DDL Concorrenza, Superamento Tutela e Aste: un Mix Esplosivo

Nel mondo dell’energia italiana, e più precisamente nella regione del mercato retail, siamo oramai giunti di fronte al fatidico Rubicone e oramai è solo questione di tempo prima di sentire il fatidico “alea iacta est.

E per fortuna, aggiungerei! L’ora di fare questo passo era giunta già da un po’, ma per varie e variegate ragioni si è sempre traccheggiato. Ma il momento fatidico infine è giunto.

E però, tra i centurioni, ancora si annidano dubbi e incertezze. Non tanto sul se, ma sul come.

Ecco, noi nelle prossime righe ci concentreremo proprio su come fare a guadare l’insidioso fiume che, nel settore energetico, separa i regimi di tutela e il mercato (completamente) libero.

Sappiamo bene che il mezzo “tecnico” che il cantiere parlamentare sta approntando per questa impresa è il celeberrimo DDL concorrenza. Ma, come detto, tra le maestranze serpeggia ancora qualche dubbio sulla forma definitiva che questo mezzo dovrà assumere. Quello principale è legato al meccanismo da utilizzare, all’atto pratico, per superare le attuali tutele di prezzo sulle forniture di energia elettrica e gas.

Come noto, il mezzo in costruzione è, per così dire, a 2 stadi (tipo razzo spaziale!). Il primo,  oramai quasi completato, serve a creare le precondizioni per il guado, mentre il secondo, i cui progetti sono ancora trop secret, permette di passare fisicamente al di là del fiume.

Vediamo i dettagli – noto – di questi 2 stadi.

Il primo stadio prevede innanzitutto la messa a disposizione di ulteriori strumenti al cliente così da permettergli di individuare facilmente l’offerta che più fa al caso suo: sarà predisposto infatti un portale che raccoglierà le informazioni relative alle varie offerte degli operatori (con particolare enfasi su quelle per utenti domestici o per piccole imprese connesse in bt) e le metterà a disposizione di chi sarà interessato (le informazioni saranno in formato open data). Ciò incrementerà anche la qualità delle comparazioni tra offerte dai molti siti che offrono questo servizio, con grande beneficio del cliente finale.

A ciò si uniscono altri importanti provvedimenti a favore del cliente, come:

  • Obbligo per i venditori di predisporre almeno 2 offerte, una a prezzo fisso e una a prezzo variabile, per gli utenti domestici e non che dovranno rispettare precise condizioni di contenuto, confrontabilità ed omogeneità che verranno fissate dell’AEEGSI
  • Predisposizione, sempre da parte dell’AEEGSI, di linee guida per disciplinare, in termini di contenuto, confrontabilità e pubblicità, le offerte a gruppi di acquisto.

Il piano è chiaro: si rafforzano le “regole di ingaggio” e di “disingaggio” tra le parti e si lascia che queste si confrontino in modo da trovare di volta in volta il punto di equilibrio reciprocamente soddisfacente in termini di prezzo/livello di servizio aggiuntivo.

In una parola: mercato.

Dato però che sempre di “prima volta” si tratta, vengono individuati dei prerequisiti, per una volta decisamente oggettivi, che devono essere rispettati affinché il guado del fatal fiume possa avere luce verde.  Se non ci sono, si aspetta ancora un po’ (6 mesi) e poi si riprova (sperando comunque che non si arrivi ad una sorta di giorno della marmotta in salsa energetica).

I prerequisiti, la cui sussistenza sarà verificata dall’AEEGSI tramite relazione al ministero dello sviluppo economico, sono

  • Operatività del portale informativo di cui abbiamo parlato in precedenza;
  • R rispetto (si, ma in che misura…..? Nel 100% dei casi… Nell’85%? Si vedrà) delle 3 settimane per lo switching (cambio di fornitore);
  • Rispetto delle tempistiche (stessa considerazione di prima) di fatturazione (conguaglio  definitivo a  seguito  di  un  eventuale  cambiamento  del  fornitore  dopo  non  oltre  sei settimane);
  • Piena funzionalità del sistema informativo integrato (strumento centralizzato contenete in modo univoco le informazioni sulle utenze italiane e che a tendere sarà l’unico referente per i distributori e venditori per lo scambio di informazioni);
  • Completamento del brand unbundling, in modo che il cliente non possa confondersi tra il soggetto che gli vende l’elettricità/gas e quello che fisicamente glieli porta in casa.

Verificate tutte queste condizioni, entra in azione il secondo stadio e si tenta il guado.

Ma purtroppo ancora non è chiaro come.

Il ddl concorrenza, infatti, dopo una prima parte molto dinamica e tutto sommato precisa, cade nel più classico dei cliché italiani: il rinvio al solito decreto ministeriale con annessa fissazione di paletti, per quest’ultimo, che dicono tutto e niente. Un classico esempio di rinvio dei problemi per dribblare conflitti che bloccherebbero l’iter dell’intera legge. Ma torniamo a noi.

Il decreto ministeriale appena ricordato dovrà garantire che il famoso guado “[…] avvenga secondo meccanismi che favoriscono la concorrenza e la pluralità di fornitori e di offerte nel libero mercato“.  Tradotto dal burocrate: poi vediamo.

Questa vaghezza lascia aperta la porta alla possibilità più ardite. Come ad esempio fare dei bei pacchetti di clienti e metterli all’asta.

Geniale, nevvero?

In fin dei conti,  sembra proprio la cosa più giusta e logica da fare, no?! Dopo aver messo a disposizione ai clienti tutte le informazioni che servono per scegliere (portale informativo) , rafforzato le tutele a suo favore (brand unbundling, obbligo offerte, linee guida gruppi di acquisto) e constatato che il settore è pronto (tempistiche switching e fatturazione) che si fa? Una bella asta di clienti, che evidentemente sono talmente ignoranti e incapaci che proprio non riescono a capire qual è il proprio interesse e a trovare l’offerta che glielo garantisca ad un prezzo ritenuto adeguato. La cosa strana in tutto ciò è che questi stessi soggetti riescono a cavarsela egregiamente in mille mila altri settori, dalle telecomunicazioni ai beni primari…. ma non per l’energia elettrica e il gas. D’altra parte si sa, sono settore complessi….!

Ma sia….portiamo avanti il ragionamento delle aste e vediamo dove ci porta.

Beh, per bandire la nostra bella asta la prima cosa che ci serve è un bel set di criteri tecnico/economici e procedurali che stabiliscano univocamente almeno:

  • Chi fa cosa;
  • Qual è l’oggetto dell’offerta
  • Chi può partecipare all’asta;
  • Quali sono i criteri per valutare l’offerta;
  • Esistenza e valutazione dell’indennizzo per la parte cedente;
  • Cerimoniale burocratico/procedurale da seguire.

La cosa, ovviamente, non è impossibile da imbandire, ma necessita tempo….. Mooooolto tempo. Per le gare gas il tempo oramai si misura in lustri, per l’idroelettico magari passeremo direttamente agli eoni. Quindi se vogliamo agire prima della prossima glaciazione, già abbiamo un problema non da ridere.

Come proposto da qualcuno, il problema tempo è in qualche modo risolvibile: dei criteri e della gestione del procedimento se ne può occupare direttamente l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico.  Senza interrogarsi troppo se possa essere l’autorità a fissare i paletti o se sia meglio che questi siano definiti a livello ministeriale, ad ogni modo dopo un ragionevole periodo di consultazione si avrebbe la delibera, le eventuali determine e si potrebbe partire.

Vediamo un po’ più da vicino, allora, queste aste.

Innanzitutto, direi che è pacifico che il criterio di aggiudicazione sia lo sconto maggiore sulla base d’asta per una fornitura “base” standardizzata.

Più problematico stabilire chi può partecipare: tutti i venditori? Solo quelli attivi al 100% nel mercato libero? Quelli che ai tempi hanno costituito una società separata per l’erogazione della maggior tutela (nel caso EE)? Evidentemente, optare per una soluzione o per un’altra non è indifferente e, in ogni caso, la scelta andrebbe in contro a fortissime contestazioni da parte di una fetta di venditori. Sul punto, poi, ci vorrebbe anche un concerto con la AGCM, con conseguente allungamento dei tempi.

Altro problema di peso è stabilire qual è l’oggetto del contendere: un pacchetto di clienti o un pacchetto di clienti e dipendenti?

In entrambi i casi i problemi sono molti e molto legati tra loro: nel primo caso le offerte dei partecipanti all’asta potrebbero essere più aggressive, ma si pone il problema di cosa fare dei dipendenti dell’ex esercente la tutela; nel secondo caso, quanti venditori parteciperanno alla gara e che sconti potrebbero offrire già sapendo che oltre ad prendere clienti non eccessivamente remunerativi, per di più a sconto, dovranno integrare il nuovo personale e sopportarne le inefficienze conseguenti (nelle gare gas, per ovviare a ciò, gli OPEX sono aggiornati con X-Factor = 0 per i primi 2 aggiornamenti post gara).

In entrambi i casi ci sarebbe poi la questione sociale: mentre nel primo caso, come accennato, bisogna capire che fine fanno gli addetti alla maggior tutela in esubero a seguito della perdita di uno o più pacchetti di clienti da parte dell’ex esercente, nel secondo bisogna capire quali garanzie avranno i dipendenti trasferiti insieme ai clienti (e qui dubito fortemente che possa bastare una delibera dell’AEEGSI….Con inevitabile dilatazione dei tempi): i loro nuovi contratti risentiranno delle regole del Jobs Act? Saranno costretti a trasferirsi altrove armi e bagagli perché la società che li ha “vinti”  non ha sedi dove vivono? D’altronde, loro non si occupano di un manufatto fisico come una diga o una rete gas… Il cliente lo puoi pure aiutare da timbuktu, mica c’è bisogno di essere fisicamente nello stesso luogo!

C’è poi il tema del valore d’indennizzo, che in questo caso dovrebbe compensare della perdita di conoscenza del cliente e della capacità di soddisfarne le esigenze. Diciamo che si dovrebbe riconoscere un ammontare a titolo di “avviamento” ceduto insieme al pacchetto clienti/dipendenti. Ma con che criteri deve essere valorizzato?

Potremmo andare avanti a lungo, ma sarebbe oltremodo pesante. Limitiamoci quindi ad indicare il problema cruciale, esistenziale, della questione:

E’ corretto che per superare la tutela siano previste aste dove un cliente può essere vinto offrendo sostanzialmente una nuova tutela?

Alla fine, infatti, le offerte dovranno offrire sconti su una fornitura standardizzata. Quindi, rispetto ad oggi, dov’è la differenza sostanziale (a parte il prezzo, che è certamente importante ma non può essere l’unica cosa su cui la concorrenza deve puntare)?

Alla nostra domanda filosofica si deve necessariamente rispondere negativamente. Sarebbe una operazione gattopardesca.

Difatti, come si può pensare di creare un mercato concorrenziale se addirittura le aste  – potenzialmente – porteranno ad uno sconto sul costo di una fornitura senza vincoli temporali  (non si trova traccia nelle varie proposte che contemplano questo meccanismo)? Perché, io cliente, dovrei scomodarmi a capire come gira il fumo nel mercato retail EE/Gas se posso restare fermo e continuare ad essere tutelato? Fino ad oggi questo sistema non ha funzionato, perché sperare che in futuro possa andare diversamente?

Cosa fare, quindi?

Innanzitutto, porre in essere tutte le misure ricordate in precedenza (portale informativo, linee guida, brand unbundling ecc), ovvero dare al cliente la canna da pesca, e poi vigilare strettamente sulle dinamiche concorrenziali, stroncando sul nascere eventuali pratiche commerciali scorrette e predisponendo un adegua sistema di tutela (non di prezzo!) del cliente. In questo habitat favorevole il cliente, con la sua bella canna da pesca, potrà imparare a pescare grazie anche all’aiuto di buoni maestri, come i vari siti di comparazione esistenti/soggetti aggregatori della domanda ecc. in modo che in poco tempo sia in grado di acchiappare una bella preda che soddisfi i suoi bisogni. E si sa che quello che si è ottenuto grazie alle proprie mani è centomila volte più gustoso di quello che ti cade dal cielo.

Fine……no, aspetta un attimo… E i dipendenti? Che fine fanno i dipendenti?

Beh, il processo di apprendimento dell’antica arte della pesca di offerte EE/Gas non è rapidissimo. Di conseguenza, l’esercente la tutela accorto ha tutto il tempo per pianificare una progressiva riconversione (ed eventuale riduzione) dell’organico addetto al settore della tutela, spostando man mano forze esperte sul nuovo e vastissimo fronte del mercato libero.

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