che si rifarà a brevissimo, con le tariffe del MTI-2!

Al contrario dell’attività “deliberativa”, l’attività di consultazione nel mese è stata un po’ sotto tono, soprattutto se confrontata con il mese precedente: solo 2 DCO (assicurazione clienti finali gas e bilanciamento gas) a marzo Vs. i 6 di febbraio, ma ad ogni modo superiore a quella dello stesso periodo dell’anno precedente, quando non furono pubblicati DCO.

Ci sono stati infine 2 pareri (di cui una sull’addebito del canone in bolletta in cui l’AEEGSI dava il suo benestare non senza sottolineare l’esigenza di attribuire parte dei fondi resti disponibili dal governo/Agenzia delle Entrate anche all’AU, a copertura dei suoi costi), 1 segnalazione (sulla situazione – non tanto positiva – delle gare gas di cui abbiamo parlato qui) e 1 memoria (sulla problematica delle statistiche europee in tema di gas naturale ed energia elettrica).

Di seguito trovate i classici et inimitabili grafici e tabelle dati!Diapositiva2Diapositiva1Diapositiva3

La riforma del Wacc EP.3 – Gli impatti sul consumatore domestico tipo

Terza ed ultima puntata in merito alla riforma del WACC promossa dall’AEEGSI per i settori infrastrutturali dell’energia elettrica e del gas e redatta assieme al blog EnergyAffairs.

Siamo arrivati quindi in fondo a questa maratona economico-finanziaria.

Dopo aver cercato di spiegare l’importanza del tasso di remunerazione del capitale investito nei settori regolati e aver analizzato i parametri della nuova formula del WACC introdotta dall’Autorità con delibera 583/2015/R/com, è quindi venuto il momento di valutare in termini economici tale riforma, andando ad analizzare gli impatti sul cliente domestico tipo, ovvero la classica famiglia italiana che utilizza il gas per riscaldamento + cottura cibi + acqua calda sanitaria e ha un consumo elettrico di circa 2.700 kWh, con una potenza contrattuale di 3 KW.

Partiamo da un dato di fatto. Dopo due consultazioni, svariati articoli di rassegna stampa, una moltitudine di report di banche d’affari, a fine dicembre l’Autorità ha finalmente pubblicata la delibera tanto attesa in cui sono state confermate le previsioni che tutti gli addetti ai lavori immaginavano: riduzione – consistente seppur non catastrofica – dei tassi di remunerazione delle infrastrutture di energia elettrica e gas rispetto a quelli degli anni precedenti

La motivazione sottesa è indubbiamente la discesa dei rendimenti offerti dai titoli di stato (dai BTP decennali, in particolare), determinata da una serie di fattori concomitanti come, ad esempio, il superamento delle turbolenze del 2010-2011 e degli attacchi al debito sovrano registrati in quegli anni e dall’intervento massiccio della BCE (QE). Gli effetti di tali interventi, in termini quantitativi, sono desumibili dalla tabella riportata di seguito. In particolare il rendimento dei titoli di stato italiani è sensibilmente diminuito nel corso degli ultimi due anni. Per ora infatti paiono finiti i mitici tempi dello spread a 500 punti base e tassi nominali al 6 -7 % che si sono registrati negli anni 2012 e 2013 sotto i governi Monti e Letta.

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Fonte: rendimenti titoli stato UE. Dati BCE.

Peraltro va detto che, come abbiamo spiegato nell’episodio 2 della riforma del WACC, l’Autorità ha preferito cambiare registro andando in discontinuità rispetto al passato, calcolando i WACC prendendo a riferimento l’andamento dei rendimenti dei titoli di stato dei paesi che ritenuti più stabili, ovvero Germania, Olanda, Francia e Belgio (anche in tali paesi però, come nel caso italiano, si è registrata una diminuzione del costo del capitale).

Per questa e altre ragioni analizzate nelle precedenti puntate, la delibera 583/2015/R/com ha quindi stabilito valori di WACC per il triennio 2016 – 2018 più bassi di quelli applicati fino al 2015.

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Fonte: Elaborazione autori su dati AEEGSI

Come si può notare dai grafici, si va da una riduzione dello 0,7% riguardante le infrastrutture di rigassificazione fino all’1% per quanto riguarda la trasmissione elettrica. Caso a sé, e assolutamente sintomatico di quanto detto nelle precedenti puntate, è lo stoccaggio gas che diversamente da tutte le altre attività infrastrutturali, ha registrato un aumento del valori del WACC. Come ricorderete, proprio la regolazione tariffaria dello stoccaggio era stata la “pietra dello scandalo” che ha poi spinto l’Autorità ad accelerare sul procedimento di revisione dei criteri di definizione del WACC, dato che il valore definito per l’anno 2015 era illogicamente basso a causa dell’incapacità del metodo allora vigente di rappresentare correttamente l’effettiva situazione macroeconomica. Una volta cambiato il metodo, di conseguenza, tale problema è stato superato ed il WACC riconosciuto all’attività di stoccaggio è tornato su livelli maggiormente idonei a fornire i giusti segnali di investimento agli operatori.

MA QUALI SONO LE CONSEGUENZE DI UNA RIDUZIONE GENERALIZZATA DEI VALORI DEI TASSI DI WACC?

Per quanto riguarda gli operatori infrastrutturali, tale riduzione genera una diretta diminuzione dei ricavi ammessi. Il valore del WACC stabilito dall’Autorità, infatti, moltiplicato per l’intero capitale investito dall’azienda, determina una quota dei ricavi aziendali (le altre due macro categorie di ricavi sono gli ammortamenti e il riconoscimento dei costi operativi). Ad una diminuzione del WACC corrisponde quindi una riduzione automatica dei ricavi aziendali e quindi degli utili. Da considerare, infine, che in un mondo perfetto il rendimento del capitale investito rappresenta esattamente l’EBIT di un operatore efficiente e, di conseguenza ha un impatto cruciale sulla sua capacità di continuare ad investire e/o distribuire dividenti.

Per questo il tema del WACC è così sentito da parte dei mercati azionari ed è anche per questo che la pubblicazione della delibera è stata vista dagli operatori come una “liberazione” in quanto, indipendentemente dall’entità dei valori, ha calmato le borse almeno fino al dicembre 2017, momento in cui si procederà all’aggiornamento di alcuni valori della formula.

Detto degli impatti sugli operatori, desumibili dai bilanci aziendali per chi volesse approfondire, è altresì interessante verificare gli effetti della riforma del WACC sui soggetti che effettivamente pagano le tariffe dell’energia elettrica e del gas, ovvero i clienti finali (che in questa sede chiameremo consumatore tipo rivolgendoci soltanto alla maggior parte, ma non tutta, la platea dei pagatori di bollette).

Il consumatore di energia, attraverso le componenti specifiche legate ai “servizi a rete”, sostiene gli oneri per il funzionamento delle infrastrutture energetiche. Una diminuzione del WACC comporta quindi una riduzione dei costi in bolletta in quanto, fatti salvi meccanismi perequativi nonché partite di giro tra società di vendita e imprese di distribuzione, porta ad una diminuzione della quota di tariffa a carico degli utenti a copertura della remunerazione del capitale complessivamente investito nell’intera filiera del settore dell’energia elettrica e del gas.

Partendo dal capitale investito dei vari asset regolati, è possibile quindi calcolare il beneficio in termini di minori costi in bolletta che il consumatore dovrebbe percepire nel 2016 rispetto al 2015 esclusivamente per via della diminuzione dei valori dei WACC. Chiaramente si tratta di una stima soggetta a possibile errore in quanto non risultano pubblici in maniera puntuale i valore del capitale investito di ogni asset infrastrutturale, ma è comunque una buona indicazione dell’incidenza della riforma del WACC sul consumatore.

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Note: elaborazioni su dati degli operatori e DCO 355/2015/R/eel. Per consumatore tipo si intende una famiglia tipo che ha consumi medi di energia elettrica di 2.700 kWh all’anno e una potenza impegnata di 3 kW e per il gas consumi di 1.400 metri cubi annui. Valori soggetti a possibili errori per la difficoltà di stimare in maniera precisa la RAB di alcuni settori regolati.

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Dalle elaborazioni si ricava che il beneficio una tantum per il consumatore dovrebbe essere intorno agli 11 euro per la bolletta elettrica e poco meno di 12 euro per la bolletta gas. Di fatto, tali importi, quali minori costi per i consumatori, costituiscono la minor remunerazione riconosciuta agli operatori infrastrutturali per via della riduzione dei valori di WACC.

Proviamo ora ad eseguire una piccola elaborazione utilizzando l’ultimo aggiornamento trimestrale (dal 1 gennaio 2016) dell’Autorità riguardante le condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori in tutela elettrica e gas. Seguendo questo approccio, e grazie ai documenti forniti dall’Autorità, è possibile stimare la teorica incidenza percentuale in bolletta derivante dalla riforma del WACC come quota parte della componente servizi di rete. Considerando quindi una spesa annua di energia elettrica di circa 500 euro e di circa 1100 euro per il gas, possiamo quindi arrivare ad ipotizzare che l’impatto della riforma del WACC è pari rispettivamente all’1% e al 2% del totale delle due bollette tipo per i due settori di riferimento.

CONCLUSIONI

La delibera 583/2015/R/com ha rivisto al ribasso i valori dei WACC per i settori regolati di energia elettrica e gas. I mercati finanziari hanno accolto il provvedimento in maniera abbastanza positiva in quanto lo scenario, ancorché negativo, è risultato comunque migliore rispetto a quanto prospettato in consultazione dall’Autorità. Nonostante questo, i nuovi parametri del tasso di remunerazione del capitale investito hanno comunque determinato un impatto in capo agli operatori infrastrutturali in termini di minori ricavi riconosciuti quantificabile in circa 600 milioni di euro. A fronte di questo, si stima un beneficio una tantum per il consumatore in termini di minori costi in bolletta pari a circa 23 euro a famiglia.

La riforma del WACC proposta dall’Autorità ha certamente portato un più elevato grado di stabilità e certezza al sistema, ma è innegabile che, insieme ad altre modifiche tariffarie più “tecniche”, ha ridotto in maniera sensibile (anche se in misura minore rispetto alle fosche previsioni iniziali, di questo va dato atto) le risorse a disposizione degli operatori per investire nelle proprie instrastrutture. Chiudiamo quindi esprimendo una speranza per il futuro: che nel 2017, quando si andrà ad aggiornare il WACC per il periodo 2018-2021, non si verifichino strane congiunzioni astrali (ad esempio sul meccanismo trigger di aggiornamento del country risk premium, CRP) che rendano i risultati incoerenti con la situazione macroeconomica e portino a nuovi scossoni in borsa!

Monitoraggio Attività AEEGSI – Febbraio 2016

Si è concluso anche Febbraio 2016 e questo significa che è finalmente arrivato il momento di gustarsi una nuova puntata della rubrica che ha commosso il Web, ovvero il monitoraggio dell’Attività dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico……e da pochissimo anche Rifiuti (Ora scatta il toto nomi…!)!

Iniziamo con il dire che il mese appena concluso non ha visto un numero particolarmente elevato di atti approvati rispetto agli anni passati (46 – lo stesso livello del 2013 Vs. 55 del febbraio 2015, ovvero -16%).

Nel dettaglio, la maggior parte di tali atti sono delibere (40, ovvero 87% degli atti totali), per lo più di tipo regolatorio (18, ovvero il 45%), sanzionatorio o relative all’attività di enforcement della regolazione (S ed E, 7 in entrambi i casi).

I settori più impattati dagli atti approvati nel corso del mese in analisi sono quello del gas (19 atti, 41%), seguito da quello dell’energia elettrica (12, 26%). Buon terzo il settore “amministrativo” (8, 21%).

Se l’attività deliberativa del mese non appare eccezionalmente eccitante (si è trattato di un mese “interlocutorio”, con alcune messe a punto di importanti testi integrati pubblicati a fine 2015 e molti avvii di procedimenti sanzionatori/approvazione tariffe/approvazione piani verifiche ispettive ecc..), lo stesso certamente non può dirsi per l’attività di consultazione, decisamente abbondante nel corso del mese (6 DCO) e, soprattutto, incentrata su temi caldissimi, 2 su tutti:

  • Superamento delle tutele per i clienti domestici, tema monstre  su cui è in corso un grande dibattito e che inciderà in modo decisivo nel futuro del settore
  • Regolazione del servizio di misura nel settore idrico, elemento che dire cruciale per il funzionamento dell’intero settore e per il benessere dei clienti finali è dire poco come tra l’altro dimostrato dal recente intervento dell’AGCM in materia

Come da consuetudine, vi lascio ai magnificentissimi grafici & tabelle!

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La riforma del Wacc EP.2 – Cosa stabilisce la Delibera 583/2015/R/com

Eccoci dunque alla seconda parte del nostro viaggio alla scoperta del WACC.

In questa puntata afferreremo il toro per le corna e andremo diretti a vedere in cosa consiste la riforma dei criteri per il calcolo e l’aggiornamento del tasso di remunerazione del capitale investito per i settori infrastrutturali dell’energia elettrica e del gas entrata in vigore lo scorso 1°gennaio.

Partiamo subito da una affermazione forte, tanto per non essere accusati di captatio benevolentiae.

L’accoglienza decisamente positiva che i mercati & analisti hanno riservato all’attesissima delibera 583/2015/R/com (approvata dall’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico lo scorso dicembre) che ridefinisce per il prossimo triennio (2016-2018) le modalità di calcolo del tasso di remunerazione del capitale investito (per gli amici, WACC) relativo nelle attività infrastrutturali del settore elettrico e del gas non è dovuta ai nuovi valori assoluti di Wacc approvati.

Per lo meno, non solo.

Per capire meglio l’accoglienza positiva, bisogna fare qualche passo indietro e vedere che succedeva poco più di un anno fa.

Il punto di partenza della nostra storia non può che essere una notte buia e tempest…No, un momento…. quella è un’altra storia!

La nostra, invece, inizia la sera del 3 novembre 2014, quando l’autorità pubblica un comunicato di grande rilevanza. Con questo documento, infatti il regolatore, a valle della pubblicazione della deliberazione 531/2014/R/gas, con la quale erano stati approvati i criteri di regolazione delle tariffe per il servizio di stoccaggio del gas naturale nel periodo 2015-2018, si affrettava a sottolineare che, di lì a poco, avrebbe avviato il processo di “riforma complessiva delle modalità di fissazione del tasso di remunerazione in relazione alle variabili esposte a fenomeni esogeni al settore regolato” e che “tale riforma sarebbe valsa per tutti i settori infrastrutturali regolati tariffariamente”.

Questo chiarimento si era reso necessario a seguito dello scossone che il nuovo quadro regolatorio per l’attività di stoccaggio aveva provocato in borsa, ben visibile dal grafico riportato di seguito:

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Questo crollo può essere ricondotto a 2 ordini di motivi, tra loro collegati:

  • Gli analisti/investitori potevano non essere a conoscenza dell’orientamento dell’Autorità, seppur generale e senza date precise, di intervenire sul metodo di calcolo del WACC, dato che era stato espresso in atti non di particolare appeal per questi soggetti.
  • Gli analisti/investitori (consci o meno degli intendimenti futuri dell’Autorità) hanno valutato molto negativamente le modalità di calcolo del Wacc effettivamente utilizzate per lo stoccaggio, ritenute oramai palesemente inadatte a rappresentare correttamente il reale costo del capitale investito. In particolare, la (principale) technicalityche ha fatto storcere il naso agli analisti è stato l’utilizzo di un tasso di inflazione irrealisticamente alto rispetto alla realtà (quasi 0). Questa scelta ha abbattuto drasticamente il Wacc (Wacc calcolato dall’Autorità è reale e non nominale e, di conseguenza, è ricavato rapporto tra il Wacc nominale e l’inflazione), gli investitori si sono “impanicati” e, pensando che ci fossero grosse probabilità che si sarebbe applicato lo stesso metodo anche alle future revisioni tariffarie di altri settori, trasmissione, distribuzione e misura EE in primis. A conti fatti, un comportamento razionale in una situazione di asimmetria informativa. Le aspettative condizionano i mercati e in questo caso il regolatore ne ha create forse un po’ troppe…

Dopo un mese esatto da questi avvenimenti, il 4 dicembre 2014, veniva approvata la delibera 594/2014/R/com con cui si dava avvio al procedimento in analisi e che dopo varie peripezie, 2 documenti per la consultazione e un numero imprecisato di studi, controstudi, paper, approfondimenti e dotte discettazioni ha portato alla delibera 583/2015/R/com di approvazione del TIWACC 2016 – 2021.

Andiamo ad analizzarla.

La prima discontinuità rispetto al passato è data dall’introduzione di uno specifico periodo regolatorio (2016-2021 con aggiornamenti triennali) per il WACC (il TIWACC, appunto), indipendente dai periodi regolatori più strettamente tariffari. Si assiste, dunque, ad un “period decoupling”, con il WACC finalmente libero di seguire dinamiche sue proprie, più vicine a quelle dei mercati finanziari che a quelle regolatorie, diventando così una variabile esogena (o quasi, come si vedrà) e non più endogena del quadro regolatorio di un dato servizio a rete. Questo nuovo periodo regolatorio si va quindi a sovrapporre a quelli tariffari dei quali definisce il tasso di remunerazione in via centralizzata ma comunque attenta alle specificità delle singole attività. Di seguito un grafico chiarificatore:

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È evidente che questa operazione ha notevoli vantaggi:

  • Spostando una (importante) variabile su un altro tavolo di confronto, permette di focalizzare la discussione sulle regole strettamente tariffarie/regolatorie, con potenzialmente un gran beneficio per la qualità della discussione e le conseguenti scelte in materia.
  • Risolveuna volta per tutte il problema di avere WACC diversi tra attività a causa, al netto delle specificità, dell’aver preso in considerazione periodi temporali differenti ai fini del calcolo di uno  specifico parametro all’interno della formula: con il nuovo metodo il calcolo viene fatto una volta sola e considerando il medesimo orizzonte temporale e poi declinato in base alle particolarità delle singole attività.

Detto questo, passiamo a dare un’occhiata ai principali parametri che determinano il WACC.

Per cominciare, possiamo dire che il WACC, calcolato in termini reali e pre tasse, per ogni servizio infrastrutturale è determinato secondo la delibera dell’Autorità con la seguente formula:

formula wacc

dove:

  • è il tasso reale di rendimento del capitale di proprio (equity);
  • è il costo del debito in termini reali riconosciuto per i servizi Infrastrutturali;
  • TP è l’aliquota di incidenza delle imposte sul risultato d’esercizi;
  • tcp è l’aliquota fiscale per il calcolo dello scudo fiscale degli oneri finanziari;
  • gp,s è il livello di rapporto tra costo del debito e l’equity;
  • Fp,s è un fattore correttivo ai fini della copertura delle imposte;

In sintesi la formula prevede che il tasso di remunerazione espresso in termini reali debba essere calcolato come media ponderata del capitale proprio e del capitale di debito in funzione dei pesi degli stessi e che l’Autorità attribuisce ad ogni specifico settore infrastrutturale. La scelta dei pesi del rapporto tra capitale proprio e capitale di debito assume quindi notevole importanza ai fini della determinazione del WACC.

COSTO DEL CAPITALE PROPRIO (Ke)
Il costo del capitale proprio, definito nella formula precedente, è a sua volta composto da una serie di parametri quali: Tasso Risk Free (RF), Beta (β), Total Market Return (TMR) e Country Risk Premium (CRP). Guardiamoli un po’ più da vicino.

Tasso di rendimento Risk Free (RF)

Cos’è? Beh, la risposta è tanticchia tautologica, dato che è il tasso di interesse offerto da un ipotetico strumento esente da qualsivoglia rischio e che anche il soggetto più avverso al rischio che riuscite ad immaginare non esiterebbe ad inserire nel proprio portafoglio. E quale strumento può essere più esente dal rischio dei titoli di stato?

Come si calcola? Dato che è un costrutto del tutto teorico, l’unico modo per calcolarlo è tramite una proxy che, nella prassi, è il rendimento dei titoli di stato a 10 anni di paesi ritenuti “affidabili” (anche se al giorno d’oggi chi è affidabile scagli la prima pietra). Nel nostro caso, si utilizzano i rendimenti di non 1, non 2 ma ben 4 e dico 4 paesi europei con rating doppia AA by S&P’s (Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi) registrati nel periodo 1.10.2014 – 30.09.2015. Essendo il WACC espresso in termini reali, di conseguenza il tasso risk free è depurato  dell’inflazione attesa, .   Infine, a causa dell’attuale situazione di tassi abbondantemente negativi grazie alle “fantastiche” manovre delle Banche Centrali (leggasi Quantitative Easing), è previsto un floor pari allo 0,5% per evitare rendimenti negativi, del tutto incompatibili con le finalità del Wacc in settori regolati.

Differenze rispetto al passato: Il precedente metodo utilizzava il rendimento nominale degli ultimi 12 mesi disponibili dei BTP decennali benchmark rilevato dalla banca d’Italia. Date le turbolenze finanziarie che hanno scosso e stanno scuotendo il nostro paese e l’orizzonte di osservazione limitato, c’era il concreto rischio di dover effettuare la stima del tasso risk free in corrispondenza di picchi (positivi o negativi) transitori nei rendimenti di tali titoli andando a definire, di conseguenza, un WACC incoerente con la realtà.

Punti di forza: Il riferimento a titoli di stato emessi da paesi “solidi” dovrebbe evitare picchi indesiderati e contribuire a mantenere stabile il WACC, cosa fondamentale per i settori coinvolti. La storia ci dirà comunque se i paesi considerati benchmark ai fini del calcolo del tasso risk free siano realmente stabili anche in termini di rendimenti dei titoli di stato. Vedendo i conti pubblici della Francia (paese con rating AA), un minimo di preoccupazione sussiste ma per ora l’Autorità ha parlato e il settore si adegua.
Criticità: nella delibera mancano dettagli su (i) come si ponderano i tassi di rendimento di titoli emessi da paesi molto diversi tra loro? Tramite il relativo PIL? Ma a che data e da quale fonte prenderlo? (ii) che succede se uno dei paesi oggi considerati al momento dell’aggiornamento non ha più il rating AA? Lo si toglie e basta?

[NEW] Country Risk Premium (CRP) [NEW]

Cos’è? È il parametro che esprime l’extra rendimento richiesto da un investitore a copertura del maggior rischio di investire in un paese scalcinato come l’Italia rispetto ad altri meno rischiosi (ma più noiosi!).

Come si calcola?. Nella delibera di approvazione del TIWACC la spiegazione sul metodo effettivo utilizzato per stimare questo parametro è piuttosto confusa. In maniera molto sintetica possiamo dire che questo valore viene desunto attraverso 2 strade + 1:(i) differenza dei rendimenti azionari del settore utilities tra l’Italia e i paesi con rating AA, e (ii) differenza tra i rendimenti delle obbligazioni emesse dalle utility italiane e i rendimenti delle obbligazioni emesse dalle utility operanti in Paesi con rating elevato. L’Autorità, inoltre, specifica comunque che (iii) il CRP non può comunque superare il valore dello spread dei rendimenti tra titoli di stato Ita Vs paesi fighi.Punti di forza: L’individuazione di un tasso risk free che prenda a riferimento i paesi benchmark con rating AA ha portato il regolatore ad individuare un rischio paese italiano che sostanzialmente dovrebbe riflettere la differenza dei rendimenti tra l’Italia e i paesi con rating AA. Eventuali oscillazioni del rischio sovrano italiano vengono quindi intercettate dal CRP che funge quindi da ancora di salvataggio nel caso in cui qualche fondo speculativo metta le mani sull’Italia o meglio ancora, qualche politico italiano decida di rompere il porcellino e affamare la bestia statale. Commissione Europea avvisata.

Criticità: L’aggiornamento di questo parametro è piuttosto problematico: in pratica, si procede all’aggiornamento solo se c’è una differenza >20% tra lo spread BTP-Bund registrato nel periodo 1.10.2014 – 30.09.2015 e quello del periodo  1.10.2017 – 30.09.2018, altrimenti nada (chiamasi Trigger). Nel caso si proceda all’aggiornamento, il nuovo valore di spread va, sostanzialmente, a sostituire il precedente. Il problema sorge laddove nel periodo non considerato, ovvero 1.10.2015-30.09.2017 (ben 2 anni!) ci siano dei cataclismi sui mercati, dato che questi – non rientrando nella finestra di riferimento – non vengono considerati per l’eventuale aggiornamento del CRP.

Beta (β)

Cos’è? Il parametro rappresenta il rischio effettivo di ogni singolo settore infrastrutturale ed è quindi specifico per ogni asset regolato. E’ l’extra rendimento che gli investitori richiedono nei confronti di una determinata impresa in un certo settore.

Come si calcola? È la media dei rendimenti storici desumibili dall’andamento dei mercati azionari per impresa o settore merceologico. Nei prossimi aggiornamenti del WACC l’Autorità ha previsto di calcolare i valori dei beta anch’essi con riferimento ai valori registrati dei paesi benchmark con rating AA.

Punti di forza: La metodologia adottata, fermi restando tutti i caveat ricordati, ora quanto meno è codificata e chiara.

Criticità: Per sua natura intrinseca, rimane il parametro più soggettivo del lotto

[semi-NEW] Total Market Return (TMR) [semi-NEW]
Cos’è? È la nuova veste con cui ci si presenta il vecchio Equity Risk Premium (ERP; extra rendimento richiesto per tenersi in portafoglio una azione invece che asset meno rischiosi, come titoli di stato).

Differenze rispetto al passato: Mentre l’ERP rappresentava solo il rendimento storico del mercato azionario, il TMR rappresenta il rendimento complessivo offerto dal mercato nella sua interezza, senza distinzioni tra rendimento dei titoli azionari o dei titoli di stato. L’idea di fondo è che c’è un legame tra rendimento dei titoli di stato e azioni: quando sui mercati tira una brutta aria, il saggio si disfa delle azioni e si butta a pesce sui titoli di stato. Conseguenza: i rendimenti che gli investitori richiedono per tenersi le prime tendono a salire mentre il rendimento offerto dai secondi – richiestissimi – scende, il che rendere il TRM un indicatore maggiormente stabile nel tempo. A questo va poi sottratto il rendimento dei soli titoli risk free (vedi sopra) e si ottiene l’ERP(es).

Come si calcola? Tramite serie storiche di luuuuuuungo periodo (dal 1900 ad oggi) dei rendimenti dei paesi (oggi, però…) primi della classe ricordati in precedenza. Di questi rendimenti si calcola sia la media aritmetica che quella geometrica, si prende un 80% della prima ed un bel 20% della seconda, si mescolano insieme fino ad ottenere un impasto omogeneo, si mette in forno a 180 °et voilà ecco un fantastico TMR. Lo potete conservare per almeno 6 anni in una apposita delibera (il TMR, infatti, una volta calcolato non si aggiorna più… Almeno nel I PR WACC!).

Punti di forza: l’approccio TMR, proprio perché basato sull’idea che tutto sommato in un paese stabile/avanzato il rendimento complessivo offerto dal mercato è stabile nel tempo, dà maggiore stabilità anche al WACC rispetto al passato.
Criticità: È abbastanza discrezionale da parte del regolatore la scelta delle medie da utilizzare e i pesi percentuali per ognuna (in molti altri paesi la scelta è stata sempre 100% media geometrica!). Ad oggi comunque non è previsto un aggiornamento della metodologia di calcolo del TMR ma in futuro non sappiamo cosa può capitare. In quel caso, sarebbe facile lavorare sui pesi percentuali, molto più che stravolgere il meccanismo nel suo complesso.

COSTO DEL DEBITO (kd)

Per stimare quanto costa prendere soldi in prestito ad un operatore regolato efficiente, l’Autorità ha effettuato una specifica raccolta dati in cui chiedeva agli operatori di fornire informazioni molto disaggregate sul proprio costo effettivo del debito (ovvero: debito a lungo termine e a breve termine, per singola emissione obbligazionaria/singola linea di credito, con distinzione tra costo puro del debito e oneri accessori ecc. ecc.). Questi dati, opportunamente elaborati (e altrettanto opportunamente contestati dagli operatori nella consultazione ex dco 544/2015/R/com) sono stati la base per calibrare il metodo di stima della variabile in esame.

Lasciando per un attimo da parte la polemica sul fatto che, non essendo gli operatori regolati delle pie associazioni di beneficenza, è almeno discutibile che il loro debito non sia “efficiente” (perché mai, infatti, questi dovrebbero indebitarsi a tassi maggiori rispetto a quelli riscontrabili nel mercato del debito alla data in cui questi soldi gli servono?), vediamo nel dettaglio il meccanismo utilizzato per la stima.

Che, in fin dei conti, non è cambiato rispetto al passato.

Difatti, il costo del debito viene sempre stimato come somma del tasso risk free e di uno spread atto a intercettare il premio richiesto per prestare l’argent agli operatori regolati.

Naturalmente, come già visto in precedenza, ora il calcolo del tasso risk free è completamente cambiato e la sua definizione ora necessità anche di un nuovo parametro (il CRP). Anche lo spread ha cambiato nome (ma non sostanza): ora si fa chiamare con l’altisonante titolo di Debt Risk Premium (DRP), ma alla fine è sempre lui, il nostro vecchio, caro spread. Anche se è, ricordiamo che ora il costo del debito è reale dalla nascita e non reso reale ex post. Tutto bene, quindi? Non c’è male, grazie…. Ma qualcosa che non va comunque c’è: la principale criticità del calcolo del costo del debito (al netto delle polemiche già ricordate) è che questo in alcuni casi non è adeguatamente differenziato, almeno per quanto riguarda il settore elettrico. È credibile che il costo del debito del gestore della rete di trasmissione nazionale (99,9% regolato) sia lo stesso di quello della scalcinata società di distribuzione EE di Vergate sul Membro che gestisce 4 utenti in croce? Difficile da credere, eppure è così!

FATTORE DI PONDERAZIONE (Ha tanti nomi: D/E, indebitamento, gearing, g, ecc)
Questa è facile: non sono altro che i pesi da mettere sui 2 piatti della bilancia. Come detto, sono specifici di ogni singolo settore e influenzano in maniera decisiva il valore del WACC. Va quindi usato con criterio tenendo presente le peculiarità di ogni asset regolato.

Nella delibera del WACC l’Autorità ha comunque chiarito che l’aggiornamento del gearing avrà l’obiettivo di un graduale aggiustamento verso livelli più vicini rispetto a quelli adottati da altri regolatori europei, che utilizzano un  rapporto 1:1 tra capitale proprio e debito, mentre qui da noi l’elemento preponderante è il capitale proprio. Ci si augura, ad ogni modo, che il differente grado di leverage sia adeguatamente trasferita nel Beta.

TASSAZIONE

 I fattori TP (aliquota di incidenza delle imposte sul risultato d’esercizio) e tcp è (aliquota fiscale per il calcolo dello scudo fiscale degli oneri finanziari) saranno aggiornati dall’Autorità sulla base dei livelli di tassazione del prossimo triennio. A rigor di logica dovrebbe essere una situazione win win. Infatti se il livello di tassazione diminuisce, si abbassa il valore del WACC ma chiaramente le imprese dovrebbero pagare meno tasse. In caso di aumento delle tasse aumenterebbe anche il livello di WACC.

Da considerare, in tema di fiscalità, che “solitamente” le varie tasse e balzelli si pagano su valori nominali (quindi espressi in €/anno corrente), mentre abbiamo già detto più volte che i valori dei parametri del Wacc sono reali. Dato che applicare un’aliquota media di tassazione nominale su valori reali sarebbe corretto come prendere mele per pere, è stato introdotto il fattore corretti F, che corregge per l’inflazione l’effetto della tassazione.

Ma alla fine, qual è il Wacc per i prossimi 3 anni? Lo vediamo nella seguente tabella:

tabella wacc

CONCLUSIONI

L’autorità ha mantenuto sostanzialmente inalterata la formula del WACC utilizzata nei precedenti periodi regolatori salvo alcune correzioni legate all’utilizzo di valori reali anziché nominali. Il risultato comunque non cambia in quanto il WACC è comunque calcolato pre tasse e in termini reali.  Quello che è cambiato è invece il riferimento in termini di paesi ai fini del calcolo dei differenti valori. L’impianto dell’Autorità è costruito prendendo a riferimento i valori dei paesi “virtuosi” con rating AA in area euro (Germania, Francia, Paesi Bassi e Belgio) e applicando un rischio paese (tramite il country risk premium) per tenere conto della situazione italiana.  Quello che andrà verificato nei prossimi aggiornamenti è se tali paesi benchmark rimarrano “virtuosi” o qualcuno prenderà qualche quattro in pagella.  Ad oggi infatti la Francia presenta una situazione economica non troppo distante da quella italiana e anche la Germania comincia a dare qualche segnale di sofferenza.  Vedremo quindi nei prossimi anni cosa accadrà.

Ci vediamo alla prossima e, ahimé, ultima puntata sul Wacc in cui cercheremo di stimare gli impatti della riforma dell’Autorità  sul cliente domestico tipo.

Nota a margine: Se state leggendo queste righe, sappiate che avete tutta la mia stima e riconoscenza e, per dimostrarvelo, se quando mi incontrate mi dite il codice segreto riportato di seguito avrete una bibita a vostra scelta gentilmente offerta da nuovaenergiablog e da energyaffairs.it!

CODICE OFFERTA: MILWACC (che sarebbe abbasso il Wacc!!!!)

Monitoraggio Attività AEEGSI – Gennaio 2016

Eccoci qui ad iniziare un nuovo entusiasmante anno della strabiliante, fantastica, insostituibile rubrica sul monitoraggio dell’attività dell’AEEGSI!

Non perdiamo tempo e andiamo a vedere mese di Gennaio 2016.

Dopo la tradizionale abbuffata di atti di fine anno (89 nel dicembre 2015), si ricomincia – sempre rispettosi della tradizione – in (relativa) surplace: nel mese in esame sono stati approvati “solo” 31 atti.

Naturalmente, il confronto Gennaio t Vs Dicembre t-1 ha poco senso, vista la già descritta e nota “stagionalità” dell’attività dell’AEEGSI, dove gennaio tradizionalmente è piuttosto off-peak.

Più sensato, invece, il confronto con i mesi di gennaio degli anni precedenti.

Il gennaio 2016, in questo senso, con i suoi 31 atti approvati si colloca tra i migliori degli ultimi 4 anni, superato di poco solo da gennaio 2013 quando gli atti approvati sono stati 35. Rispetto al gennaio 2015, poi, si registra un leggero aumento dell’attività (31 atti Vs 27; ovvero +15% circa).

La stragrande maggioranza degli atti approvati sono costituiti da delibere (28 su 31; 90%). Queste ultime sono composte, oltre da delibere regolatorie (Tipologia R, 10) da delibere amministrative e sanzionatorie (8 e 6, rispettivamente).

A livello di settore, nel mese quello più rappresentato è stato quello amministrativo (9 atti), a pari merito con il gas e seguiti dal settore elettrico (8). Più staccato il settore idrico (solo 2 atti).

Si registrano infine 2 DCO relativi al settore gas (1 a gennaio 2015; 3 a dicembre 2015) ed un parere.

Vi lascio con i consueti, bellissimi, grafici e tabelle esplicative.

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Sanzioni AEEGSI ai raggi X

Riceviamo e volentieri pubblichiamo a cura del sito energyaffairs.it una interessante analisi delle sanzioni comminate nel 2015 dall’AEEGSI.

Il 2015 si è chiuso ed è tempo di monitoraggi anche per noi. Quest’anno inauguriamo una nuova rubrica annuale di osservazione dell’attività sanzionatoria ad opera dell’Autorità per l’energia elettrica, il gas ed il servizio idrico (di seguito AEEGSI) sui mercati energetici. L’esercizio è interessante perché permette di verificare il potere sanzionatorio da parte di AEEGSI e di valutare l’operato delle aziende nei singoli settori di riferimento. Ricordiamo che ad oggi AEEGSI regola, monitora (ed eventualmente sanziona) le imprese operanti nei settori gas, elettricità, servizio idrico, teleriscaldamento e a breve probabilmente anche nel ciclo integrato dei rifiuti.

Il 2015 registra un aumento delle sanzioni irrogate rispetto al 2014 che sono passate da n°22 a n°28. Tale aumento è principalmente dovuto alle n°9 sanzioni irrogate per mancata comunicazione di documenti necessari alla vigilanza sul divieto di traslazione della Robin Hood Tax. Va rilevato che l’illegittimità dell’imposta stabilita dalla Corte Costituzionale ad inizio 2015 non ha effetto retroattivo e quindi per gli anni precedenti AEEGSI ha continuato a monitorare il rispetto del divieto di traslazione ai consumatori da parte degli esercenti. Dall’altro lato (ed è quello che in definitiva conta) nel 2015 sono diminuiti gli importi cumulati delle sanzioni irrogate rispetto al 2014 che passano da circa 11 milioni a  4,8 milioni di euro. Il 2014 è stato comunque un anno particolare perché AEEGSI ha concluso i procedimenti sanzionatori per alcune società di vendita che non hanno rispettato la regolazione in tema di bilanciamento gas (i famosi “furbetti” del gas per intenderci).

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Fonte: elaborazioni su dati AEEGSI

Ad ogni modo, furbetti del gas a parte, si conferma anche nel 2015 il settore gas come quello più sanzionato da parte dell’AEEGSI. Tra i temi oggetto di sanzione da parte dell’Autorità è rilevante innanzitutto la sanzione comminata ad Edison Stoccaggio per violazione della disciplina unbundling e irregolarità in sede di presentazione delle tariffe di riferimento. Sono state poi sanzionate due imprese di trasporto minori (Retragas e Energie) per violazione della disciplina della misura presso punti di riconsegna della rete regionale di trasporto. Per quanto riguarda il settore elettrico si conferma più virtuoso del cugino gas. Negli ultimi due anni l’Autorità  ha sanzionato tale settore per la maggior parte per via di imprese di distribuzione minori che non hanno proceduto all’installazione dei contatori elettrici.

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Fonte: elaborazioni su dati AEEGSI

Unbundling Contabile all’Italiana

Come ogni anno da centinaia, migliaia, forse milioni di anni, sul Bel Paese è finalmente tornata la primavera e con essa le rondini. I fiori sbocciano nei prati, nelle aiuole e sugli alberi prima spogli; le ragazze diminuiscono la lunghezza delle gonne e lo spessore delle calze; i ragazzi ripescano quelle magliette che più mettono in risalto il pettorale scolpito, speranzosi di fare finalmente colpo sulle prime (A tale alto e nobile fine ha consacrato un interno inverno, passato in una palestra squallida e umida!).

Ma primavera non è sinonimo solo di cose piacevoli!

Alcune, infatti, sono piuttosto sgradevoli…..Ad esempio, ci sono le zanzare che ti tormentano e non ti fanno dormire….Oppure il polline, che ti fa sembrare Bob Marley dopo un festino da antologia….!.

E poi c’è l’Unbundling Contabile. E anch’esso, oramai da anni, ti tormenta e non ti lascia rilassare per mesi interi (rectius…90gg!).

Per cercare di placare i nervi, mi sono anche rivolto ad uno specialista (un noto luminare della psicologia della Gestalt….Solo dopo mi sono accorto del tragico errore!)Tale professore, come terapia, mi ha consigliato di mettere per iscritto qualcosa su questo Unbundling e così, eccomi qua a parlarne!

Iniziamo dicendo che l’ unbundling 2014 (L’acronimo CAS non è che mi suoni benissimo…quindi eviterò di usarlo!) sarà an unbundling to remeber perché per la prima volta saranno applicate in toto le nuove disposizioni del TIUC (che mi fa pensare al Liuk, e questo è un bene…vedi che il prof. aveva ragione?!).

Ma non solo! Durante l’oramai imminente rito annuale di pubblicazione degli schemi xml dei conti separati, ai fedeli riuniti presso il portale dell’Autorità verrà rivelato anche un nuovo testo sacro: Il Manuale di Contabilità Regolatoria (ma il titolo è provvisorio e non ha riscosso un gran successo presso il pubblico…troppo ambiguo…troppe velate allusioni….Non era meglio “Il Manuale dei Giovani Unbundlizzatori”?!)!

L’imminente rivelazione, però, non lascia del tutto tranquilli gli adepti al culto, che continuano a sperare che il nuovo testo non contenga novità capaci di distruggere in un battito di ciglia certezze millenarie. Allo stesso modo, anche i severi censori dell’unbundling ci stanno rimuginando su: quale sarà lo “status” di questo manuale, si vanno domandando nei loro lugubri manieri, e a dubbio aggiungono dubbio: E se poi in qualche punto si discosta dalla lettera della delibera, che facciamo? Quale seguiamo?

Ma lasciamo questi infelici ai loro dubbi amletici e dedichiamoci a vedere più da vicino le novità del TIUC, che non sono finite….anzi, sono ancora tutte da vedere!

Partiamo, quindi, da una carrellata  delle novità che ci aspettano in tema di attività e comparti (in rigoroso ordine di filiera!):

Scadenze

  • Restano confermati i canonici 90 giorni (dall’apertura del sistema o dall’approvazione del bilancio se posteriore).
  • Scompaiono magicamente, ma confido che si tratti di una svista, i 120 giorni per le società di servizi. Tale novità era stata introdotta con la delibera 263/2012/R/com e la sua ratio era di dare il tempo di predisporre gli unbundling alle imprese di servizi, che “possono completarne l’invio solo in seguito all’invio da parte delle altre imprese del gruppo“. Speriamo in un rapido ripristino di tale regola!

Energia Elettrica

  • Produzione EE: Forse l’attività più colpita dalla riorganizzazione. I precedenti comparti sono stati sezionati in modo tale da isolare gli impianti che, in un modo o nell’altro, godono di incentivi. Lo scopo è facilmente intuibile: avere una migliore base informativa per poter analizzare meglio il fenomeno e proporre (al parlamento, per esempio) delle soluzioni. D’altra parte, di allarmi su componenti come la A3 l’Autorità ne ha lanciati parecchi già da tempo. Tutto ciò fermo restando, chiaramente, che si tratta di comparti, con tutto quello che ne segue a livello di regole di imputazione delle voci contabili.
  • Trasmissione EE: Viene inserito il dettaglio relativo agli accumuli (di potenza e energia), per monitorare lo sviluppo dei progetti incentivati (anche in considerazione che è veramente possibile che gli accumuli segneranno il futuro delle reti) e viene inserito un nuovo comparto specifico per i proprietari di tratti di RTN. Il dubbio (che poi riprenderemo) è sempre lo stesso: ma qual’è la significatività dei dati trasmessi proprietari di tratti di RTN? Non sarebbe meglio inserire anche qui un criterio per escludere almeno dall’invio dati i proprietari più insignificanti (forse la stragrande maggioranza)? D’altra parte, non ci sono già gli obblighi ex ARG/com 153/11 che garantiscono che questi soggetti facciano tutto secondo le regole?
  • Dispacciamento EE: Interessa solo a una società, in fin dei conti, quindi sorvoleremo.
  • Distribuzione EE: Oltre all’aggiunta dei dettagli su cosa deve andare in alcuni comparti, si rileva la divisione tra il servizio di connessione in immissione  quello in prelievo. D’altra parte, sono materie che presto saranno oggetto di consultazione e riforma (specie il TICA) e negli ultimi anni il servizio di connessione (in immissione) è stato uno dei temi caldi del settore. Ovvio, quindi, che l’Autorità voglia avere la massima visibilità di quello che succede da quelle parti (sempre tenendo presente che si tratta di comparti…..)
  • Misura EE: Anche qui si osserva una “esplosione” dei vecchi comparti: ora il dettaglio dell’installazione/manutenzione misuratori dovrà essere per livello di tensione e responsabilità. Per la gestione dei dati di misura invece si assiste alla divisione tra BT e gli altri livelli di tensione e, all’interno della BT, tra il livello di potenza >55kW ed il livello <55kW. Lo scopo è certamente quello di avere un dettaglio maggiore; in questo senso è significativa la soglia dei 55 kW, che è uno dei numeri sacri della misura EE (ad esempio, essenziale per il trattamento su base oraria o per fasce ai sensi del TIS). Ovvio, quindi, che l’Autorità sia interessate ad avere il dettaglio costi così diviso, anche per eventuali evoluzioni regolatorie.
  • Vendita EE – Salvaguardia/Maggior Tutela: Grande novità dell’anno domini 2014, l’innalzamento a dignità di attività del servizio di Maggior Tutela (ma anche della salvaguardia). Ma dato che la novità è arrivata solo a fine maggio 2014, è stata concessa, in via del tutto eccezionale, la possibilità di utilizzare, con le dovute tutele (documentabilità, verificabilità, illustrazione nella nota di commento, con evidenza degli effetti rispetto ai precedenti esercizi) criteri convenzionali di natura ex-post per ripartire le poste contabili. Peccato solo che a quanto pare la nuova attività non durerà tanto a lungo!
  • Vendita EE – Mercato Libero: In questo caso, la novità sta proprio nella creazione dei comparti (Domestici/Altri), evidentemente per avere una fonte informativa in più per monitorare il mercato.
  •  Attività Estere EE: Nessuna modifica rilevante.

GAS

  • Coltivazione/rigassificazione/stoccaggio: Sono attività molto specifiche, quindi le lasciamo ai soggetti coinvolti.
  • Trasporto: Nessuna modifica, per fortuna!
  • Distribuzione Gas: L’Autorità elenca esaustivamente cosa va all’interno di ciascun comparto (ciò in ogni caso non desta particolari ansie, visto che sembra confermare quanto a buon senso anche con il vecchio TIU andava nei singoli comparti).Da notare la chicca del defaul (se ho ben interpretato), che ricade nel comparto f) dato che questo che include anche le attività relative ai bilanci di rete (quindi 100% compliant con visione TAR delle cose).
  • Distribuzione Gas Diversi: Si passa da 0 comparti a 3 comparti che ripercorrono in piccolo la filiera gas: distribuzione, misura e vendita. Chiaro che così facendo si ha più visibilità dei costi delle singole fasi dell’attività e ciò rende più facile determinare alcune componenti tariffarie (tipo la componente vendita)….ma a che costo, potremmo aggiungere!
  • Misura Gas: Anche in questo caso, l’Autorità procede ad una esaustiva elencazione di cosa vada all’interno di ciascun comparto. Quindi nessuna modifica disastrosa!
  • Vendita Gas – Tutela:Vale lo stesso discorso fatto per la vendita EE: è la grande novità nel 2014 e, in quanto tale, trattata in maniera “speciale” (ma solo perché è la prima volta…poi dall’anno prossimo nessun favoritismo!). Da notare la chicca legata al servizio default, che fa il paio con quella sulla distribuzione gas.
  • Vendita Gas – Mkt Libero: Vedi su, che il discorso è + o – lo stesso.
  • Attività Estere Gas: Nessuna modifica.

Altre novità rilevanti (sopratutto per la semplificazione operativa che comportano) sono:

  • Eliminazione dei prospetti di movimentazione delle immobilizzazioni per le attività diverse da quelle a rete (in effetti, era una informazione veramente inutile sapere come si muovevano tipo i mezzi di trasporto o i mobili e arredi di una società di vendita!).
  • Esenzione dagli obblighi per i proprietari non utilizzatori di infrastrutture a rete (idem con patate).
  • Esenzione dall’invio dei conti per operatori minori (ma questa è vecchia, dato che valeva anche per il 2013): Interessante sul punto riprendere il discorso avviato in precedenza: i dati di un piccolo venditore EE/Gas non sono significativi per il settore, così come quelli di un piccolo distributore e questo ci sta stra-benissimo ed è perfettamente logico. Ma allora perché non prevedere una esenzione anche per i proprietari di tratti insignificanti di RTN? Certo, l’attività è più “strategica” per il settore e per il paese in generale, ma a questi soggetti sono già imposti obblighi stringentissimi di collaborazione con Terna dalla delibera ARG/com 153/11 e quindi veramente non capisco quale informazione fondamentale possa essere desunta dall’unbundling dei loro bilanci, specie per i soggetti che gestiscono tratti di RTN veramente insignificanti (e che comunque, in generale, nella stragrande maggioranza avranno o 1 attività e 1 comparto o 2 attività e 1 comparto). E’ un qualcosa che non mi spiego!

Restano però ancora tanti punti oscuri nel mondo unbundling da rischiarare in qualche modo (e speriamo che il manuale sia la torcia che andiamo cercando). Proviamo a fare un elenco minimo:

  • Unbundling delle società di servizio: Qual’è il senso recondito di questo particolare unbundling? Quali informazioni fondamentali può dare al sistema separare per attività le voci contabili di una società che si occupa di cose anni luce lontane dal mondo energy? Che significatività ha la separazione per attività di una società che gestisce, chessò, il parco auto o gli immobili di un gruppo energetico? Speriamo che presto anche queste società siano esclude e che, in ogni caso, il manuale contabile faccia piena luce sulla questione!
  • Rigidità del sistema dei driver: I servizi comuni e le funzioni operative condivise fanno ribaltate sulle attività tramite driver, e questo è pacifico. Solo che è altrettanto pacifico che ci sono dei casi particolari dove tale driver ha dei risvolti perversi. Ci sono, infatti, casi in cui il driver non legato proporzionalmente alla necessità di una particolare SC o FOC e, quindi, si ha una sovra/sotto allocazione di costi. Sarebbe meglio prevedere una qualche forma di deroga, dettagliatamente documentata in nota, per superare questi problemi. Anche in questo caso, confidiamo nel Manuale del Giovane unbundlizzatore!
  • Quadratura Unbubdling/RAB (e semplificazione generale delle raccolte dati): A prescindere dal fatto che tale quadratura deve essere almeno in teoria automatica, è un passo fondamentale per raggiungere quello che è uno dei miei pallini da sempre: riunire e semplificare al massimo (in modo da minimizzare oneri e possibilità di errori) alcune raccolte dati: in questo caso, unbundling+RAB+piano sviluppo infrastrutture (guest star dall’unbundling funzionale). Speriamo che si lavori spediti per raggiungere al più presto questo obiettivo!

Ci sarebbero ancora migliaia di argomenti da affrontare e anche altri aspetti da approfondire di quelli già trattati…ma ahimé, il tempo e lo spazio sono tiranni e quindi non posso far altro che fermarmi qui e sperare che ci siano commenti e interventi che possano portare alla luce altri punti d’interesse su questo spinoso argomento!

Ora, non resta altro da fare che augurare Buon Unbundling a tutti!

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore)

Unbundling Funzionale – Una (Tragica) Storia d’Amore e Indipendenza

E ritorno da voi ora, al mutare della marea (di che, lo lascio alla vostra libera interpretazione…..).”

Aprire questo nuovo commento con una citazione di tale livello mi mette in una posizione piuttosto difficoltosa, dato che il seguito dovrà essere all’altezza….Visto che però sono solo un miserrimo operaio della tastiera, meglio che abbassiate sin da subito le aspettative, in modo da non restare delusi!.

Il tema del giorno – l’unbundling funzionale – è certamente di grandissima attualità (almeno nella cerchia di chi si occupa dell’eccitante mondo dell’energia e della sua spumeggiante normativa e regolazione) dato che – nelle sue varie incarnazioni – è stato oggetto di una consultazione (chiusasi pochi giorni fa) e di una procedura di infrazione europea.

Andiam ad iniziare, quindi!

Ambientazione & Contesto:

  • A scelta, l’energetico settore dell’energia elettrica o il più volatile settore del gas. Ognuno di questi settori è diviso in due grossi blocchi contrapposti che si guardano in cagnesco: le attività in monopolio e quelle libere. La cosa divertente è che oggi (dopo il big bang degli anni ’90) ognuna non può esistere senza l’altra e quindi sono costrette – per forza di cose – ad una scomoda convivenza. In questo nuovo ordine mondiale prosperano vari esseri mitologici, tra cui è bene ricordare l’Impresa verticalmente integrata e le imprese indipendenti.

Personaggi:

  • Il Gestore Indipendente (GI): è la star indiscussa, il divo per eccellenza. E’ bello, è figo, ha il sorriso smagliante a 36 denti e sopratutto è assolutamente indipendente dall’Impresa verticalmente integrata con cui da tempo ha un rapporto “complesso” (lui la schifa da sempre, ma lei è ossessionata da lui).  Ha anche un rapporto conflittuale con il fratello minore, il RdC: anche se sopporta con santa pazienza il suo fare le pulci su tutto, poco gli aggrada che parli alle spalle (e spesso anche a sua insaputa) dei fatti suoi con l’Autorità.
  • Il Responsabile di Conformità (RdC): è il fratello minore del GI (ma se glielo chiedete, vi dirà che suo fratello è figlio unico) ed è il suo più fiero antagonista (forse per rifarsi di atti di prepotenza subiti in passato? chi lo sa….magari si scopre nel sequel), nonché il suo più severo censore e non gliene fa passare mai una: non appena lo vede che si sta un po’ adagiando sugli allori…..zacc…lo fa secco. E’ segretamente innamorato di una bella venditrice (che fa parte del coro) e farebbe di tutto per compiacerla, anche tradire il fratello (quoque tu!!!!!). Anche lui ha una storia complessa con l’IVI, anche se leggermente meno rispetto a quell’altra.
  • L’Impresa Verticalmente Integrata: è la matrigna cattiva del GI e del RdC ed è sempre pronta a mettersi in mezzo e a mandare all’aria i propositi di gloria del GI con la sua invadenza e patologica necessità di mettere bocca su tutto quello che fa o che vuole fare.Il RdC non è il suo primario oggetto del desiderio, ma nemmeno lo può sopportare così tanto….con quella sua mania di controllo e l’abitudine di fare la spia……
  • Il Gruppo Societario di appartenenza dell’IVI: è il marito dell’IVI (con cui ha una relazione stabile da anni) ed è padre del GI e del RdC. In fin dei conti è una figura di secondo piano (e tra l’altro non c’è in tutte le versioni del mito).
  • Coro di Venditori/del mercato: è il coro tipico della tragedia greca. Ogni tanto interviene con delle affermazioni/richieste perentorie. Al suo interno è spaccato in 2: da un lato, i maggiorenti e dall’altro gli indipendenti. Nel dramma specifico, sono in grande disaccordo, mentre in altre circostanze sanno anche lavorare insieme.
  • l’Autorità: il più classico dei convitati di pietra. Anche se essa non appare spesso sul proscenio, tutti la temono, tutti ne percepiscono l’oscura potenza e possanza e, per cercare di placare la sua ira funesta, ogni anno tutti gli offrono dei sacrifici rituali. Quelle poche volte che entra in scena, però, fa sfracelli.
  • Europa, eminenza grigia dietro tutti i piani diabolici che colpiscono noi poveri mortali. Nel caso specifico, è lei l’artefice degli archetipi di separazione funzionale cui poi l’Autorità e le varie IVI devono dare seguito e concreta attuazione.

Prologo:

Tanto, tanto (ma nemmeno così tanto, alla fine) tempo fa (in una galassia lontana, lontana….ah, no…quella è un’altra storia….!), l’Autorità mise ordine nell’allora adolescente mondo energy, definendo, su disegno di Europa, i rapporti tra l’IVI, il GI e il Coro dei Venditori in modo da garantire una serena convivenza a tutti e un sano benessere ai clienti. Dopo un lungo periodo di turbolenza e di guerre di confine, via via la situazione si era andata normalizzando arrivando ad un giusto equilibrio, anche se qua e là non mancavano, di tanto in tanto, piccole scaramucce. La pace, però, non era destinata a durare ancora a lungo, dato che nell’ombra qualcosa stava cambiando ed Europa era pronta con nuove direttive che avrebbero cambiato ancora una volta le carte in tavola.

Trama:

Il gestore indipendente, da tempo oramai, aveva rotto ogni legame con l’IVI, ed era era quindi indipendente su come gestire la sua via e i suoi soldi (che comunque l’IVI era costretta a passargli periodicamente e in quantità adeguate). Era piuttosto tranquillo, il nostro, GI….gestiva le proprie attività rispettando i sacri principi dell’ efficienza, economicità, neutralità e non discriminazione; aveva individuato le criticità che doveva affrontare per essere rispettoso dei precetti della regolazione (gestire in modo neutrale le infrastrutture, non discriminare nell’accesso alle informazioni commercialmente sensibili, non permettere trasferimenti incrociati) e con molta diligenza ne aveva fatto un elenco e per ognuna aveva escogitato una robusta contromossa che con molta costanza stava attuando. Poneva particolare scrupolo a spiegare ai propri sottoposti l’importanza dell’indipendenza dalla malefica IVI e gli ricordava sempre quali erano i loro obblighi al proposito; aveva poi scelto personalmente un suo luogotenente a cui aveva affidato il compito di Garante per la corretta gestione delle informazioni commercialmente sensibili. Trattava i vari venditori tutti allo stesso modo, senza favoritismi di sorta e faceva periodicamente sacrifici rituali all’Autorità (inviandogli tra l’altro il suo piano degli adempimenti – che così si chiamava ufficialmente il “To Do” di cui sopra).

Insomma, viveva felice e beato, vedeva l’IVI molto di rado (gli incontri si limitavano alle occasioni formali) e curava al meglio i propri affari. Oramai, anche l’immane fatica che gli era costata la separazione fisica delle banche dati era alle spalle, anche se il ricordo e il dolore (finanziario) erano ancora vividi in lui (e non mancava mai di sottolinearlo, quando officiava i riti).

Ma nel frattempo, nelle segrete stanze, qualcosa si muoveva. All’inizio erano solo dei vaghi presentimenti….dei sussurri….poi mano mano trasformati in voci…in urli ed infine….in Direttive (e relativi d.lgs.). Europa aveva fatto la sua mossa (e le varie altre entità minori, tipo il parlamento italiano, ne avevano preso atto con i gradi di libertà ad esse concessi).

L’Autorità, quindi, si è adoperata per tradurre le enigmatiche direttive di Europa (che, come i migliori oracoli, si esprime in termini oscuri ed arcani) in precetti concreti da rispettare e li ha proposti ai vari attori del mondo energy.

Sulle prime, il GI, è abbastanza tranquillo: viene proposto che il GI sia indipendente da altre attività particolare, come la trasmissione e, in generale, anche da suo padre, il gruppo societario di cui l’IVI fa parte. Benissimo, pensa il GI…niente di male o eccezionale….però forse sarebbe il caso che venga specificato che ciò non debba essere applicato qualora gestisca tratti insignificanti della RTN, tra l’altro in maniera eterodiretta da parte del dominus della RTN stessa…d’altra parte, pensa sempre il GI, quale azione inaudita potrei mai intraprendere contro il mercato utilizzando questi miseri cespiti?!  Stesso ragionamento per il suo rapporto con il gruppo….per quale motivo non potrebbe avere rapporti con esso, quando questi sono limitati a settori del tutto estranei al mondo energy (e in particolare alle sue fasi libere)? Ci vuole molta malizia ad immaginare mosse e architetture societarie rococò per eludere i ferrei controlli posti in essere…e poi, in ogni caso, il gioco non ne varrebbe la candela, come si suol dire.

Ciononostante, il nostro eroe è agitato. E’ da qualche giorno che dorme male e mangia poco. Evidentemente qualcosa lo tormenta. Pensava, infatti, di essersi sempre comportato bene, di aver sempre rispettato ed onorato le prescrizioni in tema di comportamento e gestione delle proprie attività. Era certo di essersi comportato con equità con tutti i venditori che venivano a bussare alla sua porta.

E invece….ecco che dalle nebbie del passato riemerge il suo nemico giurato (che, per aumentare la drammaticità della situazione, è anche suo fratello minore, separato alla nascita), il RdC. L’Autorità, infatti, vuole incaricare proprio lui della verifica dell’adeguatezza alle finalità della separazione funzionale delle misure e delle procedure aziendali adottate dal Gestore Indipendente nonché l’esistenza di aree di criticità e le azione poste in essere dal GI ai fini del superamento delle medesime. E per fare questo, gli conferisce grandi poteri tra cui quello di rivolgersi direttamente all’Autorità…senza nemmeno avvisarlo.

Però, alla fine, il GI sà di essere apposto con la coscienza e che ha fatto bene i compiti a casa. Che controlli, quindi, quell’impiccione del RdC….che faccia del suo meglio! Non gli fa paura: non ha niente da nascondere o di cui preoccuparsi! Vedremo chi riderà per ultimo….già…lo vedremo proprio!

No…non è questo che agita i sogni del nostro eroe. E non lo è nemmeno la nuova distinzione tra informazioni commercialmente sensibili/riservate o l’individuazione di un elenco minimo delle prime! D’altra parte, si tratta di informazioni che già erano sensibili e quindi oggetto di mille precauzioni per la loro gestione…..Alla fine, nemmeno il doverle gestire in maniera coerente con le prescrizioni SII dovrebbe essere un ostacolo insormontabile….d’altronde, ha già avuto a che fare con il SII e le sue insidie e può sfruttare l’esperienza…Si tratta solo di organizzarsi e di impostare bene il lavoro, poi tutto verrà da sé.

Certo, l’amarezza è stata grande allorché, dopo anni, ha scoperto che i suoi immani sforzi (ed il relativo dolore, specie finanziario) per separare le banche dati contenenti le informazioni commercialmente sensibili è stato del tutto superfluo, frutto di una sua errata interpretazione delle parole dell’oracolo! Questo, in effetti, gli ha fatto un (bel) po’ aggrovigliare le budella e alcuni suoi sottoposti dicono di averlo visto vagare furente per le vuote stanze in preda ad una rabbia sorda e cieca. Era certissimo della sua interpretazione! Aveva letto e riletto i testi migliaia di volte, aveva tenuto conto dei pareri dei vari dottori e sapienti, aveva più volte chiesto conferma ai più alti sacerdoti! Tutti erano concordi: questa separazione s’aveva da fare! E ora questo! Non era disposto a tollerarlo! Ma oramai il danno era fatto….non c’era modo di tornare indietro. Tutto quello che ora può fare è chiedere un doveroso ristoro della fatica fatta e che gli sia concesso di gestire le informazioni con modalità diverse, magari meno gravose, rispetto a chi tale fatica non l’ha sopportata.

Quello che però lo preoccupa è che dovrà al più presto ammainare le proprie insegne e inventarsene delle altre, per altro seguendo regole molto ferree. Dovrà dire addio ai suoi sacri paramenti e ai simboli cui aveva da tempo immemore giurato fedeltà! Questo solo perché l’Europa lo vuole (vedi qui il commento sul tema)! Ah….dannata! Sul punto, il nostro povero eroe, non smette di arrovellarsi…non passa ora che non ci pensi…d’altra parte, la traduzione delle parole dell’oracolo che l’Autorità ha proposto non sono poi meno oscure dell’originale….Fino a che punto, si scervella il nostro, mi dovrò spingere con questa cosa? E in quanto tempo? Mi dicono 18 mesi, ragiona il GI, ma per fare cosa? Certamente per individuare i nuovi simboli e le nuove parole d’ordine….ovvio…ma mica è possibile che in 18 mesi riesca a cambiare tutto in ogni posto?! Mica posso rimarchiare tutti i miei fieri destrieri in soli 18 mesi….meglio farlo di volta in volta, quando li cambio….stessa cosa per le corazze e l’arme de’ miei valorosi sottoposti…quando quelle si rompono, gliene darò di nuove con i nuovi stemmi! E le gare?!?!?! Già…non ci avevo pensato! Dannazione! Le gare! Che faccio In quelle località che non mi interessano, come mi devo comportare? Dovrei forse buttare soldi inutilmente (e che dirà l’IVI a proposito…certo, sono indipendente, ma chi può negare che questo sia un investimento con rendimento super negativo?!?!) Bisogna fare qualcosa! Il testo non è chiaro…non dà certezze…..E se anche questa volta il GI interpretasse male? Mica ha voglia di essere un novello Sisifo! Che si chiarisca, quindi!

Ma se Atene piange, Sparta non ride…..anche il Coro dei venditori, in particolare la parte dei maggiorenti è agitato sul punto in questione, dato che colpisce anche loro. Si assiste quindi ad una spaccatura al suo interno, con parte del coro che si stringe all’eroe (sempre il GI) e l’altra che la attacca violentemente accusandola di volergli mettere i bastoni tra le ruote impedendogli di godere della piena concorrenza. La situazione è aggravata da alcune contraddizioni di fondo e dalla medesima poca chiarezza che già ha turbato il GI. Il Coro/sez. maggiorenti allora ribatte con argomenti utilizzati anche dal GI, ribadendo l’insensatezza – sarebbe ancora una volta la tipica fatica di Sisifo – di imporre il cambio dei vessilli proprio ora che altri hanno decretato l’imminentissima eliminazione definitiva delle loro riserve! Oltre al danno la beffa, quindi! niente riserve, e vabbeh…succede, e dobbiamo pure sostenere costi elevatissimi per una cosa che funzionerà al massimo per pochi mesi? Senza contare che questa parte del coro è certa che l’Autorità abbia interpretato in senso un po’ troppo estensivo le parole di Europa: è convinta infatti che questa nulla avesse detto su come organizzare gli spazi fisici ed il personale e si fosse limitata a parlare di marchi, politiche di comunicazione ecc. Eppoi…c’è l’incertezza! Quella che ti impedisce di riposare tranquillo! Ancora una volta, parte del coro fa proprie alcune argomentazioni del GI, ampliandole ancora di più! Fino a dove dovremmo spingere questa rivoluzione marchigiana? Cosa fare con i sistemi informativi utilizzati per le pratiche commerciali? E per gli spazi? Mica dovremo aprire altre sedi in giro?! E così via…..!

Epilogo

Sulla scena, in una penombra carica di presagi, il coro, oramai diviso, si raduna a semicerchio alle spalle dell’eroe, fermo sul centro del palco, illuminato solo da una singola luce bianca.

Prima gli uni e poi l’altro declamano le proprie richieste (ribadendo quanto detto in precedenza) e poi, all’unisono, recitano quella che li accomuna più intimamente.

O Europa, O Autorità….ascoltateci. Se da una parte volete imporci dei nuovi e duri precetti, dall’altra dovete assolutamente chiarire chi ne sopporterà il costo, in che modo questo sarà determinato e restituito e in quanto tempo ci verrà riconosciuto.

Ad ogni modo, l’epilogo è aperto a molte interpretazioni e la fine definitiva è ancora tutto da scrivere!

Quindi c’è la possibilità di molti e molti futuri sequel…..e forse ci possiamo tirar fuori anche una bella serie TV!

(quanto scritto rappresenta esclusivamente il punto di vista dell’autore; la caratterizzazione dei personaggi è pura opera di fantasia, frutto di -numerose – licenze poetiche – se così possiamo chiamarle!).